I bambini ci educano alla libertà

Tempo fa ho sentito parlare di educare alla libertà e questa espressione ha continuato a ronzarmi in testa perché qualcosa per me strideva.
Sembrava assurdo che gli adulti potessero insegnare ai bambini la libertà visto che non ricordano neanche cosa sia! Non hanno potuto sperimentarla appieno con un’educazione basata sulla scolarizzazione, così prigionieri di pregiudizi e credenze.

Ho capito allora che dobbiamo portare più rispetto nei confronti dei bambini e lasciare invece che siano loro ad aprirci gli occhi: siamo noi adulti a dover essere ri-educati alla libertà dai più piccoli che sono i più grandi esperti in materia!
Non dico sia semplice, possiamo essere bambini feriti che, magari, non sono stati ascoltati da piccoli e, in molti casi, riproduciamo da adulti semplicemente quello che ci è stato insegnato. Alcuni reagiranno in modo diverso, cercando di ascoltare di più i propri bambini; altri ancora, rispettati nelle loro scelte da piccoli, riusciranno poi a trasmettere questo approccio ai loro figli.

Il sistema scolastico potrebbe essere traballante nella sua missione di preparazione al futuro, spesso si sente dire che abbassi la motivazione, appiani la creatività. In molti si sono indaffarati per trovare nuove formule per imparare più facilmente, per insegnare in modo divertente, ma in realtà i bambini sanno perfettamente come apprendere da soli, attraverso il gioco e i loro interessi.
Noi adulti pecchiamo sempre di presunzione nei loro confronti: secondo noi, infatti, non possono imparare senza una persona specializzata che insegni.

Chissà come mai, i bambini, appena sono liberi, la prima cosa che fanno è specializzarsi nelle loro passioni, nei loro giochi preferiti, nei loro sport e ne sanno più di noi?

Facciamoci qualche domanda.
Perché per far studiare programmi standard, suddivisi in materie classificate tra loro da un valore gerarchico dettato dalla società (suonare uno strumento dovrebbe essere meno importante della matematica?), bisognerebbe obbligare, mettere paura (del brutto voto, della punizione), imporre?

Pensiamo ai compiti da fare nel pomeriggio o durante le vacanze: quale situazione si crea nella vostra famiglia?
Bambini che si siedono felici di fare i compiti, invece di essere liberi di giocare, oppure adulti isterici ché non riescono a convincerli a finirli?

Queste riflessioni possono servire come punto di partenza per chi desidera cambiare, non immagino che possano essere accettate facilmente dopo tutti i condizionamenti che abbiamo ricevuto.
Anche io, donna adulta scolarizzata, solo dopo quattro anni di homeschooling con i miei figli inizio a vedere meglio e ad assimilare nel profondo le opportunità di questa sfida: elasticizzarsi e descolarizzarsi, scegliere strade poco comuni.

Sto scoprendo un’altra faccia apprendimento che mi permette di guardare con altri occhi i miei bambini e di dare valore alle loro scelte, alle loro passioni.

Non più un insegnamento dall’alto in basso, ma collaborazione e sostegno; non più assunzioni sterili di nozioni imposte che non interessano, ma entusiasmo per ciò che ci circonda, imparando in un solo argomento che incuriosisce, una moltitudine di altre materie che si intrecciano e partecipano alla vita quotidiana. Questo è l’apprendimento naturale!

Buone riflessioni a tutti!


Letture consigliate

André Stern, Non sono mai andato a scuola. Storia di un’infanzia felice, 2014
Id., Jouer: Faisons confiance à nos enfants, 2017
Id., Tous Enthousiastes!, 2018
Thierry Pardo, Une éducation sans école, 2014
Peter Gray, Lasciateli giocare, 2015


di Morena Franzin
Collaboratrice dell’Associazione Istruzione Famigliare – www.laifitalia.it e autrice del blog Montagne Azzurre.

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