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Anita Molino | Editoriale di Anita Molino

Violenza sui bambini, il branco

19 Ottobre 2014

violenza-bambiniLa vicenda del quattordicenne seviziato con un tubo ad aria compressa ha destato grande scalpore in tutto il Paese, uno scalpore che però finirà presto nel dimenticatoio, come è stato per altri (tanti) episodi di violenza sui bambini del cosiddetto “branco”.

Sembra infatti che ormai il “branco” sia quasi diventato una categoria sociale: espressione che appare forte solo se non si arriva alla consapevolezza che viviamo in una società malata, frutto di un generale decadimento morale e dello sfaldamento della famiglia come base della società.

Esprime bene questo concetto la minimizzazione del fatto resa da una delle madri dei seviziatori coinvolti. A questo proposito, intendiamoci bene: a 14 anni si è ragazzini, a 24 bisognerebbe essere già uomini. Eppure si parla di ragazzata… nonostante le condizioni gravissime del ragazzo, le 7 ore di intervento chirurgico, il lungo percorso di guarigione fisica (si parla di un anno) e soprattutto le conseguenze psicologiche che la vicenda lascerà sicuramente nel ragazzino.

È infatti il caso di parlare, in questo caso, di un possibile, anzi probabile, “disturbo post traumatico da stress”. Ma non basta: l’esperienza subìta lascerà profonde tracce anche a livello esistenziale: sarà difficile togliere dalla testa del bambino che il mondo non è tutto così, che forse c’è qualcosa di buono nella vita e non solo la profonda amarezza che segnerà la sua crescita e probabilmente anche la sua età adulta.

Detto questo, parliamo un po’ degli altri “ragazzi”. 24 anni non sono molti, noi adulti possiamo – forse – chiamarli ragazzi, ma per un quattordicenne quei “ragazzi” sono uomini, data la forte differenza d’età e il diverso grado di sviluppo. Uno di loro, pare, si è pentito e ha chiesto scusa, e già sembra che sia più “buono” degli altri… Quando di fatto chiedere scusa può essere semplicemente un’escamotage per godere di attenuanti in una futura fase processuale.

E gli altri? E i genitori degli altri? Appunto: i genitori degli altri… Ebbene, questi genitori non sono una rarità, sono “parenti” di quelli (tantissimi) che si ribellano agli insegnanti del figlio quando questo porta a casa una nota, che perdonano al figlio il piccolo furto, la rissa, l’uso di alcol e droghe leggere. Il tutto all’insegna della famigerata espressione: “tu mio figlio non lo devi toccare!”

La Legge, quella che regola la vita sociale e quella più alta ancora, cioè quella morale, non è più riconosciuta come tale, ma solo come un impedimento ad occuparsi degli affari propri. Chi la elude, quindi, è un “furbo”; chi la rispetta è un “fesso”. Ed ecco che da questa triste e pericolosa prospettiva scaturiscono episodi come questo. Ecco quindi che “giovani di 24 anni” diventano “ragazzi”, invece che “seviziare e rovinare un essere umano” vogliono solo “divertirsi un po’”; che si gettino pure dietro le spalle quello che hanno fatto perchè tanto è solo una ragazzata e passino tranquillamente dalla pistola di aria compressa a quella vera – perchè questo sarà il naturale passaggio.

Goya diceva, ben a ragione, che “Il sonno della ragione genera mostri”. Una gran parte delle famiglie italiane vive nel sonno della ragione e non solo della ragione: a dormire profondamente sono anche il rispetto, l’empatia, la compassione, la comprensione, l’onore e il rispetto di sé. A vegliare restano le nuove “qualità”: arricchirsi per il gusto di arricchirsi e per soddisfare bisogni spesso discutibili, e farlo a qualsiasi costo e a qualsiasi prezzo; trasferire la morale nel dimenticatoio (dopo averla umiliata e schiacciata) e sostituirla con un più “italiano” e utile ragionamento: “Se non mi faccio furbo sarò fesso”.

È questo che i genitori italiani trasmettono ai figli fin dalla più giovane età. Invece di difenderli dal degrado della politica, della morale, dei valori come il rispetto di sé e quindi degli altri; dall’idolatria del denaro a tutti i costi, dalle basse ambizioni (come ad esempio sognare di andare in televisione a mostrarsi nelle peggiori vesti della stupidità e volgarità), li spingono “a farsi furbi”.

E, si sa, gli italiani in questo sono maestri.

 

Anita Molino