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redazione | Montessori

Cosa si può imparare dallo stile genitoriale Montessori

1 Luglio 2019

Altri consigli di Simone Davies, autrice del libro Il bambino piccolo Montessori, dal blog The Montessori Notebook.


Oggi vorrei condividere con voi una storia. Una storia che non racconto da un po’ di tempo. È la storia di come sono entrata in contatto con il mondo Montessori e di come questo abbia completamente cambiato il mio modo di essere genitore.
E sono curiosa di sapere se avete notato questi cambiamenti anche voi o se è qualcosa su cui state lavorando.

La mia introduzione a Montessori

Quindici anni fa, io e mio marito eravamo in ansiosa ricerca di un asilo per nostro figlio. Quando vivevo a Londra, avevo sentito parlare delle scuole Montessori, ero quindi curiosa di partecipare all’open day.

Appena entrai a scuola, rimasi colpita da quanto tutto fosse bellissimo: ogni dettaglio era organizzato con cura e attenzione e materiali di ogni sorta erano a disposizione dei bambini. Se persino io sentivo la voglia di toccare e giocare, di sicuro doveva essere allettante anche per un bambino piccolo!

Poco tempo dopo, partecipai con mio figlio alla prima lezione Montessori genitore-bambino, gestita da Ferne van Zyl. Notai subito che potevo dargli molta più indipendenza. Mi accorsi quanto fosse già capace: beveva da solo da piccoli bicchieri (sì, bicchieri veri), in un paio di settimane aveva imparato dove mettere le sue scarpe ed era contento di mettere sulle spalle lo zainetto per andare in classe.

Tutto sommato, da quello che avevo letto su Montessori e sul dare indipendenza ai bambini, fu una piacevole scoperta, ma non sorprendente.

Altre cose sono state invece sorprendenti e spero lo saranno anche per voi…

1. Guidare il bambino

Seguire il ritmo del bambino

Iniziai a notare quanto controllassi tutto durante il giorno (ho una tendenza naturale nel farlo, nel pianificare la giornata).
E se invece rinunciassimo al controllo, anche solo per un paio d’ore mentre giochiamo a casa, per vedere cosa interessa al bambino?
Ancora mi meraviglia vedere quanto tempo i miei figli possano dedicare a qualcosa che gli interessa. Entrambi sono appassionati di puzzle e li farebbero in continuazione. Io mi sono stufata molto prima di loro, ma continuo a chiedere: «Volete farlo un’altra volta?».
Quando mia figlia andava all’asilo, si fissava su qualcosa finché non la imparava. Per tre mesi ha lavorato su tutti i progetti di cucito disponibili, finché non è riuscita a cucire un’immagine e rattoppare piccoli cuscini. Una volta imparato, si è interessata a un’altra cosa. Sempre al suo passo e sempre facendomi sentire un po’ a disagio perché sembrava non andare avanti. Ma alla fine ci è riuscita.

Imporre dei limiti sicuri

Devo essere onesta. Questa parte è difficile. Voglio che i miei figli siano felici, dare loro ciò che vogliono, essere sempre paziente.
Il problema era che davo e davo e poi – zac – perdevo la pazienza perché avevo dato troppo.
Non ricordo le parole esatte (e nemmeno l’autore), ma quando sentii questa frase, tutto ha poi avuto più senso:

«Il ruolo di un genitore non è rendere il figlio felice. È aiutarlo ad affrontare tutto quello che la vita gli lancerà contro: gioia, dolore e rabbia».

Tutto sta nell’essere presenti, nell’imporre limiti per tenere il bambino al sicuro, nell’essere chiari sui nostri valori e nell’imporli sempre con amore. «Non puoi colpirmi. La mia sicurezza è importante per me» «Bisogna essere gentili con il fratellino» «Si mangia seduti a tavola. Hai già finito?».
Per me è chiaro. Per i miei figli è chiaro. E non devo più esplodere.
Il bambino non li dimenticherà, ma è bene ricordarglieli perché è una creature impulsiva.
Come dico sempre: so che dovrei mangiare sano, ma senza accorgermene finisco con la mano nella scatola dei biscotti. Gli impulsi sono forti e a volte mi piacerebbe avere qualcuno che mi ricordi le regole quando serve!

2. Scoprire insieme

Questa è la parte divertente, che crea una personea curiosa.
Non bisogna dare le risposte al bambino, ma spronarlo a cercarle e scoprirle insieme.

