Ari-ari, la placenta come angelo custode

Nel periodo in cui in Italia si sente sempre più spesso parlare di Lotus Birth1 e di Blessingway2, pratiche un po’ strane e misteriose per i più, emozionanti e uniche per chi le sperimenta con convinzione, a me torna in mente l’esperienza vissuta a Bali e i racconti di Ibu Robin a proposito delle tradizioni locali relative al trattamento della placenta.

A Bali, isola dalla cultura vivace e dalle solide tradizioni, la placenta (Ari-ari) è considerata importantissima e per questo motivo è al centro di diverse celebrazioni.
Si crede che la Ari-ari sia il corpo dell’angelo custode di ogni bimbo che nasce e per questo motivo viene rispettata e preservata.

Prima i genitori e poi, una volta cresciuti, i bambini, portano offerte alla placenta, ringraziandola per la protezione che assicura ogni giorno. Se vi state chiedendo come questo sia possibile, dovete sapere che in questa isola vige la tradizione di seppellire fuori di casa la placenta del neonato, così che ognuno sappia sempre dove sono le sue radici. Non solo: nel caso in cui una persona si trasferisca, disseppellisce la placenta per portarla con sé, oppure preleva un poco di terra dalla tomba per effettuare una nuova cerimonia e destinare un nuovo luogo sacro presso la futura casa in cui si abiterà.

Quando un bimbo nasce, vengono attese molte ore prima del taglio del cordone ombelicale, perché si sa che la placenta è ancora viva e pulsante; questo precetto è indicato persino nel Lontar, il libro sacro induista di Bali.

In esso è prescritto di conservare con cura la placenta e di non separarla dal neonato prematuramente se si vogliono evitare disgrazie. Spesso, durante quest’attesa, la placenta viene ricoperta di fiori e offerte, diventando ricca e colorata. Quando viene tagliato il cordone ombelicale, i maschi di casa seppelliscono la placenta (spesso in una noce di cocco ricoperta da una stoffa bianca) insieme a preghiere scritte in sanscrito, fiori, un poco di riso (onnipresente nelle offerte in tutte le occasioni, rappresenta il nutrimento in modo reale e figurato) e a volte qualche oggetto benaugurante che sia propositivo per il futuro del piccolo. Si cosparge poi il tutto con acqua benedetta e si crea una piccola tomba, con una pietra alla sommità.

Il corpo fisico dell’angelo custode muore e viene sepolto, ma lo spirito accompagnerà per tutta la vita il bambino, fino all’aldilà: al momento della morte testimonierà di fronte agli dei le azioni compiute dall’essere umano che proteggeva, come se fosse un compagno e una guida dell’anima della persona.

Certo nel mondo moderno, in cui varie donne balinesi partoriscono in ospedale, questi usi vanno perdendosi; non è raro, però, che una neomamma richieda, anche in ospedale, di avere la propria placenta per seppellirla successivamente.

Anche in Italia, per chi partorisce in ospedale, il destino della placenta che per mesi è stata compagna di viaggio del piccolo, sembra aver fine con il parto e con lo smaltimento come rifiuto organico.

Non tutto è perduto, però: chi partorisce a casa o nelle case maternità e, ultimamente, persino in alcuni ospedali illuminati, ha la possibilità di richiedere la placenta del proprio piccolo per seppellirla a casa o per altri usi.

Fondamentale per lo scambio di ossigeno e sostanze nutritive tra madre e feto, la placenta è un organo perfetto: in essa si genera l’interscambio tra due sistemi circolatori differenti, quello materno e quello fetale, senza che essi si mescolino.

È la placenta che sostiene il piccolo nella crescita, proprio come quell’angelo custode in cui credono i balinesi; è rassicurante trovare nelle tradizioni popolari la conferma del proprio sentore, della voglia di riconoscere un organo che tanto ha fatto per noi e per il nostro bambino, che in fondo ci appartiene e la cui memoria ci accompagnerà per tutta la vita.

Se lo desiderate, ringraziate e celebrate la vostra placenta, ovunque lei sia: la sua benedizione vive in voi, nel vostro essere al mondo.


di Nicoletta Bressan
Educatrice perinatale e insegnante di massaggio infantile AIMI.


1 Lotus Birth o Parto integrale è la procedura in cui il cordone ombelicale non viene reciso e il neonato resta collegato alla sua placenta, lasciando che si distacchi in modo naturale dopo alcuni giorni dal parto [ndr].
2 La Blessingway è un rito tutto al femminile caratteristico dei Navajo, popolo nativo americano, per celebrare la donna in gravidanza, interamente dedicato alla cura emotiva e corporea della futura mamma. La cerimonia si svolge principalmente in cerchio così da creare una sorta di rete energetica e si conclude con il dono alla festeggiata di una collana, assemblata dalle amiche, da indossare durante il parto [ndr].

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