Alterazioni cognitive nei bambini “a bocca aperta” (II parte)

Parlando di sintomi dell’adenoidismo, meno nota è l’alterazione delle abilità cognitive che si manifesta già nella prima infanzia e che, se non viene restaurata la respirazione col naso a bocca chiusa di giorno e di notte, può divenire permanente. Continua l’articolo di Andrea di Chiara, se ti sei perso la prima parte, leggi QUI.


È importante sottolineare che non sono i soli stati apnoici a generare deficit cognitivo-comportamentali in bambini e adulti. Della famiglia dei disturbi respiratori durante il sonno fanno parte il semplice russamento, l’ipopnea, la sindrome da resistenza delle alte vie aeree e la banale respirazione a bocca aperta.

Ma concentriamoci ora proprio sui bambini.

È noto che i disturbi respiratori possono presentarsi molto precocemente, ed essere presenti già alla nascita, soprattutto tra i bambini prematuri. In base a un report della National Sleep Foundation, il 19 % dei bambini troppo piccoli per frequentare la scuola russa. Secondo l’Avon LongitudinalStudy of parents and children, che ha osservato 8000 bambini dai 6 mesi ai 7 anni, russano tra il 10 e il 21 % dei bambini (Bonuck K. et al., Sleepdisorderedbreathing in a populationbased color: behaviouraloutcomesat 4 and 7 years, Pediatrics, 2012). Questi dati sono preoccupanti se si considera che, quando i bambini respirano a bocca aperta e/o russano, il loro sistema nervoso non può svilupparsi altrettanto bene.

Nei bambini, i segni che il loro sonno è disturbato, oltre alla bocca aperta e al russamento, sono cuscini intrisi di saliva, enuresi (pipì a letto oltre i 5 anni), rinite allergica o non, occhiaie scure, otiti, oltre ai terrori notturni già ricordati, e molti altri che ripetiamo da anni. Tutti segni tipici dell’adenoidismo.

La qualità del sonno è importante tanto quanto la quantità. I neonati ad esempio passano il 50 % del loro sonno nello stadio profondo NREM, proprio quello che viene disturbato dalle difficoltà respiratorie. Questo stadio di sonno profondo è essenziale per lo sviluppo della corteccia prefrontale, l’area del cervello che consolida le nuove informazioni, l’apprendimento, le capacità di pianificare e risolvere problemi. Poiché i bambini ogni giorno si confrontano con grandi quantità di informazioni inedite per loro, se lo sviluppo della corteccia prefrontale è danneggiato per una bassa qualità del sonno NREM, a sua volta dovuta a disturbi respiratori, si riducono le loro capacità cognitive e la capacità di collegare le informazioni e processarle in modo utile.

In condizioni di importante deprivazione di ossigeno, così come avviene nel corso delle apnee durante il sonno, le onde del cervello passano da delta (tipiche del sonno profondo) ad alfa (tipiche degli stati di allerta), e il sistema nervoso segnala una situazione di allarme a una sua parte, l’ipotalamo, da cui parte la cascata di ormoni dello stress. Verosimilmente questo innesca un brusco rilascio di adrenalina, che si accompagna al risveglio improvviso in uno stato di ansia. Qualora il disturbo respiratorio sia più lieve, la risposta ormonale sarà meno brusca e senza risveglio, con verosimile produzione di cortisolo, l’ormone dello stress meno “impellente”, meno “immediatamente pericoloso”. Curiosamente, da un punto di vista biotipologico o costituzionale, il tipico bambino adenoideo che respira a bocca aperta di giorno e di notte è magro, in uno stato più o meno costantemente ansioso, allergico, come chi produce continuamente cortisolo (biotipo aria secondo Oberhammer). In un certo senso, la costante mancanza di sufficiente aria fa vivere l’individuo in uno stato di allerta continuo. Perché quello del soffocamento è il pericolo più grave di tutti.

L’insieme cronico di mancanza di sufficiente ossigeno, di eccesso di anidride carbonica e di frammentazione del sonno possono portare a sintomi come disordine da deficit di attenzione/iperattività (ADHD), difficoltà di apprendimento, ansia, depressione, problemi comportamentali come aggressività, disordini del linguaggio. Molte di queste problematiche migliorano sensibilmente aumentando la qualità della respirazione e del sonno, altre possono essere irreversibili. Che lo siano o meno dipende dall’individualità del bambino in oggetto (costituzione), dalla gravità dei sintomi e dalla loro durata (cronicità). Di fatto, i disordini respiratori durante il sonno possono ridurre il quoziente d’intelligenza di un bambino (IQ) fino ad un 10 % (Gozal D., Snoring during early childhood and academic performance at ages 13 to 14 years, Pediatrics, 2001; Kaemingk KL et al., Learning in children and sleep disordered breathing: findings of the Tucson’s children assessment of sleep apnea prospective color study, J IntNeuropsycholSoc, 2003).

Secondo uno studio già citato (Bonuck K. et al., Pediatrics 2012), i disturbi respiratori nel sonno sono associati a una percentuale di difficoltà comportamentali del 40% all’età di 4 anni e del 60% a 7. All’età di 7 anni i bambini con difficoltà respiratorie nel sonno hanno un probabilità del 40-100% di avere disordini comportamentali da diagnosi neuropsichiatrica. Sempre secondo questo studio, un bambino che all’età di 6 mesi abbia un disturbo respiratorio durante il sonno (naso chiuso, catarro, respirazione a bocca aperta o russamento) anche per un periodo transitorio, ha il 40% di probabilità in più di avere problemi di ADHD tra i 4 e i 7 anni.

E allora, cosa fare?

Anzitutto, 1) verificare se il bambino vive con le labbra semiaperte; se dorme a bocca aperta; se quando dorme russa; se il suo respiro è rumoroso di giorno e/o di notte; se di notte si sveglia; se sono frequenti stati di agitazione o irritabilità di giorno e/o di notte.

Se una di queste è vera, e volete proprio avere la prova del nove perchè non vi fidate dei vostri occhi, fate effettuare una monitorizzazione della qualità del sonno. Dopodiché, senza perdere altro tempo, 2) recuperate lo schiacciamento dello scheletro respiratorio facciale che SEMPRE è presente in queste condizioni tramite l’aiuto di un ortodontista esperto nel recupero della corretta postura respiratoria e 3) dopo aver recuperato lo schiacciamento di cui sopra, sempre con l’aiuto dell’ortodontista di cui sopra e della logopedista, fate in modo che il bambino recuperi la normale abitudine a respirare col naso a bocca chiusa di giorno e di notte, SEGUENDO FEDELMENTE TUTTE LE STATEGIE CHE VI VENGONO INSEGNATE PER TUTTO IL TEMPO CHE SARÀ NECESSARIO.

Ne vale la pena. I figli “so’ piezz’ ‘e core”.

di Andrea di Chiara (odontoiatra, agopuntore, perfezionato in occlusione e postura in chiave kinesiologica, promotore e Presidente dell’Associazione Italiana per la Prevenzione della Respirazione Orale – AIPRO).


Foto: www.sonnomedica.it

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