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redazione | News

Rispettare l’intimità dei nostri bambini

21 Gennaio 2020

Molti adulti neanche si pongono la questione.
Una dimostrazione di questa noncuranza avviene, per esempio, alla scuola materna, dove generalmente i bambini devono fare i loro bisogni davanti a tutti (certo, per ragioni di sicurezza, ma avrei comunque qualcosa da obiettare).

Oggi sentiamo parlare continuamente di consensi e di autorizzazioni, ma quando si discute, invece, di rispetto dell’intimità dei più piccoli?

Anche se si tratta semplicemente di supervisionare i bambini per evitare imprevisti, possiamo considerare che obbligare un bambino ad andare in bagno davanti a molte persone sia una violazione del suo pudore. Pensate, per esempio, al disagio che provate quando vi dovete svestire davanti a un medico, o quando vi dovete spostare per i corridoi di un ospedale con il camice aperto sul retro.
Immaginate, ora, di dovervi liberare davanti ad altre persone, come vi sentireste?

Fare i propri bisogni davanti a qualcun altro non dovrebbe risultare imbarazzante perché è qualcosa di naturale, visto che siamo fatti tutti allo stesso modo. Ognuno però ha una propria sensibilità e un proprio senso del pudore; e anche se non siamo particolarmente riservati, non possiamo pensare che fare i propri bisogni in un luogo con porte aperte che si affacciano sul corridoio, dove passano gli altri bambini e il personale di servizio, sia normale e confortevole. Senza contare che, tra queste persone, ce ne saranno sicuramente alcune che ci intimidiscono o che noi non gradiamo. Questa situazione potrebbe farci sentire umiliati, anzi, ancora peggio, bloccati.
Del resto, molti bambini si trattengono dal fare cacca e pipì a scuola, in ragione, forse, di una mancanza di intimità e di igiene.

Aspettare il loro consenso

La società sta cominciando a capire che il corpo di un bambino appartiene a lui stesso, non all’adulto. Questo concetto non riguarda solo atti gravissimi, come gli abusi sessuali, ma anche, per esempio, i semplici baci.
Un bambino non è obbligato a dare un bacio a sua nonna per dirle buongiorno, neanche a sua madre o a suo padre… Molti adulti non sanno come gestire questo rifiuto senza iniziare una scenata, temendo di ferire i sentimenti altrui o di passare come cattivi genitori che crescono dei figli maleducati.
Non è necessario dare tante giustificazioni, basta precisare che il bambino ha bisogno di prendersi del tempo prima di dare un bacio e che ne darà uno quando ne avrà voglia, sarà più che sufficiente. Si può anche dire molto semplicemente che il bimbo non ama dare i baci. E vale lo stesso con gli abbracci, il solletico, le coccole ecc.
Non oseremmo mai toccare un adulto senza essere certi che lui sia d’accordo, mettiamoci nella stessa disposizione quando abbiamo a che fare con un bambino.

Se vogliamo dare un bacio a un bambino, chiediamogli semplicemente se è d’accordo. Facciamo lo stesso per gli abbracci, per il solletico, per gli altri giochi. Come con un adulto, conviene essere sufficientemente a conoscenza del bambino per sapere se sarà d’accordo con le nostre intenzioni e se quindi il nostro gesto non lo metterà a disagio.
Troppi bambini si fanno mettere le mani addosso da persone che non conoscono e a cui non importa il loro consenso, in qualità di genitori dobbiamo stare attenti alle reazioni dei nostri figli. Se il neonato inizia a lamentarsi o a piangere quando un amico lo tiene in braccio, non lasciamolo in questa brutta situazione, solo perché temiamo di ferire i sentimenti dell’adulto che lo sta tenendo, e riprendiamoci il nostro bebè che vuole stare tra le nostre braccia.

