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La mascherina protegge davvero?

La mascherina usata per proteggersi dal coronavirus è davvero efficace o è solo un feticcio (peraltro non privo di rischi) al quale attribuire un effetto placebo?
È del 3 novembre l’ultimo DPCM, l’ultima delle scosse che, come quelle alle cavie del biologo Henri Laborit, hanno lo scopo di educarci alla percezione dell’impotenza: se c’è possibilità di fuga o anche di combattimento c’è salvezza, se invece c’è inazione e congelamento, allora si sviluppa la malattia. E noi siamo nel congelamento.

Colui che controlla il respiro controlla la mente,
colui che controlla la mente controlla il respiro.
Upanishad

Spettatori di noi stessi

La recente interpretazione restrittiva della “nota” all’ultimo DPCM imporrebbe la mascherina anche in condizioni di staticità e anche con mantenimento della distanza considerata di “sicurezza” dal mantra di regime, con buona pace dell’ennesima dissonanza cognitiva in perfetto stile orwelliano che ne deriva (se la distanza non serve, da imbavagliati i bambini potranno finalmente tornare ad abbracciarsi? e se non possono abbracciarsi, allora potranno finalmente tornare a respirare?).

Da notare il progressivo scadimento nella qualità e autorevolezza degli strumenti regolativi, tutti atti amministrativi che illegittimamente vorrebbero regolare ciò che è invece riserva di legge, esautorandone la sede che è il Parlamento: dai DPCM (che, oltre alla nostra Carta Costituzionale, contravvengono in un colpo solo a una serie di convenzioni internazionali tuttora vigenti, dalla Convenzione di Oviedo al Codice di Norimberga, dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo alla Dichiarazione di diritti del Fanciullo) si passa alle ordinanze comunali e ora alle “note” diffuse in anteprima da un giornalismo che è passato in un battibaleno dal ruolo di watchdog, cane da guardia della democrazia, a quello di lapdog, cagnolino da salotto del potere, come uno spoiler dell’ennesima puntata del Truman Covid Show in cui tutti noi siamo al contempo Truman e inerti e infantilizzati spettatori di noi stessi.

Oltre all’illegittimità giuridica della “nota” (essendo la presunta e non provata discussione in merito da parte del CTS, successiva alla emanazione dello stesso DPCM), essa ha spinto se possibile un po’ più in là il limite della violabilità della persona umana e soprattutto dei nostri figli, che sono il futuro asfissiato e scientemente idiotizzato dell’umanità tutta, secondo la classica finestra di Overton oppure tramite la gradualità della manipolazione chomskiana ovvero più semplicemente la strategia della rana bollita1: è ufficialmente vietato respirare.

I limiti della mascherina

Sulla dubbia utilità e innocuità della mascherina (presupposti necessari a qualunque trattamento sanitario imposto e la mascherina lo è), simbolo per eccellenza della pandemia2, la letteratura scientifica è ormai vastissima e tuttavia si continua a ignorare o, peggio, censurare.

Quanto all’inutilità, poche righe: non solo è del tutto inutile per il Coronavirus (che in quanto nanoparticella solo un ingenuo penserebbe di poter filtrare, come voler fermare una zanzara con una inferriata, mutuando una efficace metafora proposta da molti esperti del settore), ma persino controproducente in quanto, come già ad aprile ammonivano gli esperti3 di medicina ambientale dell’ISDE, aumentando frequenza della respirazione e spingendo la carica virale in profondità, gli infetti da Covid19 non solo diventano più infettivi per gli altri, ma peggiorano le proprie condizioni cliniche; ovvero, come più recentemente ribadito dal dottor Alberto Donzelli4, la mascherina aumenta le possibilità di ammalarsi e può trasformare un asintomatico (un sano) in un sintomatico (un malato) imponendo una respirazione più profonda (cioè alveolare, laddove le difese sono minori) per cui la persona “si fa da sola i cicli di amplificazione dei virus”; o ancora, come dimostra lo studio cinese fatto ad Hubei, forse l’unico ad aver esaminato l’utilità delle maschere mediche in condizioni ospedaliere di epidemia Covid, le cui sorprendenti conclusioni sono che chi indossava le maschere nel momento di esposizione ha contratto l’infezione con una percentuale molto maggiore (il 78% dei casi infetti indossava maschere chirurgiche).

