Cinque mantra da ripetersi quando si è sul punto di scoppiare

I vostri bambini vi spingono al limite, superano il limite, urlano, la tensione sale, vi sentite sul punto di scoppiare?

Niente panico, succede a tutti.

Anche a quei genitori che scrivono articoli felici sui blog, a quelli che postano le foto dei loro bambini calmissimi o le loro intenti a seguire tutti i corsi possibili sul mantenere la calma.

Scoppiare è umano. Prendete un elastico, a forza di tirarlo, finirà per cedere: i genitori sono così.

Si tratta di qualcosa di inevitabile? Ovviamente no.
Esistono strumenti per anticipare la crisi o, se la crisi è già in atto, per risolverla.

Vi svelo cinque mantra… testati  e approvati in qualità di madre di una famiglia molto numerosa.

Non pretendo di avere la formula magica, ma queste piccole frasi mi aiutano un po’ di più ogni giorno. Quindi ho deciso di condividerle con voi, sperando che vi possano ispirare.
Educazione positiva, VEO (violenza educativa ordinaria), CNV (comunicazione non violenta), gentilezza, eccetera: espressioni di tendenza da qualche anno a questa parte e che possono, inconsciamente, risvegliare molti sensi di colpa quando ci troviamo sul punto di scoppiare.

Vi svelerò un segreto: nessun genitore può dire di non aver mai perso il controllo.
Crescere dei bambini a volte è faticoso. La mancanza di sonno, le continue richieste, la routine che si ripete cinque, dieci, venti volte al giorno, il chiasso, le crisi, la rabbia che sale, il conflitto che si crea.
Tutto questo può dipendere dalla nostra pazienza, dalla nostra personalità, dall’immagine che ci siamo fatti di noi stessi, sia come individui sia come genitori.
La genitorialità è in grado di spingerci al limite di noi stessi, in uno spazio dove troviamo la rabbia, la fatica, i rimpianti e anche i ricordi d’infanzia ed è difficile, talvolta, lottare contro queste emozioni altalenanti.
Ho sei figli e con loro ho pian piano imparato ad affrontare alcune situazioni difficili per me sia emotivamente che fisicamente. Soprattutto grazie ai miei mantra, piccole frasi che mi ripeto e che mi permettono di calmarmi un po’ e di ripartire più serena, prima di piombare di nuovo nel quotidiano.

Passerà, tutto passerà

È difficile da credere quando abbiamo la testa nel mirino, ma tutto passa, davvero tutto.
Passano le notti dimezzate o saltate, i toast schiantati a terra, i lacci delle scarpe da riallacciare, il naso da soffiare, i bagni da fare al cane, i doveri che bisogna incastrare. Vi assicuro che passerà tutto.
Questo è l’insegnamento principale che ho imparato dalla prima infanzia dei miei due figli più grandi: hanno ormai 15 e 13 anni e la fatica, l’alzarsi dal letto la notte, ripetere ogni cosa da capo, tutto è passato e ora riguarda anche loro, o meglio, ora fanno la loro parte e mi aiutano nella quotidianità della famiglia.
Quindi, quando la purea finisce per terra o ci sono le lenzuola del lettino da cambiare in un orario imprevisto, mi ripeto il mio mantra “Passerà, tutto passerà”.

Vivi il momento presente (anche se sei sporco di purea)

Il genitore è un essere affascinante e ambiguo, che coltiva una strana capacità di andare in estasi davanti alle foto dei primi mesi di vita del figlio dicendo: “quel periodo passa troppo in fretta”.
Invece quando vive quei primi momenti pienamente, gli sembra veramente un periodo durissimo ed eterno, tanto da non vedere l’ora che il neonato finalmente cresca.
Mi sono resa conto con il tempo dell’assurdità di tutto ciò. Allora ho cercato di invertire la rotta: ho scelto di approfittare il più possibile del momento presente per non avere rimpianti.
Vivo il momento presente e non la nostalgia del momento “anticamente presente” che ho lasciato scivolare via troppo velocemente, per impazienza o per stanchezza.
Riuscite a cogliere la differenza? L’esercizio non è sempre facile, è vero. Ma ci permette di distaccarci dalla situazione, di vedere i contrasti con filosofia e soprattutto di allentare la pressione.

