La funzione dell’abbraccio

Nello scorso articolo ci siamo lasciati pensando a come poter incontrare e riconoscere l’Altro nel neonato e nel bambino, semplicemente attraverso i gesti di cura.


Oggi parleremo dell’atto di prendere in braccio come prototipo di questi gesti.

Esso infatti presuppone una manipolazione del piccolo, un sostegno, un contenimento che possono infondere sicurezza e benessere immediati, lasciando una traccia eterna nei bambini.

Nel momento in cui ci accingiamo a fare questo movimento dovremmo, per prima cosa, riconoscere che stiamo andando ad agire con un’altra persona e non su un’altra persona (ho omesso il riconoscimento del fatto che il bambino, per quanto piccolo, è un’altra persona, non un’estensione di noi o una cosa non meglio definita: questa è una riflessione che spero sia compiuta a priori).
Ciò significa che l’altra persona ha una volontà e un modo di interagire; per esempio, se io mi avvicino a un bambino e, semplicemente, lo prendo mentre sta giocando in autonomia, con molta probabilità il piccolo protesterà perché ho interrotto quello che stava facendo.
Quindi il modo più adeguato di prepararsi a questo gesto è, quantomeno, avvisare, o ancor meglio spiegare le modalità e la motivazione: «Amore, sto per prenderti in braccio perché ora dobbiamo prepararci per uscire».


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Certo, un bimbo di due anni potrebbe comprendere questo messaggio, ma cosa capirà mai un neonato di quello che stiamo dicendo?

Vi sorprenderà sapere che il semplice atto di rivolgersi direttamente al bambino cercando di ingaggiare lo sguardo, il nostro tono e i movimenti messi in atto, sono progressivamente interiorizzati e processati dai piccoli come parti di sequenze motorie, tanto che, nel tempo, anche i più piccini inizieranno a riconoscere quelle specifiche frasi e quegli specifici gesti come precursori dell’atto di essere presi in braccio. Approfondiamo questa tematica.

Le reazioni di anticipazione sono delle strategie posturali che noi tutti avviamo, prima di iniziare un movimento, per evitare di sbilanciarci e di cadere.
È dimostrato che i bambini sono in grado di attuare queste strategie già a tre mesi di vita, quindi di capire che li stiamo per prendere in braccio.

Ma perché un bambino così piccolo avrebbe necessità di mettere in atto strategie posturali per evitare di cadere, se siamo noi a prenderlo e sostenerlo?
Dobbiamo pensare al bambino come a un sistema in sviluppo, che impara e integra giorno per giorno porzioni di movimento fino al momento in cui riuscirà competentemente a unirle per realizzare un gesto o uno spostamento (per esempio afferrare o girarsi).
La coordinazione oculo-motoria, la percezione e l’azione nell’ambiente in cui il bambino si trova, il rafforzamento della muscolatura, le modificazioni nella postura, l’uso dei riflessi e l’integrazione degli stessi nel movimento avvengono progressivamente, proprio grazie all’azione che i piccoli possono mettere in campo giorno dopo giorno.
Le ricerche ci dicono che i piccoli sono in grado di compartecipare alle azioni che gli altri rivolgono loro già molto prima di riuscire ad agire in prima persona nell’ambiente e che, proprio tramite le azioni eterodirette, possano arrivare ad agire deliberatamente in un secondo momento.

L’azione dell’adulto di prendere in braccio il bambino è quindi parte di questo sviluppo motorio e anzi può favorire il bambino nella sua esplorazione e acquisizione degli step fondamentali.

Vediamo quindi qui riassunta la nascita dell’indipendenza: a partire dai primi gesti motori subìti, poi compartecipati, poi espletati direttamente, il piccolo arriva progressivamente all’autonomia fisica, la quale racchiude in sé anche la formazione di uno psichismo individuale.

Questi studi sulla genesi del movimento gettano allora nuova luce sulle teorie che affrontano la nascita dell’Io del bambino attraverso le cure genitoriali. Mi riferisco, in particolare, a teorizzazione di Donald Winnicott sull’holding [letteralmente sostegno ndr] e l’handling materno [manipolazione ndr], che riassumo brevemente qui di seguito.

Winnicott ritiene che l’integrazione dell’Io nel tempo e nello spazio dipenda dal modo in cui la madre tiene, sostiene, contiene il piccolo (holding). Si parla di una funzione materna primaria interpretabile in senso molto fisico, cioè il modo in cui la mamma tiene in braccio il bambino e lo contiene nel dispensare le cure per rispondere ai suoi bisogni fondamentali, ma anche di come, dal punto di vista psichico, il contenimento fornisce un confine utile al bambino per trovare il raggio entro cui definirsi come essere vivente a sé stante.
Successivamente, sempre secondo Winnicott, la personalizzazione dell’Io dipende dal modo in cui il bambino viene manipolato (handling), cioè spostato, sostenuto, cambiato, pulito (ma anche carezzato e massaggiato) in ogni sua parte e in tutte le parti del corpo dell’insieme, garantendo al piccolo la possibilità di formare e arricchire il suo schema corporeo personale.

Il bambino si sviluppa quindi in modo unitario (mente, corpo e spirito nel medesimo momento) tramite le funzioni più fondamentali che sono richieste, dalla nascita, per la sua sopravvivenza.

Possiamo ormai facilmente capire quale universo si celi dietro il semplice atto di prendere in braccio: in esso è condensata la totalità della cura che pone le basi per il movimento e per la formazione del sé, per lo sviluppo totale di una persona.
Per tale motivo, quando ci accingiamo ad avviare questo importantissimo gesto, fermiamoci un istante e mettiamo tutta la nostra attenzione sul bambino che abbiamo di fronte; onoreremo così la sua persona nell’atto di formazione e definizione quotidiana e porremo le basi per incontrarla dal profondo di noi stessi, come persone altrettanto in via di definizione e in cambiamento continuo.


di Nicoletta Bressan
Educatrice perinatale e insegnante di massaggio infantile AIMI.


Bibliografia:
G.S. Goodman, M.M. Haith, C. Hazan, Expectation and Anticipation of Dynamic Visual Events by 3.5-Month-Old Babies, in Child Development, vol. 59, n. 2, Aprile, 1988, pp. 467-479.
V. Reddy, G. Markova, S. Wallot, Anticipatory adjustments to being picked up in infancy, 2013 [https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0065289]
D. Winnicott, L’integrazione dell’Io nello sviluppo del bambino, in Sviluppo affettivo e ambiente, Armando, Roma, 1979.

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