La scelta della scuola (II parte)

La Scuola è da pochi giorni conclusa ma per qualcuno non sono sopite le discussioni e i litigi in merito alla scelta dell’istituto scolastico per i figli in previsione del nuovo ciclo.

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Ricordiamo che in linea di principio, nell’ipotesi di conflitto tra i genitori in ordine alla Scuola, la preferenza dei Giudici si è orientata verso le istituzioni scolastiche pubbliche, perché “espressione primaria e diretta del sistema nazionale di istruzione (art. 1, legge 10 marzo 2000, n. 62) nonché esplicazione principale del diritto costituzionale all’istruzione (art. 33 comma II° Cost)”.

La giurisprudenza, fra l’altro, ha evidenziato che, la scelta della scuola pubblica è l’unica a garantire il carattere “neutro” della decisione, perché non rischia di orientare il bambino verso determinate scelte educative o di orientamento culturale, che più facilmente potrebbe derivare privilegiando la scuola privata. In buona sostanza, se le parti vogliono convincere il Giudice che per il loro bambino la scuola privata è da preferire a quella pubblica, è necessario fornire motivazioni stringenti: ad esempio, particolari difficoltà nell’apprendimento del bambino, tali da richiedere un’assistenza e un tutoraggio che la scuola privata può assicurare più facilmente, oppure particolari condizioni di fragilità del bambino nell’inserimento con i pari o ancora, esigenze specifiche di coltivare studi in sintonia con la dotazione culturale o l’estrazione nazionale dei genitori, etc..

In un precedente deciso dal Tribunale di Milano, Sezione IX civile, 4 febbraio 2015 (Presidente estensore dott.ssa Gloria Servetti), i genitori in costanza di convivenza matrimoniale avevano scelto di iscrivere la figlia, anziché alla scuola primaria statale, alla scuola internazionale ma, strada facendo, il padre aveva revocato il consenso a proseguire quel percorso, chiedendo al Giudice l’iscrizione della figlia alla scuola secondaria statale, previo il superamento dell’esame di “licenza elementare”. Il Giudice, in questo caso, dopo aver invano tentato di procurare l’accordo, si è sostituito ai genitori nella decisione, disponendo l’iscrizione della bambina alla scuola “media” statale, previo il superamento dell’esame di “licenza elementare”, richiamandosi a quelle stesse argomentazioni che abbiamo poco sopra commentato: il Giudice evidenziava, infatti, che nel caso di specie, la bambina non presentava difficoltà di apprendimento anzi, a detta di entrambi i genitori, se la cavava bene in qualsiasi contesto; i genitori erano entrambi italiani, residenti in Italia e senza prospettive di trasferimenti all’estero (nel quale caso, semmai, avrebbe potuto giustificarsi la necessità di un approfondimento della lingua inglese in seno alla scuola internazionale), inoltre, rilevava il giudice, che proseguire nella scuola internazionale anche per gli anni delle medie, avrebbe finito per condizionare la scelta anche per il corso superiore, in quanto la bambina non sarebbe più stata in grado di inserirsi con parità di dotazione culturale e preparazione in qualsiasi liceo italiano. Da qui la scelta del Giudice per l’istituzione scolastica pubblica.

Vorrei ricordare, a quanti vivono lo scontro più o meno quotidiano con l’altro genitore in ordine alle decisioni rilevanti per i loro figli, che il ricorso al Tribunale dovrebbe essere pensato come extrema ratio, e non solo per i costi e le tempistiche delle procedure ma soprattutto per le ricadute emotive che l’agire conflittuale determina sui bambini; il consiglio pratico che mi sento di suggerire è di partire con largo anticipo – ove possibile, si intende – prima di assumere una decisione, condividendo con l’altro genitore le proprie valutazioni di merito, invitandolo agli open day che le scuole ormai abitualmente organizzano, cercando di stimolare tavole di confronto, estese preferibilmente alle figure professionali con il compito di facilitatori della comunicazione (psicologo, mediatore familiare, avvocato esperto in diritto di famiglia).

Se non possiamo evitare che la gente litighi, l’imperativo per noi avvocati, formati al diritto di famiglia, è quello di cambiare il modo di farli litigare, privilegiando per quanto possibile il confronto stragiudiziale allo scontro in giudizio.

di Paola Carrera (avvocato familiarista in Torino)

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