Il dolore del parto (II parte)

Le dimensioni del dolore

Torniamo oggi a parlare del dolore del parto. Un tema assai scomodo, converrete con me, ma solo discutendone, capendo le regole e il funzionamento, possiamo davvero conoscerlo e sapere come affrontarlo.

Ci siamo lasciati, lo scorso articolo, chiedendoci quali siano le cause del dolore: contrariamente a quanto si pensi, le ragioni per cui una donna può soffrire durante il parto vanno al di là della sensazione fisica dovuta al passaggio del bambino e questa stessa sensazione può essere modulata intervenendo anche su altri fattori.

Possiamo individuare tre diverse dimensioni del dolore: sensoriale, affettiva e cognitivo-valutativa.

La dimensione sensoriale

È quella che, attraverso il corpo fisico, fornisce gli elementi per percepire e localizzare il dolore e la sua intensità.
Le cause del dolore, in questa dimensione, sono quelle fisiche: stiramento della cervice, dell’utero, dei legamenti, microlacerazioni, compressione delle ossa del bacino, delle articolazioni e della zona sacrale, dilatazione e distensione del perineo e della vulva.
Questo tipo di dolore prettamente fisico, però, non viene trasmesso direttamente al cervello: la stimolazione periferica crea un messaggio che viaggia attraverso il corpo e, prima di raggiungere l’encefalo, incontra sulla sua strada diverse altre stimolazioni che possono incrementarlo o alleviarlo.
La percezione del dolore non è quindi quasi mai direttamente proporzionale allo stimolo fisico. Le altre dimensioni del dolore ci aiuteranno a capire perché.

La dimensione affettiva

È quella delle emozioni e dei sentimenti che si legano al momento: dove mi trovo, com’è l’ambiente intorno a me e come mi trattano le persone in questo ambiente, ho con me qualcuno di caro (cioè una presenza affettiva forte); queste sono alcune delle variabili che possono influenzare la percezione legata a questa dimensione.



La dimensione cognitivo-valutativa

È, infine, proprio quella che riflette e valuta, attraverso la corteccia cerebrale, le sensazioni del momento, comparandole e stimandole insieme alle esperienze passate, al panorama culturale di riferimento e all’ansia vissuta nel presente. Capire da dove deriva il dolore e come funziona, conoscere le strategie per contenerlo, sapere che di lì a poco si incontrerà il proprio bimbo, sono tutti fattori che partecipano a questa dimensione, come anche la memoria di precedenti parti positivi o negativi (o altri vissuti correlati: operazioni chirurgiche, abusi subìti..).

Da questa suddivisione, possiamo capire che ogni dimensione offre un diverso panorama di strategie per modulare il dolore.

Nella dimensione sensoriale, il dolore può essere mitigato con strategie pratiche: il movimento (dondolarsi, appoggiarsi, assumere posizioni libere, assumere posizioni asimmetriche, camminare, ballare, basculare il bacino….), la respirazione e la meditazione (l’espirazione, il sospiro, l’uso della voce e del canto, le affermazioni positive, le visualizzazioni…), l’uso dell’acqua (doccia o vasca, come nel parto in acqua) o i massaggi (dal semplice tocco all’uso della digitopressione e del rebozo). Avere con sé qualcosa da bere e da mangiare o succhiare una caramella, sono anch’esse strategie utili in questa dimensione.

La dimensione affettiva, invece, investe una sfera più difficilmente controllabile nel momento specifico del travaglio, ma altrettanto importante.
Per mitigare il dolore, se visto in questa dimensione, è utile prestare attenzione all’ambiente: scegliere di partorire in un luogo che ci ispira fiducia, serenità, ma anche trovarsi in un ambiente silenzioso, con le luci soffuse, in cui la privacy sia rispettata, adattare la stanza portando con sé un oggetto da casa, sperimentare gli oggetti presenti (palla, liana, poltrona…), avere con sé un profumo noto o affidarsi all’aromaterapia. Un’altra strategia è quella di avere un professionista di riferimento e/o una relazione di sostegno con l’operatore (ostetrica, doula, educatrice perinatale, o anche con il medico, persino quando ci sia la necessità di effettuare un taglio cesareo). L’operatore è importante anche per le sue qualità, la sua accoglienza e l’attenzione al linguaggio usato nell’esprimere concetti e necessità (sorridere, rassicurare, usare parole dolci o energiche, chiedere il permesso e spiegare quello che si andrà a fare, sono caratteristiche essenziali per la comunicazione dell’operatore con la donna e il compagno).  Avere con sé il proprio compagno, o a volte la mamma, la sorella, una persona intima, aiuta a portare un poco del proprio ambiente sereno ovunque si vada a partorire: una persona in grado di rassicurare, fare forza, ma anche fare da filtro con l’esterno, se necessario, difendendo le necessità della partoriente.

Infine, se prendiamo in considerazione la dimensione cognitivo-valutativa, capiamo che tutto il lavoro svolto prima del parto, con i corsi di accompagnamento alla nascita, con i libri, le conferenze e persino con questo articolo, possono avere un gran significato: una donna informata, consapevole, che comprende la funzione del dolore, è una persona più capace di gestire la situazione e la sensazione in parte inevitabile. Quando riflettiamo sui nostri valori, sui nostri desideri, quando rielaboriamo le esperienze passate, quando affrontiamo le nostre ansie o paure già prima del parto, allora abbiamo un’occasione per imparare ad ascoltare il dolore e a contenerlo, attraverso le strategie fisiche e affettive, per vivere il parto più profondamente, con fiducia nel proprio corpo, nel proprio bimbo e nell’ambiente che ci sta intorno.


di Nicoletta Bressan
Educatrice perinatale e insegnante di massaggio infantile AIMI.


P. Maghella, Organizzare e condurre un corso di preparazione al parto. Manuale pratico per operatori, Milano, RedEdizioni, 2005, pp. 226-230.
P. Maghella, M. Sartori, T. Catanzani, Q IAN Quaderno a schede per gli Incontri di Accompagnamento alla Nascita, Serle, Numeri Primi Editore, 2014, pp. 75-98.

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