I rischi della mascherina

Quanto alla non innocuità della mascherina invece le prove sono imponenti.
Ipossia (carenza di ossigeno), ipercapnia (eccesso di anidride carbonica) e quindi acidosi cellulare (già nel 1931 il premio Nobel Otto Warburg scopriva che fra le cause del cancro vi erano proprio ipossia e acidosi cellulare) forzando la continua re-inalazione dei rifiuti cellulari; senza contare l’autoinfezione costante poiché la maschera (di qualunque tipo) costituisce perfetto terreno di coltura di batteri, virus, funghi, lieviti, protozoi e patogeni di ogni sorta, come peraltro documentato da vari test fra cui quello condotto da un laboratorio svizzero sulle mascherine di alcuni pendolari trovandovi fino a un milione di colonie batteriche, inclusi stafilococchi responsabili di meningiti e polmoniti (non male per un presidio che dovrebbe preservarci da una polmonite), oltre a muffe e lieviti.

Le mascherine possono essere molto pericolose e, nei bambini, persino letali.
Sono cronaca: la morte di due ragazzini cinesi uccisi dalla mascherina durante l’ora di educazione fisica, il caso della tredicenne di Aosta che ha rischiato di morire per ipercapnia ed è entrata in coma per due settimane a causa della mascherina, quello del bambino delle elementari nel veronese che è svenuto e si è ferito dopo aver portato la mascherina a scuola. Ma è il pianto del dottor Bodo Shiffmann, mentre grida che un terzo bambino sarebbe morto in una settimana a causa della mascherina in Germania, Kinder sterben! (“I bambini stanno morendo, accidenti! Questo non può accadere! Voi dovete uscire in strada, genitori e insegnanti! Sarete voi i colpevoli, non il ministro della salute!”), a darci la misura della gravità del crimine dell’imposizione della mascherina ai nostri figli.


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Le conseguenze sul cervello dei bambini

Crimine contro l’umanità, secondo la neurologa tedesca Margarite Griesz-Brisson (membro dell’Alleanza Mondiale dei Medici lanciata dalla ACU2020), il cui monito rappresenta il più importante contributo (trovate qui una trascrizione italiana del video doppiato in inglese) alla comprensione della pericolosità della mascherina: i danni causati al cervello di un bambino dalla privazione di ossigeno dovuta all’uso della mascherina sono gravi e soprattutto irreversibili.
Come spiega Griesz-Brisson, scampata alla dittatura di Ceaușescu, le cellule nervose dell’ippocampo non possono sopravvivere per più di tre minuti senza adeguato apporto di ossigeno. Quelle cellule che muoiono non torneranno più e saranno perdute per sempre:

«I sintomi acuti della carenza di ossigeno sono mal di testa, sonnolenza, vertigini, problemi di concentrazione, tempi di reazione rallentati. In altre parole, limitazioni nel funzionamento cognitivo. Quando la privazione è cronica, questi sintomi scompaiono perché ci si abitua. Ma la vostra efficienza sarà comunque compromessa e la carenza di ossigeno nel cervello continuerà a progredire. Sappiamo che le malattie neurodegenerative hanno una progressione che richiede anni e persino decenni. Ciò significa che se oggi dimentichi il tuo numero di telefono, la degradazione del tuo cervello è iniziata 20 o 30 anni fa. Quando pensate di esservi abituati alla mascherina e a respirare la vostra stessa aria espirata, i processi degenerativi nel cervello, intensificati dalla mancanza di ossigeno, continuano a crescere […]. Il secondo problema del cervello è che le cellule nervose non si dividono o si dividono quasi per niente. Ciò significa che se anche il governo ci permettesse generosamente di liberarci delle mascherine e di respirare di nuovo ossigeno tra qualche mese, le cellule nervose perdute non saranno recuperate attraverso la divisione cellulare. Ciò che è andato è andato […]. Per i bambini e i giovani le mascherine sono un assoluto no-no. Il loro cervello è così follemente attivo, ha così tanto da imparare. Il cervello di un bambino o di un adolescente ha sete di ossigeno. Privare il cervello di un bambino o di un adolescente dell’ossigeno o anche limitarlo non solo è pericoloso per la salute, ma è assolutamente criminale. La mancanza di ossigeno inibisce lo sviluppo del cervello e i danni che ne derivano non possono essere invertiti. Il bambino ha bisogno del cervello per imparare. E il cervello ha bisogno di ossigeno per funzionare. Non abbiamo bisogno di una sperimentazione clinica per questo, questa è una fisiologia semplice, semplice ma indiscutibile. La carenza di ossigeno indotta deliberatamente e specificamente è un deliberato e intenzionale pericolo per la salute e una controindicazione medica assoluta».


