Bebè a costo zero o a peso d’oro? (II parte)

>>> Se non hai letto la I parte, clicca QUI!

Il mercato ci ha ingannato. Un neonato è stato per nove mesi nella pancia della sua mamma, sempre con lei, cullato dal battito del suo cuore, dalla sua voce. Contenuto, accarezzato, mai solo. Quando nasce e si ritrova in un mondo tutto nuovo e sconosciuto, è normale che “cerchi” lei, la sua mamma, per tornare a sperimentare le sensazioni di benessere della sua vita prenatale, per sentirsi bene, al sicuro.

Quando nasce un bimbo non conosce cullette e carrozzine, ma conosce la sua mamma. La conosce bene.

Il bebè è un mammifero, è un cucciolo, non un piccolo consumatore in erba.

Alla nostra società però questo non piace. La tenerezza non convince, insospettisce. E così piovono i consigli (non richiesti) e le critiche. “Non devi tenerlo sempre in braccio”. “Così lo vizi!”. “Crescerà mammone”.

Perché il neonato della pubblicità non sta in braccio a mamma e papà, non si addormenta beato al seno materno, non ha bisogno di contatto… Certo che no, altrimenti chi spenderebbe più quindicimila euro in accessori? O diecimila? O cinquemila?

Noi ci fermiamo qui. Questa riflessione non vuole offrirvi consigli per gli acquisti, non vuole dirvi cosa comprare o non comprare. Ogni famiglia fa le sue scelte, ogni genitore è diverso e ha le sue preferenze, ogni bimbo che nasce è unico e speciale, generalizzare non si può e non si deve.

Però sarebbe importante volgere lo sguardo nella direzione giusta: quando si aspetta un bimbo la strada per rispondere ai suoi bisogni, per renderlo felice, non è quella indicata dalle aziende e dal senso comune. La via non è comprare. Gli accessori sono, appunto, accessori: secondari, complementari, marginali. Alcuni utili, altri meno, quello si vedrà. Ma le priorità sono altre. La risposta alla maggior parte delle necessità del bambino che nasce non si acquista e non ha il cartellino del prezzo.

Si risparmia denaro, si acquista consapevolezza. La responsabilità è più grande, e anche l’impegno, perché comprare, in fondo, può essere facile. Un figlio non ci chiede di spendere, ma di essere. Una grande sfida per i genitori. Forse la più grande. Ma anche la più bella.

di Giorgia Cozza

Potrebbe interessarti anche

Libri sull'argomento