I bambini hanno fame di libri

Se i libri fossero di torrone,
ne leggerei uno a colazione.
Se un libro fosse fatto di prosciutto,
a mezzogiorno lo leggerei tutto.
Se i libri fossero di marmellata,
a merenda darei una ripassata.
Se i libri fossero di frutta candita,
li sfoglierei leccandomi le dita.
Se un libro fosse di burro e di panna,
lo leggerei prima della nanna¹.

In questi due giorni di Portici di Carta, da spettatrice al nostro tavolo imbandito, ho visto tanti bambini veramente affamati correre verso gli albi illustrati esposti. La loro spontaneità nel fiondarsi in direzione di qualcosa che li aveva attratti, ripagava tutte le ore passate davanti allo schermo a farsi bruciare gli occhi per controllare ogni minimo dettaglio, ricompensava le incertezze e le paure di quando si decide di metter su un libro.
Perché, che ci crediate o no, fare un libro è faticoso: realizzare un libro ben fatto, cioè ben scritto, ben disegnato, ben impaginato e stampato, pensato con serietà, professionalità, competenza, è la miglior cosa che si possa fare nei confronti del lettore, bambino o adulto che sia, ma è anche una grande responsabilità. «È un segnale di rispetto molto concreto, che più di qualsiasi messaggio ideologico o pedagogico pretestuoso, può cogliere nel segno, interessare la persona che legge, fornirle non idee, ma strumenti di interpretazione e di valutazione a proposito di sé e del mondo che la circonda»².

La fame di conoscenza è innata in tutti i bambini. Ascoltare, leggere o raccontare significa altresì esplorare il mondo, immergervisi per farne esperienza profonda e provarne piacere. Nel suo significato più immediato e corrente, piacere è sinonimo di esaltazione dei sensi: la sua semantica è connessa originariamente, almeno nelle lingue indoeuropee, alla sfera del gusto, legandosi quindi direttamente all’esperienza corporea.

«Per la formazione del gusto della lettura è necessario provare un piacere fondamentale e profondo, è necessario passare attraverso una fase nella quale l’individuo riesca a godere della lettura al punto di ridesiderare quel piacere nel corso di tutta la vita»³ .

Perciò, mamme e papà che in questi due giorni di Portici di Carta avete risposto al guizzo dei vostri figli tirandoli indietro per un braccio, che avete zittito il loro interesse con una risposta frettolosa, pensate a quella forma di rispetto (citata sopra) ogni volta che assisterete al loro slancio curioso e vitale, pensate al legame che esiste tra interesse e piacere di soddisfarlo.

Perché, innanzitutto, oggigiorno selezionare un libro sbagliato per i vostri bambini, non dico che sia impossibile, ma sicuramente è improbabile: esistono così tante realtà veramente capaci, che fanno questo lavoro con dedizione e passione, consapevoli delle responsabilità che si assumono, che avrete solo l’imbarazzo della scelta e difficilmente consegnerete nelle loro mani qualcosa di inadeguato.
E poi, soprattutto, pensateci perché se vostro figlio rimane folgorato da un’immagine, da un’illustrazione, siete certamente sulla buona strada: permettetegli quindi di annusare la carta, di toccarla, lasciate che scopra i colori, che legga da solo qualche parola che comprende. Nessuno vi obbligherà a comprare quel libro, ma state certi che gli avrete fatto un grande regalo, gratuito!

La narrazione, l’ascoltare storie e il raccontare a qualcuno, sono strumenti di esplorazione del reale e del possibile: le fiabe, le favole, usano simboli universali che i bambini possono scegliere, selezionare, ignorare e interpretare in maniera adeguata ai loro bisogni, forniscono vie di fuga nell’immaginario e motivi di consolazione.

«I bambini sapevano e sanno vedere quello che di prezioso le fiabe [e i racconti] hanno distillato in secoli di tradizione orale», gli adulti allora hanno la grande responsabilità di creare i lettori del futuro, di piantare il sesto senso della lettura, farlo germogliare e maturare, devono porgere l’orecchio ai loro racconti per non perdere le confidenze quasi segrete che fanno ai compagni, ai grandi, nei momenti più quotidiani della giornata, che possono aprire spiragli incredibili sul lavoro interiore che stanno facendo per capire e raccontarsi il mondo.

«C’è una fame di storie, nei bambini come anche negli adulti, che si avvicina davvero al cannibalismo».

Certo, bisogna stare attenti agli ingredienti quando si cucinano le storie, perché la lettura è un processo di incorporazione, simile alla digestione: «il lettore, il “grande” lettore, è un famelico, un affamato, un lupo», ma chi disporrà di impegno e premura, chi non impedirà questo meccanismo di assimilazione, crescerà bambini voraci e smetterà di chiamarli “topi” di biblioteca. Se «si dice “divorare un romanzo”, [allora, questi bambini] bisogna chiamarli lupi. Lupi di biblioteca»⁹.
E vi rallegrerete di quel moto spontaneo di vostro figlio, di quel balzo che gli ha fatto lasciare la vostra mano per seguire la direzione che ha scelto, verso le immagini e le parole.


di Francesca Ros
Redattrice perfezionatasi in Letteratura per l’infanzia.


¹ R. Piumini, Se i libri fossero, in Id., C’era un bambino profumato di latte, Milano, Mondadori, 2012, pp. 60-61.
² G. Zoboli, Scrivere per bambini: luoghi comuni da sfatare.
³ E. Detti, Il piacere di leggere, Firenze, La nuova Italia, 1897, p. 12.
⁴ C.I. Salviati, Hänsel e Gretel. Paure e desideri al limite del bosco, Genova, Comune di Genova, 1991, p. 7.

Ibidem.
G. Gotti, S. Sola (a cura di), Dalla terra alla tavola. Venti storie di cibo, S. Dorligo della Valle, EL, 2015, pp. 6-7.
V. Ongini, Una fame da leggere. Il cibo nella letteratura per l’infanzia, Firenze, Unicoop, 1994, p. 3.
Ivi, p. 4.
Ivi, p. 5.

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