Il bambino naturale consiglia...

Le affermazioni degli esperti

A proposito di mirabolanti certezze degli stessi “scienziati” che ora impongono il bavaglio:  

«Le mascherine ai sani non servono assolutamente a niente, non danno nessuna protezione nei confronti dei virus che penetrano attraverso quei fogli di garza. È solo una paranoia che la gente utilizza in maniera impropria».
Walter Ricciardi, marzo 2020

«I virus sono piccolissimi, sono un centesimo delle dimensioni di un globulo rosso e in un millimetro cubo ci sono 4-5 milioni di globuli rossi, quindi passano attraverso qualunque cosa. Per le persone che stanno bene non c’è bisogno della mascherina».
Roberto Burioni, marzo 2020

«In questo momento negli USA le persone non dovrebbero girare con le mascherine. Non c’è motivo di andare in giro con la mascherina»
Anthony Fauci

Fauci si spinge oltre e aggiunge (in un video che, come molti altri che informano sui rischi della mascherina, non si trova più grazie alla censura): 
«Quando sei nel mezzo di un’epidemia, indossare una mascherina può far sentire le persone un po’ meglio e potrebbe eventualmente bloccare le goccioline ma non fornisce la protezione perfetta che la gente immagina e spesso può causare conseguenze indesiderate».

La mascherina come feticcio

Far sentire meglio, far sentire al sicuro, parte del branco assoggettato al termitaio? 
La mascherina è un simbolo di sottomissione e sudditanza, mito e feticcio, su questo non si discute.  Il mondo deve essere ammutolito.
A questo pensavo qualche tempo fa quando sono entrata in un negozio di alimentari e la ragazza dell’ortofrutta mi fissava incuriosita il foulard: “è bello, è leggero… riesco a leggerti il labiale”. T. è sordomuta, per lei il mondo ora è davvero muto.

Ma che la mascherina sia solo un simbolo, un richiamo all’ordine, lo hanno ammesso, sorprendentemente, sia il nostro Alberto Villani del sedicente Comitato Tecnico-Scientifico («L’obbligo di indossare la mascherina all’aperto è un richiamo. Non importa se scientificamente ha senso oppure no. È un segnale di attenzione per noi stessi e per la comunità»), sia il New England Journal of Medicine che ha definito la mascherina simbolo, amuleto che può far sentire meglio dando un senso di fiducia («It is also clear that masks serve symbolic roles. Masks are not only tools, they are also talismans that may help increase health care workers’ perceived sense of safety, well-being, and trust in their hospitals»).

Un amuleto, certo, ma invertito, simbolo del Nuovo Ordine Mondiale.
Tutto è simbolo e lo è anche il coprifuoco, misura di guerra adottata in tempo di pace (ma la pace è guerra nella neolingua di George Orwell) sul cui significato passerà tristemente alla storia l’infelice commento dai toni paternalistici dell’immunologa Viola:

Il coprifuoco non ha una ragione scientifica ma serve a ricordarci che dobbiamo fare delle rinunce, che il superfluo va tagliato, che la nostra vita dovrà limitarsi all’essenziale: lavoro, scuola, relazioni affettive strette.

Anche qui, un segnale che lo stato Leviatano usa per violare la nostra più violabile intimità, il corpo fisico e sociale, per dirci come dovremmo vivere le nostre vite.
Che socialità e cultura siano cose superflue che vanno “tagliate” fa quantomeno rabbrividire. Che un abbraccio, un bacio, una carezza non siano “essenziali” gela il sangue. Perché vedete, ce lo insegna un Piccolo Principe: 

È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi.

