Accompagnare le emozioni dei nostri bambini quando arriva il momento di trasferirsi

Cambiare paese, scoprire un posto nuovo, magari una nuova cultura, può essere molto emozionante.  Questa, in generale, è l’idea delle famiglie che scelgono di cambiare regolarmente il luogo in cui vivono.  Ma allo stesso tempo… partire è spesso un momento difficile.

Perché abbiamo intrecciato legami con il luogo che stiamo lasciando, perché prevediamo un po’ di nostalgia per quei posti del cuore che forse non vedremo più. Insomma, in noi si scatena un vortice di sentimenti non sempre facile da gestire. Per i nostri figli, poi, spesso è ancora più complicato. Non solo perché hanno meno esperienza in fatto di partenza, ma perché questa decisione non l’hanno neanche presa loro!

Di fronte all’angoscia di nostro figlio, la tendenza è di reagire provando ad aiutarlo a proiettarsi in un futuro più positivo. “Vedrai come sarà bello lì!”. In parole povere, cerchiamo di cancellare la sua tristezza. Poiché ci è difficile vederlo infelice, vorremmo essere capaci di ridargli il sorriso. Una parte di noi vorrebbe credere che se fingiamo che la tristezza non avrà motivo di esistere, allora sparirà da sola.

Eppure, rifiutando di accettare ciò che vive nostro figlio in quel momento, promettendogli troppo velocemente giorni migliori, lo priviamo di una doppia esperienza fondamentale.

Innanzitutto perché, in generale e qualunque sia il contesto, negando l’emozione di nostro figlio, gli comunichiamo implicitamente che ciò che sente non ha motivo di esistere, rischiando, in questo modo, di fargli dubitare dei suoi stessi sentimenti. Non gli insegniamo certo ad ascoltarsi e ad avere fiducia in se stesso, anzi.

In secondo luogo perché l’angoscia al momento della partenza è salutare. Qualunque specialista ve lo dirà: a ogni cambiamento segue un periodo di lutto, che è importante vivere per andare avanti al meglio.

Quindi, è perfettamente naturale che il nostro bambino abbia difficoltà a gestire la transizione. Le fonti della sua tristezza e della sua preoccupazione sono molteplici: cosa lascia? da cosa si deve separare? che cosa lo attende? A ciò si aggiunge il fatto che, giustamente, potrebbe non capire molto bene quello che sta vivendo. A volte, nei bambini piccoli, questa incapacità di comprendere è molto evidente.
Ricordo mio figlio che, ancora due mesi dopo il nostro trasferimento dal Messico a Puerto Rico, mi disse di nuovo: “Ma no, mamma, non andiamo a casa! Qua siamo a Puerto Rico. Casa nostra è a Guadalajara!”.

Noi genitori, adulti, sappiamo bene cosa sta succedendo e per questo pensiamo che le spiegazioni che abbiamo dato ai nostri bambini, quando cresciuti un po’, siano sufficienti, crediamo che possano capirle. Eppure la concentrazione di emozioni è ancora forte e nostro figlio può sentirsi sconcertato, anche se non lo esprime sempre allo stesso modo. Potrebbe essere la prima volta che prova un tale groviglio di sentimenti, così diversi tra loro.



Svelare le emozioni

Ricordiamoci che un bambino, come un adulto, ha sempre ragione di sentire ciò che sente.
Potremmo non capire, ma se l’emozione è presente, è perché ha motivo di essere, almeno per lui. A volte è difficile riuscire a svelare cosa stia succedendo in noi.
Quindi, a mo’ di mostro dei colori ¹ e qualunque sia l’età del bambino, la cosa migliore è probabilmente aiutarlo ad accogliere un’emozione dopo l’altra.
Prima di pensare al domani, di provare a indovinare come sarà il futuro (che certo noi ci auguriamo meraviglioso per lui) sarebbe meglio lasciargli il tempo del lutto. Il lutto per ciò che ha conosciuto, vissuto, condiviso. Il lutto dei luoghi, delle persone. Non affrettiamo le cose, dunque, ma viviamo questo momento, utile e vero. Prendiamoci il tempo per parlare con nostro figlio, per chiedergli cosa gli manca e che cosa invece gli piace. Diamogli il tempo di dire addio e la possibilità di piangere, se lo vuole. Permettiamogli di sentire questi ultimi momenti.
Ascoltiamo e soprattutto accettiamo le sue difficoltà, senza cercare di mitigarle parlandogli di tutti gli aspetti positivi che vivrà dopo il trasloco.
Nella realtà, inoltre, anche quello che vivrà più tardi potrebbe essere motivo di ansia: l’ansia dell’ignoto. L’incertezza è spesso una delle situazioni più difficili da vivere.

Riconoscere ciò che vive nostro figlio, consisterà quindi nel non cercare di nascondere le difficoltà, ma di lasciargliele esprimere. Aprirci anche noi durante la sua elaborazione del lutto, condividendola insieme, dicendogli cosa ci manca e, allo stesso tempo, parlare della sua preoccupazione. Comportamento che, diciamocelo, sarà molto più onesto da parte nostra! Innanzitutto, non abbiamo davvero idea di come andranno le cose dopo il trasferimento: certo, speriamo che troverà degli amici, e succederà; abbiamo cercato di preparare al meglio l’ambiente, ma non abbiamo la sfera di cristallo, e questo lui lo sa.
Quindi, spiegargli tutto quello che di bello accadrà… dopo, un giorno… è un po’ inutile. Al massimo possiamo condividere le nostre speranze, che non è trascurabile.
Quindi, anche se sarà vero che prima o poi si ambienterà, che si troverà bene nella nuova casa, nella nuova scuola, nulla cambia, assolutamente nulla cambia, se, nel frattempo, lì e ora, al momento del trasloco, non si sente così.
Il modo migliore per aiutare nostro figlio in questa transizione sarà prendere le cose come vengono, in piena consapevolezza.
Non solo faciliteremo per lui il processo di accettazione, ma lo accompagneremo anche in un’esperienza di vita che, più di tutte le nostre parole di incoraggiamento, gli insegnerà la resilienza.

Ma, allora, non dobbiamo rassicurarlo?

Tutto dipende da che cosa intendiamo per rassicurazione.
Rassicurare un bambino dimostrando che ha torto a essere triste o preoccupato, non è rassicurare. Rassicurare è piuttosto accogliere i sentimenti di nostro figlio perché che si senta capito, ascoltato, incoraggiato quotidianamente, perché sappia di non essere solo, e che ciò che sta vivendo è realmente tangibile.

Infine, in tutto questo scombussolamento, rimane una costante, che è la più importante: la nostra famiglia.
È vero, stiamo cambiando città, magari paese, forse anche la lingua. Certo, gli amici saranno lontani e non li vedremo più tutti i giorni; le nostre abitudini dovranno modificarsi, usciremo dalla nostra zona di comfort. Potremmo non sapere neanche come sarà la nostra nuova sistemazione.

Ma, qualunque cosa accada, saremo insieme. Qualunque cosa succeda, ritroveremo noi stessi tra le mura della nostra famiglia. Il nostro mondo sta cambiando, ma ci rimane la nostra casa, perché la nostra casa è la nostra famiglia.


Dalla rivista e blog Grandir Autrement, articolo di Coralie Garnier
Traduzione di Francesca Ros


¹ Personaggio del libro illustrato pop-up I colori delle emozioni di Anna Llenas [ndt].

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