La scelta della scuola (I parte)

La Scuola è da pochi giorni conclusa ma per qualcuno non sono sopite le discussioni e i litigi in merito alla scelta dell’istituto scolastico per i figli in previsione del nuovo ciclo.


Il tema scuola è forse fra i più tormentati, che vede contrapposti orientamenti culturali e preferenze, in un ring che vede il bambino spettatore inerme e il Giudice ergersi a decidente, in sostituzione dei genitori contendenti.

Intanto, va detto che le scelte relative all’istruzione e all’educazione dei figli e, dunque, in primis, all’individuazione della tipologia di Scuola, rientrano fra quelle che il nostro legislatore ha ricompresso nella categoria delle c.d. “scelte di maggior interesse”, insieme a quelle incidenti sulla salute e sulla residenza abituale del minore.

In quanto scelte di maggior interesse, è necessario che sussista l’accordo di entrambi i genitori, senza possibilità di deroga, salvo i casi di affidamento esclusivo rafforzato e di decadenza dalla responsabilità genitoriale, nei quali si assiste ad una limitazione o compromissione totale dell’esercizio della responsabilità genitoriale.

Cosa significa “scelte di maggior interesse”? Sono tali quelle decisioni destinate ad incidere in modo significativo sullo sviluppo della personalità del bambino, sulla qualità e organizzazione della sua vita, implicando scelte sui valori fondamentali suscettibili di imprimere, alla persona minore di età, un condizionamento anche in futuro.

Non è difficile comprendere, allora, come la scelta di una Scuola piuttosto che di un’altra, rappresenti una decisione non certo marginale ma tale da pesare significativamente sullo sviluppo e sulla crescita del bambino: scuola pubblica oppure scuola paritaria o privata, scuola laica o ad orientamento religioso, scuola italiana o internazionale, scuola di genere o mista, scuola con orario full o tempo modulo, insomma……gli argomenti di contrapposizione sono tra i più disparati.

E’ evidente che, quando la coppia funziona ed è in armonia, la scelta della scuola non è che l’espressione del patto educativo che i genitori hanno in mente per il loro figlia; non è così scontato, invece, che la scelta sia condivisa, quando la coppia è separata e fatica a ritrovare un filo conduttore comune.

Se a litigare sulla scuola sono i genitori già formalmente separati o divorziati o non più conviventi ma già dotati di una regolamentazione giudiziale, lo strumento processuale da invocare, per dirimere i conflitti sulla scelta della scuola e/o delle altre decisioni di maggior importanza per il bambino, è quello dell’art. 709 ter c.p.c.: in questo caso il Giudice, su ricorso dell’avente diritto, convoca le parti avanti a sé, cerca di metterli d’accordo e, se il tentativo fallisce si sostituisce ai genitori, decidendo al loro posto.

Se invece, il nucleo familiare (sposato o convivente) non è ancora disgregato o non è ancora in corso un procedimento di separazione, in caso di contrasto sulla scuola sarà competente il Tribunale in forza dell’art. 316 comma II° c.p.c.: in questo caso, dal momento che la finalità del legislatore è quella della conservazione del nucleo familiare, l’intervento del Giudice sarà più soft e si limiterà a suggerire ai genitori le determinazioni più utili all’interesse del bambino.

di Paola Carrera (avvocato familiarista in Torino)

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