Essenziale è la libertà di respirare, essenziale è l’ossigeno vietato a mio figlio che da grande vuole fare l’astrofisico: chi restituirà a lui e a tutti i figli i neuroni perduti in questo periodo di congelamento della civiltà?


di Emanuela Lorenzi
Scrittrice, traduttrice e web journalist.


1 «Quando un cambiamento si effettua in maniera sufficientemente lenta sfugge alla coscienza e non suscita per la maggior parte del tempo nessuna reazione, nessuna opposizione, nessuna rivolta. In nome del progresso e della scienza, i peggiori attentati alle libertà individuali, alla dignità della persona, all’integrità della natura, alla bellezza ed alla felicità di vivere, si effettuano lentamente ed inesorabilmente con la complicità costante delle vittime, ignoranti o sprovvedute», Media e potere di Noam Chomsky.
2 Tralasciamo qui ogni potenziale ratio non scientifica dietro al “patto della mascherina” fra FCA e governo con l’acquisto di 27 milioni di mascherine al giorno firmate dal filantropico gruppo Elkann (nel quale troneggia il gruppo Gedi, che in pratica possiede tutta la stampa mainstream, da Repubblica a La Stampa, Secolo XIX, l’Espresso, diversi quotidiani locali, tre radio nazionali, Radio Deejay, Capital, radio m20 e le rispettive emittenti TV; tutti media che hanno quindi qualche conflitto di interesse nel tacere i danni della mascherina), il quale ricorda l’altro filantropo William Gates che coi suoi 250 milioni di dollari si è comprato tutta l’informazione (tra gli altri, il Financial Times, The Atlantic, Le Monde, The Guardian, il New York Times ed emittenti TV come BBC, NPR, NBC, Al Jazeera ecc.).
3 «Le maschere facciali rendono la respirazione più difficile. Per persone con BPCO (broncopneumopatia cronica ostruttiva) sono insopportabili perché peggiorano la loro dispnea. Inoltre una frazione di CO2 espirata in precedenza è inalata a ogni ciclo respiratorio. I due fenomeni aumentano frequenza e profondità della respirazione, quindi aumentano la quantità d’aria inalata ed espirata. Ciò può peggiorare la diffusione di Covid-19 se le persone infette che indossano maschere diffondono più aria contaminata. Ciò può anche peggiorare le condizioni cliniche degli infetti se la respirazione potenziata spinge la carica virale in profondità nei polmoni».  
4  «Le emissioni dove vanno? Restano all’interno della mascherina, inumidendola e creando un ambiente favorevole allo sviluppo di microbi e soprattutto, ed è questo che l’OMS non ha detto, i virus vengono poi inalati nuovamente dal portatore di mascherina. La persona quindi si fa da sola i cicli di amplificazione dei virus, se continua a tenere la mascherina che scherma l’espirazione. […] è criminale farla tenere all’aperto e per lunghi periodi. Il portatore di mascherina spinge contro la mascherina i virus che si trovano nella parte alta delle vie aeree, dove ci sono formidabili difese che li tengono a bada, e inalandoli li spinge negli alveoli dove non dovrebbero arrivare. Perché, ripeto, nelle vie aeree superiori ci sono difese formidabili che non ci sono in basso. Nel momento in cui le difese adattative, che impiegano circa 15 giorni a formarsi, arrivano fino agli alveoli e li troveranno pieni di virus, scatenano una tempesta infiammatoria nei polmoni. Nel momento in cui noi imponiamo a un asintomatico una barriera all’espirazione, noi rischiamo di trasformarlo in un sintomatico e di conseguenza il portatore sano di Covid diventa un malato di Covid e così finalmente si possono riempire quelle rianimazioni che ora sono vuote, e da vuote non permettono la sospensione delle libertà più elementari», così il dottor Alberto Donzelli, specialista in Igiene e Medicina preventiva, esperto di sanità pubblica, già membro del Consiglio Superiore di Sanità, in questa interessante intervista del 18 ottobre.

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