La gioia della genitorialità senza sacrifici

Questo è il seguito dell’articolo pubblicato  il 17 dicembre, sulla possibilità di non rinunciare mai al proprio benessere mentale ed emotivo nel rapporto con i propri bambini, accada quel che accada.

Un piccolo grande esercizio interiore per salvaguardare sempre la qualità della relazione con i figli e la nostra pace. L’autore, Scott Noelle, ci regala un piccolo esempio “pratico”.

Una resa incondizionata

Ricordo una sera particolarmente stressante in cui la mia prima figlia, Olivia, aveva due anni e rifiutava di mettersi sul seggiolino dell’auto. Tornavamo a casa dopo una gita che era durata tutto il giorno e ci eravamo fermati in una stazione di servizio. Mia moglie e io eravamo esausti e non avevamo l’energia per affrontare una battaglia.

Ma levecchie abitudini sono dure a morire, e io lottai comunque, cercando alla fine di mettere Olivia a forza sul  suo seggiolino. Lei – benedetto il suo spirito fiero – non ne voleva sapere! Lottò con ogni fibra del suo essere per mantenere salda la propria dignità, finché finalmente non mi arresi. Capitolai, ma non ero sconfitto. Avevo appena capito che avrei potuto trascorrere molto meglio il mio tempo facendo qualsiasi altra cosa anziché lottare contro la mia adorata figlia.

Così mi rilassai e le dissi che non era obbligata a mettersi sul seggiolino. Decisi che avrei atteso con pazienza nel parcheggio finché non fosse stata pronta a farsi mettere le cinture e partire, di sua spontanea volontà. Mi dissi che non avevo bisogno che le condizioni mutassero per sentirmi in pace in quel momento, e cercai qualcosa – qualsiasi cosa – di più piacevole su cui focalizzare l’attenzione.

La mia soluzione fu di appoggiare il mento sul volante e indulgere al semplice piacere di guardare il viavai delle persone. C’erano tante persone interessanti che andavano e venivano dalla stazione di servizio (non ci vuole una laurea! Basta un qualunque pensiero che vi dia sollievo o vi faccia star bene in quel momento).

Nel frattempo, mia figlia, sentendo il passaggio dalla resistenza alla libertà e alla leggerezza, si trastullò armeggiando con  i vari pomelli e pulsanti dell’auto per tre minuti. Poi si arrampicò sul seggiolino e si fece allacciare le cinture senza protestare.

Credo che, in parte, questo rapido ritorno alla pace fu dovuto al fatto che ero davvero intenzionato ad aspettare “in eterno”, ossia che ero del tutto focalizzato sul presente. In altre parole, la mia incondizionalità le offrì lo spazio e il tempo di cui aveva bisogno per trovare una modalità tutta sua. E con quel senso di libertà entrambi trovammo un modo che fosse in accordo con il nostro mutuo desiderio di pace, libertà e rispetto.

La mia storia illustra il paradosso per cui l’incondizionalità determina cambiamenti concreti nelle condizioni, ma non funziona se l’intento è solo quello di cambiare le condizioni! L’incondizionalità chiede una dedizione totale fine a se stessa, dovuta al desiderio di poter godere la vita a qualunque condizione, accada quel che accada.

I nostri figli ci offrono ampie opportunità per esercitarci in questo, e a volte persistono nei comportamenti indesiderati finché non ci riusciamo. È come se dicessero: “Mamma, papà…mi piace davvero stare con voi, ma aspetterò finché non lascerete perdere l’idea che io debba cambiare perché voi possiate stare bene…non voglio privarvi della meravigliosa sensazione  di sapere da dove proviene realmente il vostro benessere.”

L’incondizionalità vi dà la capacità di creare ciò che desiderate partendo da dentro, mentre la condizionalità richiede che il cambiamento venga da fuori. Quando lo spostamento interiore è autentico, potete assaporare all’istante la delizia del benessere e ogni altro cambiamento sarà solo la ciliegina sulla torta.

Traduzione dall’inglese di Michela Orazzini

Il testo è tratto dall’articolo “Senza condizioni” (What is “unconditionality”?) di  Scott Noelle.

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