Allatti ancora!?

Noi ci stiamo già preparando alla SAM – Settimana Mondiale dell’Allattamento Materno, abbiamo in programma tanti appuntamenti qui in redazione che ti sveleremo tra poco. Nel frattempo, ti proponiamo un articolo della nostra autrice Giorgia Cozza, perché l’allattamento è un lavoro di squadra: per renderlo possibile, ognuno di noi deve impegnarsi a proteggerlo, promuoverlo e sostenerlo.


Oggi l’allattamento di un bimbo neonato o comunque molto piccolo è generalmente percepito come qualcosa di positivo. Certo, c’è ancora la spiacevole tendenza di mettere in dubbio le potenzialità della neomamma di allattare (Sei sicura di avere latte? Se piange non hai latte! Mi sa che il tuo latte non è nutriente), ma diciamo che ormai sono pochi a contestare le poppate dei primi tempi.

Ma quando quei primi, primissimi mesi sono passati… Ecco che si apre un nuovo inquietante scenario! Al grido di Allatti ancora?! parenti, amici, colleghi e conoscenti iniziano a contestare l’allattamento in modo sempre più aperto (e maleducato). C’è chi sostiene che il bimbo non accetti volentieri pappe o primi assaggi perché è allattato, e c’è chi spinge per l’introduzione di cibi solidi già al quarto, quinto mese, quando ancora il bimbo non ha alcuna necessità di ampliare la propria dieta dato che, se l’allattamento funziona, per sei mesi al bambino non serve altro. Né acqua, né cucchiaini di mela, né cereali. E a dirlo sono le più autorevoli autorità scientifiche internazionali.

Superati i primi sei mesi, il latte resta l’alimento principale per tutto il primo anno di vita del bambino, alimento a cui si accostano gradualmente i cibi solidi.

Dopo l’allattamento continua fino a due anni e oltre, secondo i desideri di mamma e bambino. Questa è la raccomandazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ma non di rado i criticoni non esitano a contestare anche questa voce, dichiarando che si riferisce solo a mamme e bambini dei paesi poveri. Bene, non è vero, ovviamente. L’organizzazione Mondiale della Sanità parla per tutti. Ma se fosse necessario, possiamo citare il documento redatto dal tavolo tecnico dedicato all’allattamento del nostro Ministero della Salute dove si sottolineano i benefici dell’allattamento dopo il primo compleanno per lo sviluppo del bambino. Non solo non ci sono controindicazioni, ma ci sono importanti benefici.

Questo però la società non lo sa. Non vuole capire. Fatica ad accettare questo semplice concetto: l’allattamento non ha la data di scadenza. Sembra che tutti si sentano in diritto e in dovere di dire la loro, elencando le motivazioni per cui la mamma non dovrebbe continuare ad allattare.

Non ci sono tempistiche da rispettare: fino a qui va bene, poi è troppo. Ogni coppia madre-bambino stabilisce la durata del proprio allattamento, secondo le proprie esigenze e i propri desideri.


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Ormai  è acqua!
Falso. Il latte non si trasforma magicamente in acqua, resta quello che è, cioè latte. Oltre a conservare le sue caratteristiche nutrizionali (continuando ad adeguarsi alle necessità del bambino che cresce), continua anche a favorire la salute del bimbo, fornendogli una protezione ad alto spettro e proteggendolo da numerose malattie, nell’immediato e a lungo termine.

Ormai è un vizio!
Il cavallo di battaglia dei criticoni. Se lo tieni troppo in braccio lo vizi, se lo allatti a richiesta lo vizi, se lo allatti dopo l’anno lo vizi… C’è un po’ di confusione sul concetto di vizio. Perché l’amore, l’affetto, le cure materne non sono vizi.  Al contrario, la vicinanza, il contatto, la tenerezza, sono necessari per favorire la sicurezza in se stessi e la serenità dei nostri bambini.

Se lo allatti ancora non si staccherà mai!
Altro pregiudizio infondato. Ora, a parte che allattare dopo l’anno è la norma in varie culture del mondo ed era la norma anche nel nostro Paese fino alla metà del secolo scorso, ma, state tranquilli, criticoni, che tutti i bambini a un certo punto perdono interesse per le poppate. Pian piano, ognuno con i propri tempi, ma il punto di arrivo è quello. Se la mamma non sente il bisogno di concludere prima l’allattamento, è il bambino che riduce spontaneamente le poppate fino a non chiedere più il seno. E così l’allattamento termina semplicemente, in modo molto graduale.

Riassumendo: il latte non diventa acqua, il bambino non si vizia (i vizi sono altri!), a diciott’anni nessuno è interessato alla tetta della mamma. Tante critiche si basano su pregiudizi e vecchi luoghi comuni. E poi… Saranno affari della mamma?

La zia, l’amica, la collega che – con espressione che varia dal sorpreso allo sbigottito allo sdegnato – riferendosi al bambino chiedono se vuole ancora la tetta, hanno forse paura di doverlo allattare loro? Insomma, sarebbe proprio ora di lasciare in pace mamme e bambini, mettere da parte i consigli non richiesti e le critiche e regalare un po’ di sostegno e di incoraggiamento. O almeno un rispettoso silenzio.

Intanto noi facciamo la nostra parte per cambiare la cultura perché un giorno, speriamo non troppo lontano, nessuno interferisca più in questo aspetto personale della relazione tra la mamma e il suo bambino.

E a chi ci chiede Allatti ancora? possiamo provare a rispondere: Sì, grazie. Perché? Come mai me lo chiedi? E l’espressione stupita, sbigottita o sdegnata, facciamola noi!

Buon allattamento a tutte le mamme e a tutti i bambini, per tutto il tempo che desiderano.


di Giorgia Cozza
Giornalista e scrittrice.

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