Tre cose che ho scoperto scrivendo “Capire i piccoli” (II parte)

Per la rubrica “Tradotti per voi” vi proponiamo un interessante articolo di Deborah MacNamara, autrice di “Capire i piccoli”, una delle ultime uscite edite da Il Leone Verde Edizioni: ecco la seconda parte dell’articolo in cui l’autrice riflette su come la disciplina non sia in realtà la giusta mezzo per bilanciare l’immaturità dei bambini.

Se ha perso la prima parte dell’articolo clicca QUI.

Tre cose che ho scoperto scrivendo “Capire i piccoli”

Comprendere il comportamento dei bambini in età prescolare (o di chiunque si comporti come tale)

3- Pensiamo che la disciplina sia la risposta al comportamento immaturo, ma non è così.

Se concentrassimo solo metà degli sforzi che investiamo nella disciplina di un bambino e prestassimo maggiore attenzione a come li aiutiamo a crescere, avremmo finalmente le risposte che cerchiamo quando si tratta di affrontare i loro comportamenti problematici. La disciplina non rende più maturo un bambino: questo è solo un nostro intervento per compensare la sua immaturità.

Come neogenitore mi sono domandata molto spesso quale disciplina adottare, ma ora capisco che questa non era la domanda che dovevo pormi. Dobbiamo concentrarci su come far crescere un bambino in modo tale che la disciplina non sia più necessaria.In realtà, abbiamo bisogno di crescere un bambino che non si limiti a “comportarsi” in modo maturo per ottenere l’approvazione degli adulti, ma abbiamo bisogno di crescere un bambino in modo tale che faccia la cosa giusta quando non questi non lo guardano.

Il mio obiettivo come genitore è quello di crescere i miei figli in modo che possano crescere come esseri adattabili, sociali ed indipendenti. In questo, non ci sono trucchi, stratagemmi o scorciatoie tranne che per provvedere alle loro esigenze relazionali ed emotive. Voglio che i miei figli si preoccupino per gli altri, che vadano ben oltre le proprie esigenze, che lottino per i propri obiettivi, che abbiano interessi, desideri, che siano curiosi, che piangano di fronte alle avversità e che abbiano il controllo degli impulsi che ruotano attorno alle emozioni forti. Non c’è nessun tipo di disciplina che mi farà raggiungere questo tipo di obiettivo.

Trattiamo la loro immaturità come un difetto o un deficit da correggere invece di capire che c’è una soluzione organica a tutti i loro problemi comportamentali. Un amico una volta mi ha detto: “Ma Deb, mi stai togliendo minacce, regalini per “corromperli”, ricompense, punizioni e scadenze: come potrei fare il genitore?”. Ho risposto che era davvero triste il giorno in cui l’essere genitore si era ridotto ad una mera sequela di strumenti di abilità disciplinari.

Siamo destinati ad essere molto di più per i nostri figli. Siamo noi a rispondere al loro bisogno di contatto e vicinanza, ad educare i loro cuori e a far sì che sviluppino una profonda emotività. Noi siamo il loro rifugio e gli unici che possano guidarli verso relazioni profonde e comportamenti socialmente accettabili. Non possiamo guidare un bambino se non abbiamo conquistato il suo cuore. Gli attuali approcci disciplinari mancano il bersaglio su ciò che è più importante per crescere un bambino e su come far realizzare appieno il suo potenziale umano.

Infine, vorrei condividere una delle più belle rivelazioni che ho scoperto nel corso della stesura di “Capire i piccoli”, riflettendo su quanto sia stata incredibilmente fortunata ad aver incontrato Gordon quando i miei figli erano piccoli e ad aver tratto beneficio dai suoi consigli mentre svolgevo uno stage post-dottorato con lui. Gordon Neufeld è un geniale teorico, un regalo per i genitori e un vero campione per tutti i bambini. Sono in debito con lui per la sua generosità e per il suo sostegno nel rendere possibile questo libro.

Quel che più di ogni altra cosa mi è rimasto dopo aver scritto “Capire i piccoli” è come i bambini oggi abbiano bisogno di adulti che li difendano. Hanno bisogno di adulti che abbiano volontà di preservare e proteggere le condizioni che permettono ai bambini di crescere. Quello che i bambini ci direbbero, se potessero, è che dobbiamo offrire loro quel tipo di relazioni che possano esser date per scontate e in cui possano trovare rifugio, lo spazio e la libertà di gioco e, infine, che dobbiamo smettere di ossessionare la loro crescita e che dobbiamo solo rilassarci per poter assistere allo splendore dello sviluppo umano.

La mia sincera speranza è che tu sia uno di questi adulti e che ti unirai a me in questo sforzo.

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