Proteggere dagli sguardi degli altri

Da piccoli, di solito, ai bambini piace stare nudi, non fanno attenzione agli sguardi altrui. Crescendo, nella prima infanzia, pian piano, sviluppano un senso di pudore più o meno marcato.
Essere attenti alla riservatezza di ogni bambino, tenerla in considerazione e rispettarla è importante e permette loro di evolversi senza imbarazzo, senza sentimenti di vergogna o mortificazione.
Per esempio, spogliarsi dal pediatra può essere umiliante per un bambino, soprattutto se il medico fa delle osservazioni poco gentili sul suo peso o sulla sua altezza.
Questa sensazione si accentua quando il ragazzino comincia a mostrare i primi segni della pubertà e vuole nascondere i peli o il petto che si sta sviluppando.
Ricordo di una visita dal pediatra da ragazzina: la dottoressa, senza avvertirmi, mi abbassò la biancheria per vedere se i primi peli avessero cominciato a ricoprire il mio pube: che umiliazione! E che violazione della mia intimità! Avrebbe semplicemente potuto domandarmi se avessi dei peli sul pube. Forse si aspettava una bugia? Ma anche l’avessi detta, sarebbe stata così grave?

Approfitto di questo episodio dal medico per parlare dello scappellamento dei maschietti: al di là del fatto che si tratti di un gesto inutile, a volte doloroso, se non addirittura dannoso, è chiaramente un attentato all’intimità del bambino. Molti dottori non se ne rendono conto (tutte le donne lo constatano durante una visita dal ginecologo): gli operatori non si accorgono che sia difficile svestirsi così. Forse pensano che, trattandosi di un bambino, questo non attribuisca importanza alla sua nudità o alla sua integrità, ma è ovviamente un ragionamento sbagliato.

Non dimentichiamoci che non è detto che se a casa un bambino ama saltare qua e là con il culetto all’aria, sia poi così disinvolto anche dentro lo studio di un medico. Se per effettuare degli esami il bambino deve svestirsi ma si rifiuta, andiamo con lui e spieghiamogli la necessità di farlo.

Non intromettersi

L’intimità non è solamente fisica, riguarda anche il nostro vissuto, i nostri pensieri, le nostre amicizie, i nostri amori, i nostri giochi e le nostre creazioni, i nostri gusti e le nostre abitudini.

Tutti abbiamo un nostro universo e non abbiamo voglia di farci entrare chiunque. Non mostriamo mai tutto, neanche a coloro che condividono la nostra vita, alcune cose sono solo nostre. Lo stesso vale per i nostri figli, anche se non sempre è evidente.

Mia figlia di 4 anni ha l’abitudine di raccontarsi delle storie ad alta voce; io facevo lo stesso quando ero piccola e non avevo minimamente coscienza del fatto che gli altri mi ascoltassero. Ero nel mio mondo e non consideravo ciò che c’era attorno a me o nella stanza accanto. Per mia figlia è lo stesso e quando si accorge che la osserviamo ci dice di non ascoltarla. Così ci siamo abituati a non guardarla in quei momenti e a fare astrazione di quello che lei racconta. Ricordo che una volta, da piccola, dopo essermi raccontata una storia a voce alta, mia madre mi chiese con tono divertito il seguito della storia: mi sentii mortificata. Mi accorsi così, per la prima volta, che loro mi ascoltavano! Mentre, per me, io ero sola nel mio universo.
È così che si sentono i bambini quando giocano o si raccontano le storie: sono in una bolla e non fanno più attenzione all’ambiente che li circonda.
Avete notato che quando gli parlate, in quei momenti, non vi sentono? Rispettiamoli e non interrompiamoli se non è necessario.
Accettiamo che, talvolta, non vogliano essere guardati, anche se a noi fa piacere osservarli mentre loro giocano. Accettiamo, anche, che non vogliano sempre dirci tutto. È un segno di rispetto ma anche di reciproca fiducia: una base indispensabile per una bella relazione.


Dalla rivista e blog Grandir Autrement, articolo di Camille Masset Stiegler
Traduzione di Elisa Gregorio