Mamme e bambini, impariamo l’accoglienza

Succede che stare con le mamme quotidianamente ti apre una finestra su un mondo tanto discusso ma poco sostenuto. Succede anche che ogni incontro con gli occhi di una mamma che ha appena partorito in modo naturale – o no –  ti risintonizza con il tuo stesso sguardo di neomamma stanca e dolorante (nel mio caso per il cesareo subìto) che ricerca un appoggio caldo e accogliente dei suoi innumerevoli dubbi e timori verso un piccolo miracolo tutto da esplorare.

E proprio in quel silenzioso scambio di sguardi che avviene l’alchimia, le pance si allineano in una trasmissione silenziosa di emozioni e di vissuti femminili che regalano nuove consapevolezze inespresse ma ben tracciate. Cosa significa diventare mamma, oggi?
Esattamente lo stesso significato di sempre, ma con qualche cicatrice in più. Sarà che le aspettative irreali ma, ahimè, presentate ogni giorno da tutta la nostra società come auspicabili, ci prospettano un modello necessariamente da imitare perché unico e valido. Sarà che i social network e tutti i mezzi di comunicazione presenti in questo periodo storico hanno cancellato o inficiato la nostra innata capacità di comunicare bene. Sarà che i ritmi sempre più sostenuti alterano la percezione naturale di un tempo legato a un’endogestazione su cui spesso si interviene per ridurre i fisiologici nove mesi dell’attesa e su un’esogestazione sempre più immediata e stereotipata, specchio di una società dove tutto, o quasi, è replicabile.
Sarà che non ci riconosciamo più l’importanza dell’ascolto attivo e dell’accoglienza non giudicante, strumenti elettivi e nutrienti per stabilire relazioni efficaci, fondamenta solide e necessarie per una società evolutiva e in cammino.
Sarà che siamo tutti un po’ distratti, perchè una donna che porta in grembo o nel cuore un miracolo è ella stessa un dono per la società e come tale va sostenuta, accolta, ascoltata e rispettata perché portatrice sana di una scelta coraggiosa e unica.

Una donna che diventa mamma di un angelo, una mamma di cielo (perché l’attesa si è interrotta), è una donna che va nutrita di presenze silenziose e di abbracci quotidiani, di parole di rispetto e di tempi dilatati.

Una donna che decide di provare a diventare madre accetta dentro di sé un percorso non sempre lineare e prevedibile, un atto che richiede grande coraggio, un gesto d’amore che si rinnova in ogni nascita, in ogni adozione e in ogni battito di ali di bimbi meteora.

Mi chiedo se in questa frenetica corsa riusciamo a sospenderci anche per pochi secondi per riflettere sull’incredibile rituale della nascita che si ripete in tutto il mondo, attimo per attimo. E a provare, in questi pochi secondi di silenzio, a sintonizzarsi con questa incredibile energia che abbraccia l’intero globo, gioendo consapevolmente di far parte di un luogo straordinario perché culla di un miracolo ricorrente.

Donne che decidono di diventare madri, che accettano di condividere o lasciare andare il bene più prezioso, un figlio. Donne che chiedono alle donne sostegno, accoglienza e ascolto, doni meravigliosi perché naturali e presenti in tutte noi. Donne che danno vita ad un miracolo, di cui noi tutte, consapevolmente (?), facciamo parte. Nutriamoci di miracoli, di vita e di atti coraggiosi.
Iniziamo da oggi, sosteniamo le donne, sosteniamoci, adesso.

Cecilia Gioia

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