Faccio il massimo che posso al momento, anche se ho il minimo

Non è importante essere perfetti in ogni istante, ma è importante fare tutto quello che possiamo fare in ogni istante.
Non siamo sempre in grado di dedicare il nostro tempo, di sorridere, di essere pazienti o di dare amore allo stesso modo anche quando siamo stanchi o esausti.
Prendete un limone spremuto, svuotato di tutto il suo succo: vedete che non può fornirci la stessa quantità di succo di un limone intatto? E perché? Perché, molto semplicemente, non può.
Ebbene noi siamo così. Quando siamo svuotati della nostra energia non possiamo spenderla per gli altri, è logico, bisogna prima ricaricarsi. Se il limone spremuto ha ancora una goccia di succo da dare, la dà; se lo fa, offre, dopo tutto, tutto se stesso, la stessa “quantità” di un altro limone intero che renderà invece mezzo bicchiere di succo: ognuno ha dato il massimo.
Non bisogna colpevolizzare chi ha reso una sola goccia, non può fare di più in quel momento, e non è poi così grave.

Bambina, non è la tua storia, va tutto bene

Ho scritto bambina, ma in realtà quando ripeto questo mantra dico il mio nome e penso che sia importante formularlo così: “piccola Milena, questa non è la tua storia, va tutto bene”.
Perché? Perché è essenziale occuparsi di quello che si chiama il proprio bambino interiore, e che io preferisco chiamare “la piccola me”: questa piccola bimba bionda con gli occhi blu, intelligente, timida e riservata (per quel che mi riguarda).
Perché, secondo voi, i nostri figli sono capaci di spingerci a stati d’animo impossibili, di farci perdere le staffe, di trasformarci in esseri urlanti?
Non sono i bambini a esserne responsabili, ma le loro azioni che rivelano inconsciamente in noi delle dinamiche che abbiamo vissuto da bambini: l’errore, la paura, la rabbia, le crisi, la punizione, l’angolino, la sculacciata o a volte lo schiaffo. Quando tra un genitore e un bambino i toni si alzano, il genitore gioca una sorta di doppio ruolo senza rendersene conto: quello di un adulto, che pensa di dover imperversare o almeno ristabilire la situazione; e quello del bambino nascosto dentro di lui che ha paura, che non ne può più delle urla, che non sa come gestire la situazione.
Non trovate sia davvero complicata recitare questa doppia parte?
Allora, quando sono a pezzi, comincio con il calmare la tempesta interiore che agita la piccola bambina che ero. Questa tempesta di emozioni è legittima e ha bisogno di essere guarita, capita, perché se viene ignorata paralizza in un certo senso la mia reazione di genitore. Essendo repressa, si mischia al mio ruolo di genitore creando così un’esplosione: le urla, l’esasperazione, le parole che non voglio dire. In pratica, divento una pazza!
Cominciate a calmare il vostro bambino interiore, a dirgli che quello che sta succedendo non lo riguarda direttamente e che è al sicuro ora. Poi occupatevi di vostro figlio come fareste con il vostro “io” bambino.

You deserve the best, you are enough (meriti il meglio perché vali)

Quando si diventa genitori, si ha la brutta abitudine di dimenticarsi di noi stessi, di considerarsi come non prioritari. O molto peggio, ci si colpevolizza quando ci si prende un momento di relax o ci si toglie un piccolo piacere. Questo non si deve fare, mai!
Facciamo il meglio che possiamo e meritiamo di avere dell’attenzione in cambio, del tempo per noi stessi, meritiamo di fare degli acquisti per noi stessi e non sempre per nostro figlio, meritiamo di farci un bagno in silenzio.
Penso che sia veramente essenziale non dimenticarlo quando si diventa madri, perché il tempo e i piaceri che ci prendiamo per noi,  si riflettono sugli altri. Una madre riposata, sia nel corpo che nella mente, felice, realizzata, è meglio di una madre stanca, frustrata, trascurata, sciatta. O no? Bene, ora sapete ora cosa dovete fare!


Dalla rivista e blog Grandir Autrement, articolo di Milena Poncik
Traduzione di Elisa Gregorio

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