Imparare toccando

Non c’è mai stato un momento migliore di questo, l’epoca digitale in cui viviamo, per tornare indietro a imparare toccando con mano.
Abbiamo a portata di dita tutte le informazioni che ci servono, quindi l’apprendimento e la memorizzazione meccanica non servono a molto nell’istruzione.
Qual è il modo migliore di imparare? Guardando una lavagna? O toccando ed esplorando? La dottoressa Montessori diceva che la mano è l’intelletto. C’è un collegamento diretto tra mano e cervello. E non credo che in questi anni sia cambiato qualcosa.

Guardare i miei bambini, quando erano piccoli, esplorare la natura e giocare con i materiali a casa e con gli amici è stato magnifico.
Invece di fornire subito la risposta, ancora oggi, quando mi ricordo, mi piace spingerli a trovarla da soli. Questa abilità di risolvere i problemi in maniera creativa gli servirà moltissimo. Cerco di farli esercitare ogni giorno.

Includerli nella vita quotidiana

Quando capii che non c’era bisogno di intrattenere i miei figli per tutto il giorno, iniziai a rilassarmi e a godermi di più le nostre giornate insieme.
Anche se ci voleva più tempo, mi divertiva fare le faccende di casa con loro. A volte mi aiutavano a cucinare, altre mi aiutavano a stendere il bucato, altre ancora ad apparecchiare.
Non li ho mai costretti, semplicemente li invitavo ad aiutarmi.
Non solo svolgevamo diversi compiti, ma passavamo del tempo prezioso a chiacchierare insieme, del più e del meno, niente in particolare. Se vogliamo usare un tecnicismo, è forse quello che alcuni esperti chiamerebbero “connettersi”. Qualunque nome vogliate dargli, è una sensazione stupenda.
Inoltre, infonde lo spirito della cooperazione, dell’aiutarsi a vicenda. Se un ospite deve fermarsi a dormire, si può lavorare insieme per preparargli il letto; se qualcuno è in ritardo, si può aiutarlo per fare più in fretta.
Ancora oggi adoro questi momenti.

3. Accettarli per quello che sono

Se avete avuto una relazione, di qualsiasi tipo, e avete pensato: «lui o lei è perfetto o perfetta, se solo…», beh, sono certa che l’altra persona non sia cambiata, succede raramente. L’unica cosa che si può fare è cambiare la propria relazione.
La stessa cosa vale per il bambino.
Nei momenti difficili, quando ha una crisi, dirgli «non piangere, non è niente» spesso lo fa gridare ancora più forte. Riconoscendo invece le sue emozioni senza respingerle, inizialmente continua a stare nella sua rabbia, ma poi si sentirà ascoltato.

Vi siete mai svegliati già di cattivo umore? A me è successo giusto due settimane fa. Ho detto a un’amica: «Non dovrei sentirmi così, ho tante cose di cui essere grata». Lei mi ha saggiamente risposto di assecondare questa emozione. Ha riconosciuto il mio stato d’animo. Mi sono presa una fetta di torta, ho detto alla mia famiglia che non era colpa loro ma che semplicemente ero di cattivo umore, e quando mi sono svegliata il giorno dopo, era tutto passato. È esattamente uguale a riconoscere e accettare le emozioni negative del bambino. Poi passano!
E una volta che si sarà calmato, lo aiuto a rimediare se necessario.
Non è la soluzione più semplice; è una scelta a lungo termine; una scelta che, personalmente, mi ripagherà quando i miei figli verranno da me sapendo di essere al sicuro e di poter contare sulla loro mamma in qualunque situazione.

La fine dell’espressione “ottimo lavoro”

I maestri Montessori prendono nota dello sforzo. Incoraggiano il bambino, ma non usano valutazioni soggettive come “ottimo lavoro” o “bravo”.
Non impiegano le lodi come strumento per far comportare bene il bambino, cercano invece di indirizzarlo verso l’autodisciplina, verso il fare qualcosa perché è bello aiutare, verso il capire la differenza tra giusto e sbagliato.
Vorrei dire anche che ho imparato a festeggiare con moderazione. Certo, sono emozionata per il bambino quando riesce a fare qualcosa per cui ha lavorato tanto, ma voglio che prima di tutto sia lui ad essere orgoglioso. Me ne sto felicemente in disparte a supportarlo.

Il mio modo di fare il genitore è cambiato molto da quando ho iniziato ad applicare i princìpi Montessori a casa.

I miei figli sono le persone con cui preferisco passare il tempo, anche nei giorni così così.
E ora sono curiosa. Avete realizzato le stesse cose che ho realizzato io e avete cambiato stile genitoriale?


Leggi l’articolo originale: What you can learn from parenting Montessori-style

Traduzione di Arianna Rossignoli
Revisione di Francesca Pamina Ros