L’insegnamento non richiesto – Riflessioni a partire dalle opere di John Holt

Ormai si sa: l’insegnamento non richiesto non solo è inopportuno, saccente e fastidioso, ma talvolta persino dannoso.

John Holt, uno dei padri dell’homeschool – l’istruzione famigliare – scrive che “non solo l’insegnamento non richiesto non è fonte di apprendimento, ma […] per la maggior parte un tale insegnamento ostacola l’apprendimento”¹.

Infatti, “ogni volta che tentiamo di insegnare qualcosa a qualcun altro” senza essere stati invitati a farlo o senza averne ricevuto esplicita richiesta, che lo vogliamo o no, che ce ne rendiamo conto o no, inviamo all’interlocutore “un doppio messaggio. La prima parte di questo messaggio è: ti sto insegnando qualcosa di importante, ma tu non sei abbastanza astuto da capirne l’importanza. Senza il mio insegnamento non ce la faresti mai a scoprirlo. Il secondo messaggio trasmesso all’altro dall’insegnamento non richiesto è: ciò che ti sto insegnando è così difficile che, se non te lo insegnassi, non riusciresti ad impararlo”. Quasi a dire: tu sei troppo piccolo o troppo stupido per arrivarci da solo.

E forse un po’ è vero che ci crediamo (ce l’hanno inculcato fin dall’infanzia): senza un insegnante non si può imparare; i bambini hanno bisogno di qualcuno che spieghi e mostri loro le cose che vale la pena di conoscere e di saper fare. Ne siamo così convinti che abbiamo persino dimenticato quante cose abbiamo imparato senza insegnanti (con adulti, o con famigliari, ma senza insegnanti). Mi viene in mente, ad esempio, l’abilità di andare in bicicletta, di camminare, o la capacità di relazionarsi, oppure la lingua materna … l’abbiamo imparata senza schede, senza studio grammaticale! Chi ha frequentato un corso per imparare a camminare? O un workshop per imparare ad andare in bicicletta? Eppure ce l’abbiamo fatta! Ognuno con i suoi tempi. E non sono quisquiglie, competenze da quattro soldi.

Le neuroscienze hanno mostrato che i bambini nascono “programmati” per imparare ciò che serve loro e che ne hanno gli strumenti; non è così anche per tutti gli altri cuccioli del meraviglioso mondo di cui noi esseri umani siamo parte? L’apprendimento è una competenza e un bisogno che accomuna gli animali, soprattutto nella prima fase della loro vita. Diversi pedagogisti hanno confermato che ciascun bambino sa esattamente cosa sia utile per lui e quando. E a quel punto lo sceglie, lo approccia e comincia l’esplorazione, seguendo il suo sviluppo personale e il suo percorso unico e irripetibile. L’insegnamento non richiesto risulta frustrante rispetto a questo bisogno: ostacola l’impulso biologico verso l’apprendimento autonomo, verso la scoperta esperienziale.

Nelle famiglie che praticano l’apprendimento naturale, l’unschooling o alcune tipologie di homeschooling, i genitori spesso si stupiscono di quante cose i loro figli abbiano appreso senza aver ricevuto nessun tipo di insegnamento. “Ma come fa a saperlo?” Infatti: è fantastico come i bambini talvolta imparino!

Ma cos’è l’insegnamento non richiesto? Quando si incorre in questo pericolo? Non solo quando teniamo apertamente una lezione (tipo a scuola per intenderci), o facciamo una spiegazione, una predica o una dimostrazione.

John Holt mette in guardia: “[Noi adulti] abbiamo la tendenza a rispondere troppo quando un bambino ci fa una domanda”.

L’insegnamento non richiesto è quindi qualsiasi forma di aiuto esplicito, eccessivo, o reiterato, è la risposta sovrabbondante, è l’atteggiamento didattico. Può persino essere la proposta di un’attività o di una lettura. John Holt ricorda: “Se i bambini voglio qualcosa di più, lo chiederanno”.

Mi pare importante notare che Holt non condanni l’insegnamento in sé, ma solo quello non richiesto, cioè quella parte di spiegazione o dimostrazione che non risponde al quesito specifico, che non sta dentro ai limiti posti dal bambino stesso attraverso la sua domanda: è necessario che noi adulti impariamo a riconoscere e ad accettare i confini posti dalla richiesta e a non oltrepassarli. Aiutare i più giovani rispondendo alle loro domande (anche quando abbiamo altro per la testa) fa parte del nostro compito di adulti, oltre a rientrare in un atteggiamento etico e in una logica di civiltà. Ma siamo tenuti a rispettare il loro bisogno di esplorazione graduale e personale, dobbiamo lasciare loro l’entusiasmo e lo stupore per la scoperta.

Credo che qui stia l’insegnamento fondamentale di John Holt su questo aspetto: la distinzione fra insegnamento richiesto più o meno esplicitamente e insegnamento non richiesto. Il primo sostiene l’apprendimento, il secondo lo frena. Siamo noi adulti ad avere la grande responsabilità di scegliere.

di Nunzia Vezzola (docente di scuola superiore e socia fondatrice dell’Associazione Istruzione Famigliare – www.laifitalia.it)


¹ Tutte le parti tra virgolette in questo articolo sono citazioni tratte da: John Holt, Learning all the time, Da Capo Edizioni, 1989, pp. 127-129.

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