Homeschooling nel terzo Millennio?

Qualcuno si stupisce della scelta di non mandare i figli a scuola oggi, nel terzo Millennio.
Sembra quasi un atteggiamento oscurantista, come se i genitori si opponessero più o meno consapevolmente allo sviluppo psico-socio-culturale della progenie in nome di chissà quale paura, un approccio retrogrado e inadeguato ai tempi, se non addirittura antiscientifico.
Altri hanno la sensazione che la complessità del mondo contemporaneo richieda una quantità di conoscenze e competenze altamente specializzate da rendere impensabile una preparazione al di fuori degli ambienti dei “tecnici dell’insegnamento e dell’apprendimento”, quindi della scuola.
La maggior parte degli adulti si chiede anche quale futuro avrà chi non ha un titolo di studio, considerato che nel mondo contemporaneo la realtà lavorativa pare esser basata appunto su diplomi e lauree.

Ebbene, proprio per la maggiore complessità della realtà e per le recenti evoluzioni del mondo del lavoro tipiche del terzo Millennio, a mio parere, andrebbe ricercato un approccio nuovo che consenta lo sviluppo armonico della persona, della sua creatività e capacità di adattamento.

Il posto fisso, il ruolo immutabile per tutta la vita, è ormai roba d’altri tempi: i giovani devono essere mobili in tutti i sensi e molto reattivi ai cambiamenti. Oggi non è più richiesta una competenza, ma un sistema di competenze sempre più articolato. Per questo motivo, il titolo di studio rischia di non essere più sufficiente e superato concettualmente. Le nuove generazioni devono acquisire competenze e specializzazioni a vari livelli e saperle integrare e gestire con creatività: le lingue sono imprescindibili, come anche le competenze professionali, le capacità relazionali, la resilienza e l’empatia.

Il titolo di studio, comunque, è accessibile anche a chi non frequenta gli istituti scolastici, tramite gli esami per privatisti, che si possono sostenere anche nelle scuole statali.
L’istruzione parentale consente inoltre ai bambini e ai ragazzi di crescere nella società reale 24 ore su 24, 7 giorni su 7, sempre immersi nella sua complessità e rapida evoluzione. Ciò li mette nelle condizioni di allargare i propri orizzonti e coltivare rapporti interpersonali stratificati e articolati (diversamente da quelli che si instaurano nel gruppo classe, in cui i ruoli rimangono identici nel tempo: il leader, i suoi amici, ecc.).

Istruire i figli in famiglia oggi significa aver molto tempo disponibile: per stare in famiglia e con gli altri, per dedicare allo sviluppo della persona il tempo che merita, per approfondire la conoscenza delle proprie reciproche peculiarità e aspirazioni, per favorire uno sviluppo equilibrato a 360 gradi.

Alcuni approfittano di questa disponibilità di tempo per viaggiare maggiormente, visto, ad esempio, che i voli sono particolarmente economici, che esistono varie opportunità di condivisione di alloggi e viaggi. Per tutti, il fatto di avere più tempo, equivale ad aprirsi a esperienze e conoscenze nuove, coltivare relazioni sociali e interessi personali secondo le proprie disposizioni.

Fare homeschooling significa non limitare la propria istruzione ai libri di testo scolastici, non rinchiudersi all’interno di una stanza né a dei programmi prestabiliti, ma aprirsi alle biblioteche e mediateche della propria zona e alla rete, con tutto il materiale che queste mettono a disposizione, ai vari livelli, da quello elementare a quello universitario.

Infine, l’inizio del terzo Millennio è stato preceduto ed accompagnato da tutta una serie di scoperte neuro-scientifiche, a livello affettivo e comportamentale e a livello biologico, che hanno rivelato l’inefficacia dell’insegnamento ex cathedra che vede il discente come un vaso vuoto da riempire, dell’apprendimento all’interno di un luogo chiuso o comunque in uno spazio angusto e limitato, dell’educazione che prescinda dall’esperienza, dall’esplorazione, dalla scoperta e dall’entusiasmo.

È stato scientificamente dimostrato che lo stress, la fatica, l’umiliazione, la frequentazione di soli coetanei sono dannose per lo sviluppo neuronale e sociale, che non si impara perché si è ascoltata una lezione, per quanto bella essa possa essere, ma che si apprende solo in condizione di serenità, libertà, creatività e che la vicinanza di persone di età diverse stimola la crescita culturale e psicologica.

La scuola di massa, diffusasi circa un secolo e mezzo fa, è nata prima di queste scoperte e ora non pare in grado di modificare la propria impostazione.


di Nunzia Vezzola
Docente di scuola superiore e socia fondatrice dell’Associazione Istruzione Famigliare – www.laifitalia.it.

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