“Stai attenta che poi prende il vizio!”

Chi di noi è mai stata vittima di questa frase?

Di solito la si sente pronunciare in merito ad un nostro atteggiamento o ad un particolare metodo educativo utilizzato con il nostro bambino, ma ritenuto da alcuni inappropriato.

Ecco che allora noi madri entriamo in confusione, ciò in cui crediamo e sentiamo viene drasticamente distrutto: crolla la fiducia in noi stesse, il rispetto delle nostre scelte e – peggio ancora – del nostro naturale ed innato spirito di maternità.

“Non tenerlo troppo in braccio”, “non coricarlo nel lettone”, “non attaccarlo al seno in continuazione”, “non rispondere immediatamente ad ogni suo pianto”, “deve addormentarsi da solo!”, “deve imparare che…” queste e molte altre frasi sembrano costituire l’unico vocabolario possibile per un genitore detentore di ragione ed esperienza.

Ma se riflettiamo attentamente su queste asserzioni noteremo che sono piene di negazioni (non) ed imposizioni (deve…!), espressioni estremamente impegnative per un neonato, non credete?

Che piaccia o no, i bambini non nascono per loro scelta, ma perché seguono il loro naturale percorso di vita, affrontano il parto – chi più, chi meno coraggiosamente – e poi si innamorano…

…si innamorano perdutamente di colei che per nove mesi è stata loro casa, il loro letto, il loro sostegno.

Non sanno parlare e ad esprimersi imparano con il passare del tempo; inizialmente, come ogni cucciolo presente sulla terra, seguono unicamente il loro istinto… un meraviglioso mentore in grado di garantirgli la sopravvivenza e l’affetto di coloro che ama.

E allora il piccolo piangerà, urlerà, si ribellerà quando ciò che gli è per natura dovuto gli viene negato. Allungherà le sue braccine verso la mamma, la guarderà negli occhi e implicitamente le chiederà il Perché?

Poi si abituerà… a dormire da solo, a stare “bravo” sulla sdraietta, a mangiare quando gli viene imposto, a non piangere per ottenere ciò che vuole… e capirà che deve fare così se vuole ottenere il sorriso dalla mamma.

Imparerà a non lottare per ciò in cui crede, a reprimere i suoi bisogni ed aspettative, ad accontentarsi della solitudine e a consolarsi con un oggetto… il tutto perché glielo hanno insegnato i suoi genitori.

Di conseguenza la mamma, che inizialmente aveva rinunciato al prezioso dono della naturale maternità ottenibile grazie al semplice ascolto del suo istinto, si ritroverà con un figlio infelice, insoddisfatto ed apatico.

Condizioni che nel tempo la faranno soffrire e lottare insieme al suo bambino, aspirando alla riconquista della sicurezza e della felicità… che però, molto spesso, sarà senza risultato.

Cosciente che la sua scelta educativa, a detta di alcuni: “consapevole”, si è rivelata quanto più sbagliato ed infondato avesse mai potuto intraprendere e che la catena di sofferenze da essa derivata ha avuto origine esclusivamente dal mancato ascolto di quell’istinto materno, vivo più che mai e costantemente presente dentro i cuori di ognuna di noi.

Valentina Bruno. Studiosa di genitorialità, dei bambini e del loro comportamento e ideatrice di Crescere Felici – Educare alla vita con libertà e gioia.

 

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