Educare con rispetto ed empatia

Ormai da qualche anno si sta diffondendo la consapevolezza che per educare i figli non siano necessari, né efficaci, né accettabili, punizioni fisiche, violenza verbale, rimproveri che colpiscono la persona, minando l’autostima del bambino.

Quando si parla di disciplina dolce però, quando si suggerisce che un’altra strada è possibile e percorre i sentieri del rispetto e dell’empatia, i genitori vengono spesso accusati di lassismo.

“Allora lasciamogli fare tutto quello che vogliono” e “Così crescono selvaggi e senza regole”, sono alcune delle obiezioni che è frequente sentirsi rivolgere da chi sostiene la “vecchia scuola”, quella dello sculaccione che è utile per… Per?
Uno sculaccione è uno sculaccione, non è che insegni qualcosa, eventualmente potrebbe insegnare a temere gli adulti. Ma la paura non è la via migliore se l’obiettivo è crescere bambini sereni e sicuri di se stessi.

Rinunciare a urlate e sculaccioni comunque non vuol dire rinunciare al proprio ruolo genitoriale di guida. I genitori che non vogliono usare le mani, educano i loro bambini usando le parole e l’esempio (ancor più efficace delle parole), stabiliscono regole e divieti, li spiegano, li fanno rispettare. Con costanza, coerenza e, spesso, fatica.
Perché, diciamolo, educare è impegnativo. Ma farlo con empatia e rispetto è possibile e funziona.

I bambini non hanno bisogno di schiaffi o sculaccioni per capire qualcosa. Anzi, comprendono sicuramente meglio un concetto che viene spiegato in una situazione in cui non si sentono impauriti o mortificati. Detto questo, è ovvio che essendo bambini piccoli, non impareranno tutto al primo colpo. C’è bisogno di ripetere, di vivere più volte una situazione e ricevere dal genitore la medesima risposta, per interiorizzare l’indicazione ricevuta.

In ogni caso, si rinuncia alle sculacciate, non alle regole!
Tocca ai genitori, per esempio, trasmettere al bambino l’importanza del rispetto verso gli altri: dato che i bambini imparano prima di tutto quello che vedono e che vivono, è fondamentale che loro stessi siano trattati con rispetto e con gentilezza perché quello che ricevono, restituiranno.

Ogni famiglia individuerà dunque le regole che ritiene prioritarie.
Se il bambino è piccolo, le regole saranno molto semplici e serviranno per aiutare genitori e figli a gestire e organizzare al meglio i vari momenti della giornata.

E i divieti? Il suggerimento è di individuarne alcuni, quelli che per i genitori sono importanti, e spiegarli al bambino con parole semplici e chiare.
Troppi no diventano difficili da ricordare e anche da rispettare. Una volta spiegato il divieto, servono coerenza e anche tanta pazienza, poiché è normale trovarsi a dover ripetere più volte la stessa indicazione.

Un’ultima cosa. Il modo in cui ci relazioniamo con il bambino, quando poniamo un divieto o quando muoviamo un rimprovero è importante.
Anche i divieti possono e devono essere rispettosi. Per dire di no non è necessario alzare la voce o comportarsi in modo brusco o sgarbato.
Non mortifichiamo il bambino, non facciamolo sentire inadeguato. Ricordiamo che i bambini sono creature sensibili e che le nostre parole hanno un peso enorme per loro. Siamo le persone che i nostri bimbi amano di più al mondo!

E se perdiamo la pazienza?
Capiterà sicuramente, è normale, siamo umani.
E, parlando di mamme, spesso siamo anche stanche e sole, con un carico molto pesante di impegni che ricadono tutti sulle nostre spalle. Le giornate no possono accadere, il nervosismo anche.

In fondo è un bene che i bambini possano vedere che i loro genitori non sono perfetti, che nessuno lo è e che sbagliare si può, capita. L’importante è rendersene conto, riconoscerlo, scusarsi. E poi cercare di fare meglio. Anche questo è un insegnamento prezioso per il bambino!


di Giorgia Cozza
Giornalista e scrittrice.

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