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Marco Pacori | Salute del bambino

Mascherina obbligatoria per i bambini: è rischio autismo funzionale?

23 Settembre 2020

La mascherina è diventata il simbolo del cambiamento delle abitudini sociali da quando il governo italiano, lo scorso marzo, ha deciso di imporne l’uso con il decreto legge “Cura Italia”.
Senza entrare nel merito dell’efficacia di questo accessorio e dei suoi possibili effetti negativi per la salute, va sottolineato che niente è stato detto sull’impatto psicologico della mascherina, specie nei bambini.

Alcune considerazioni preliminari

Partiamo,  quindi, da alcune considerazioni preliminari: la mascherina copre buona parte del viso, impedendo il riconoscimento, l’interpretazione e l’imitazione delle espressioni facciali.
Secondo i più eminenti studiosi di quella branca della psicologia nota come “linguaggio del corpo”, la mimica facciale è uno degli aspetti più importanti della comunicazione umana. Il viso è responsabile della condivisione non solo di pensieri o idee, ma soprattutto di emozioni.

Questa mimica è innata e universale, ma la sua comprensione va “allenata” attraverso le interazioni interpersonali. Le indagini con la Brain imaging hanno messo in luce che negli adulti la percezione delle espressioni facciali viene elaborata da un circuito costituto da tre aree corticali: il giro fusiforme (FG), l’area del viso occipitale (OFA) e il solco temporale superiore (STS); inoltre, questo circuito è in connessione con l’amigdala (il cervello emotivo) e con la corteccia orbito-frontale (la regione cognitiva).

Lo stesso non vale per i bambini, nei quali queste aree appaiono solamente “abbozzate”. Similmente, alla nascita le connessioni fra amigdala e corteccia orbito-frontale sono pressoché inesistenti, e si evolvono con lo sviluppo e attraverso l’interazione con gli altri.

La mascherina obbligatoria per i bambini e l’analfabetismo emotivo

Indossare le “bardature” durante gli scambi con gli altri bambini nel periodo scolastico, non solo provoca una sorta di analfabetismo emotivo, ma può potenzialmente determinare una riduzione irreversibile del volume delle aree citate.
Le conseguenze sono quindi drammatiche, soprattutto perché questa condizione rischia di compromettere lo sviluppo emotivo e relazionale dei bambini rendendoli inbiti, diffidenti e incapaci di provare sentimenti e empatia.

Il volto non comunica solo le emozioni o le intenzioni, ma principalmente l’identità.
Distinguere un viso e le sue fattezze è talmente importante che nel cervello umano esiste una regione preposta a questo solo compito, tanto che questa area non si attiva se osserviamo, per esempio, una macchina o un telefonino: si tratta dell’area fusiforme facciale (FFA). La sua evoluzione è legata all’età dello sviluppo, per cui se in questa fase della vita, a causa della mascherina, il volto resta coperto durante la maggior parte delle interazioni sociali con compagni di scuola, amici e insegnanti, il rischio è che l’area fusiforme facciale si atrofizzi.
Di conseguenza il bambino o il ragazzo non sarà più in grado di distinguere un viso dall’altro, di crearsi un’immagine di sé e di riconoscere i tratti che distinguono il genere sessuale: in pratica, il giovane crescerà asessuato, senza identità e senza capacità di capire con chi ha a che fare.

Disabilità e deficit da mascherina

L’abitudine a indossare la mascherina espone i bambini a un rischio di deficit percettivo.
Questa “disabilità” provocata dall’uso protratto della mascherina in età evolutiva comporta per il bambino l’incapacità di sviluppare i valori di base della vita sociale, come empatia, sincerità, altruismo, solidarietà, fiducia, fedeltà e amore, che altro non sono che le molecole che costituiscono, nel loro insieme, lo spirito di aggregazione e la formazione dei legami.
I bambini privati di identità e della capacità di esibire e comprendere le emozioni non saranno in grado di creare, a loro volta, una propria famiglia, causando un disfacimento dell’intero tessuto sociale.

Ovviamente, non esistono studi che dimostrino che i bambini non sviluppino la capacità di distinguere i volti se questi vengono coperti dalle mascherine per un periodo prolungato (probabilmente ci saranno fra 5 o 6 anni se la situazione non cambia). Sappiamo però che un’altra facoltà affine, le capacità linguistiche, deve essere appresa in tenera età e  si affina con l’interazione sociale (in modo analogo alla capacità di distinguere le fattezze di un volto e di riconoscere e interpretare la mimica facciale): lo hanno dimostrato i linguisti Judit Gervain e Janet Werke nel loro studio dal titolo How Infant Speech Perception Contributes to Language Acquisition pubblicato su Language and Linguistics Compass.
Bambini allevati da altre specie (lupi, cani o scimmie ecc.) e poi introdotti in società, hanno dimostrato di non essere in grado di recuperare la capacità di comprendere e utilizzare il linguaggio, se non in modo rudimentale.


di Marco Pacori
Psicologo e psicoterapeuta.


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