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I “papà canguro”

La pratica del babywearing è culturalmente associata alla femminilità, ma essere genitori è un atto d’amore, che non ha (e soprattutto non fa) distinzioni di genere.

Eppure, con molta probabilità, c’è ancora chi si stupisce dei papà che portano, dei papà che dedicano tempo e cure amorevoli ai loro piccoli proprio come fanno le mamme, e questo solo perché i papà che possono permettersi il lusso di accudire i figli (e le mamme) sono ancora una minoranza, soprattutto in Italia.
Sappiamo benissimo infatti quanto poco spazio sia concesso loro dopo una nascita: si pretende che tornino subito alla vita di prima, senza considerare quanto fondamentale sia il supporto che possono dare alla loro compagna nel post parto e che anche loro hanno la necessità di iniziare a creare un legame con il proprio bambino.

Cosa succede a un uomo quando diventa papà?
Non ha forse anche lui il desiderio continuo e costante di essere presente nella vita del suo piccolo?  Non sente forse anche lui il bisogno di proteggerlo e guidarlo?
Certo che si!

Il papà porta il figlio perché ama guardarlo negli occhi così come piace alla mamma, desidera condividere momenti e sensazioni, vuole avvicinarsi a un sorriso o godersi il calore del piccolo che dorme sul suo petto. È emozionante, intenso, tanto facile quanto pratico.

Lo guardi, questo papà, che sistema gli spallacci con calma, prende le misure, controlla che il supporto sia perfetto e aderente al suo corpo. Lo indossa, fa spazio al bambino, immaginando come possa stare comodo. Poi stringe ancora un po’ e infine cerca di velocizzarsi. Si tratta di pochi minuti, lo osservi mentre è impegnato in un momento tutto suo e sei curiosa di un uomo così preso da questa operazione.

Vedere questo papà prepararsi a portare suo figlio con il marsupio fa parte del quotidiano, ma ogni volta che capita di assistere a una scena simile, fermarsi a sbirciare è un’emozione troppo grande.

Siamo troppo abituati a immaginare la mamma che porta e spesso dimentichiamo che il babywearing è una filosofia di vita del genitore, non esclusiva della donna: è bello per la mamma ed è bello per il papà.

Regala una profonda sensazione di attaccamento con il proprio bambino; lega forte, rende una passeggiata magica, migliora un pomeriggio in famiglia. Essere un papà portatore non è una conquista (e non deve essere vista come tale), è amore puro, voglia di condividere momenti in famiglia con spensieratezza, senza luoghi comuni o pregiudizi, solo con il forte desiderio di godersi i mesi più belli insieme al proprio figlio, con le stesse possibilità e lo stesso tempo di una mamma.

Ecco perché, sempre più frequentemente, si incontrano papà che pretendono di accompagnare le loro compagne in tante fasi della gestazione: accompagnarle a una visita, informarsi e documentarsi sui metodi più naturali ed efficaci per crescere un bambino, imparare una legatura in fascia così da essere pronto al momento dell’arrivo del bambino.

La sensazione quindi è quella di una figura paterna che assume un ruolo sempre più importante e consapevole nel percorso di crescita dei figli. Proprio per questo motivo il portare può rivelarsi un’attività preziosa con benefici incredibili per tutti. Genera condivisione tra i genitori sulle sensazioni provate, sullo sviluppo del bambino e sugli effetti positivi che offre a ognuno di loro. È uno stimolo per il confronto, ma soprattutto permette di creare uno spazio personale e intimo con il proprio bimbo perché sviluppa un aspetto fondamentale nella crescita: la complicità padre-figlio.

Diventare un “papà canguro” sarà emozionante ed entusiasmante, proprio come diventare un genitore.


di Zuhal Kaykac Messora
Consulente del Portare certificata.

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