• 0 Elementi - 0,00
    • Il carrello è vuoto.
L’homeschooling e il tempo dell’apprendimento naturale

Il tempo dell’apprendimento naturale è molto diverso da quello dello studio di tipo scolastico: è lento, circolare, silenzioso, gioioso, vuoto, interiore e intimo.
Nunzia Vezzola, docente e mamma homeschooler, in questo articolo ci spiega perché si definisce “naturale” e perché è un tempo così differente dai ritmi frenetici a cui ci ha abituati la nostra società.

L’importanza del silenzio

Una caratteristica importante del tempo dell’apprendimento naturale è il silenzio: è il momento in cui tacciono le parole e gli stimoli che distraggono, si spengono i riflettori delle proposte del mondo adulto. È il trionfo della fissità della concentrazione che si sottrae all’incalzare delle sollecitazioni per dedicarsi interamente a un viaggio tutto interiore, quello dell’esplorazione, dell’ascolto, del ragionamento, della sperimentazione.
Non quindi l’assenza di rumori, o di suoni, o di voci, ma l’annullamento dei fattori che distolgono l’attenzione dal fulcro principale.
Infatti i ragazzi riescono a immergersi completamente nell’esperienza di apprendimento solo quando l’adulto rispetta questo processo intenso e lascia loro il tempo per concentrarsi su ciò che stanno facendo.

Certo, la conosciamo tutti la tentazione che ci prende, per strada, al museo o a una fiera, di attirare l’attenzione del bambino su ciò che ci pare più degno di nota. Sappiamo quanto è difficile resistere! Eppure è necessario farlo, perché in apprendimento naturale il bambino impara con i suoi ritmi e attraverso dei percorsi assolutamente personali. Attirare la sua attenzione su qualcos’altro, significa distrarlo da ciò che lo sta interessando.

Un tempo circolare che procede per tentativi

Il tempo dell’apprendimento naturale è un tempo circolare perché il bambino tendenzialmente rielabora a lungo e ripete più volte i propri tentativi (proprio come fa uno scienziato), per correggere le proprie ipotesi iniziali, migliorarsi, oppure per confermare e consolidare le conoscenze acquisite, o ancora per scoprire variabili e aspetti sempre nuovi dello stesso fenomeno. Questo continuo ricominciare e riprovare è un processo importante, impegnativo e veramente in linea con il metodo scientifico, perciò va rispettato e sostenuto.
Ecco perché i bambini rileggono (o ci chiedono di rileggere) cento volte lo stesso libro, o riguardano venti volte lo stesso film, ecco perché ripetono lo stesso gioco all’infinito, o rifanno lo stesso gesto senza mai stufarsi, trovandoci anzi sempre qualcosa di interessante.
Non è così che fanno quando imparano le prime parole? Le ripetono fino a stufarci; è così che siamo programmati.

Tutti, d’altronde, abbiamo fatto l’esperienza di riscoprire un libro sotto una luce nuova a una seconda lettura, o di rivalutare un film già visto. Per i più piccoli non è diverso.
Niente paura, quindi, se sembrano oltremodo ripetitivi: fa parte di questo approccio all’apprendimento.

Non solo, ma i ragazzi in apprendimento libero spesso ritornano ciclicamente sui grandi temi che li appassionano: c’è il tempo, poniamo, degli Egizi, in cui è quasi un’idea fissa, poi arriva il momento, diciamo, dei delfini. Ma non è escluso che prima o poi l’attenzione del ragazzino torni a focalizzarsi sugli Egizi, per sviscerare ulteriori aspetti.

Il piacere della scoperta

Il tempo dell’apprendimento naturale è un tempo di piacere e di soddisfazione.
Ovvio, imparare equivale a soddisfare un istinto, un bisogno primordiale, quindi procura piacere.
Per noi adulti, cresciuti separando nettamente il piacere dal dovere, abituati ad associare lo studio alla fatica, all’impegno e alla rinuncia, questo è uno degli aspetti più difficili da elaborare: vediamo i nostri figli che si divertono, magari persino che giocano, ed ecco che automaticamente ci scatta il bisogno di intervenire per porre fine a questa “perdita di tempo”.
Eppure conosciamo l’entusiasmo di una scoperta, la soddisfazione di una conferma, la gioia di una conquista. A tutti è capitato di esultare, di gridare “Wow!” e dobbiamo sforzarci di non impedire che succeda ad altri.

È un tempo di vuoto, inteso come assenza di stress, di impegni, di appuntamenti e di orari da rispettare. È un momento in cui niente e nessuno ci ricorda che abbiamo altro da fare, che qualcuno ci aspetta o che dovremmo dedicarci a qualcosa di diverso. Agenda vuota, senza sensi di colpa, senza se e senza ma.
La concentrazione e le energie sono tutte puntate sull’apprendimento, naturalmente!


di Nunzia Vezzola
Docente di scuola superiore e socia fondatrice dell’Associazione Istruzione Famigliare – www.laifitalia.it.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Accetto i Termini e Condizioni e la Privacy Policy

×