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homeschooling

«Per la mia famiglia l’homeschooling è stato una scelta consapevole e ragionata, così come ragionati sono stati i vari step di questo percorso: ho ritirato mio figlio da scuola, ho mandato la comunicazione con tutti gli annessi e connessi, ho risolto i piccoli qui pro quo con la Dirigente scolastica. Ho letto la bibliografia consigliata e ho raccolto tutte le informazioni possibili, contattando la rete homeschooler locale e quella virtuale. Infine, ho organizzato lo studio, tenendo conto delle peculiarità di mio figlio e delle competenze chiave declinate nelle Indicazioni Nazionali per il curricolo. Così il percorso è cominciato».

Nunzia Vezzola, docente e socia fondatrice di LAIF Associazione Istruzione Famigliare, racconta la sua personale esperienza di homeschooling, presentando i benefici di questa scelta, ma anche gli ostacoli e i dubbi.

Un inizio incoraggiante

Presa la decisione di optare per l’istruzione parentale, abbiamo iniziato a godere dei vantaggi di un risveglio naturale, di un’atmosfera rilassata, del molto tempo libero per il gioco, degli incontri con altre famiglie homeschooler; in una parola, del mix di leggerezza ed entusiasmo che accompagna spesso le nuove avventure.
Abbiamo anche trovato  docenti che ci avrebbero accompagnati per alcune discipline, comprato libri e quaderni, strutturato una sorta di “orario settimanale” (molto soft, naturalmente, com’è tipico di chi studia fuori dalla scuola).
E per un po’ tutto è filato liscio come l’olio: il ragazzino, molto responsabile e persino autonomo nel lavoro, consapevole che doveva impegnarsi e applicarsi, è stato puntuale agli appuntamenti di studio, diligente nello svolgimento delle attività, preciso nella gestione del tempo e dei materiali.

Questo atteggiamento positivo e produttivo, però, è durato solo qualche settimana.
Pian piano, mio figlio ha cominciato a dire che si stufava, che non gli interessavano certi argomenti, che non aveva voglia. Ha iniziato a fare ritardo, a presentarsi senza libri o quaderni, a non ricordarsi cosa doveva fare. È persino arrivato a rifiutarsi di far lezione. Eppure non aveva motivo di lamentarsi: i benefici della vita fuori dalla scuola erano sensibili ed evidenti a tutti!
Cosa stava succedendo? Avevamo sbagliato qualcosa?

Scoprire il mondo con l’hoomeschooling

Per capire meglio le possibili conseguenze dell’homeschooling può essere di aiuto una metafora dell’uccellino in gabbia.
Finora l’animale ha sempre conosciuto solo quella vita, è sempre stato abituato ad avere cibo e acqua in abbondanza, ricevendone ancor prima di provare il senso di fame o di sete, e quindi perdendo persino la capacità di riconoscere tali sensazioni. Mangiava quasi per noia, svogliatamente, anche perché poi, a dire la verità, quella fogliolina d’insalata era un po’ monotona. Però ne aveva a gogò, senza nemmeno doversene procurare.

Il giorno in cui qualcuno ha aperto la gabbietta, l’uccellino è rimasto lì interdetto: perché sarebbe dovuto uscire? Lì dentro aveva tutto quello che gli serviva. Ai primi tentativi di volo, si è accorto di non aver nemmeno più delle ali robuste, in grado di consentirgli di fare lunghi voli. È rientrato subito nella sua gabbietta sicura, dotata di tutto il necessario. Pian piano, però, le sue ali si sono rinforzate e la sua curiosità è aumentata: ha visto che il mondo là fuori offriva una varietà e una ricchezza veramente stimolanti. Ha anche cominciato a trovare qualche insetto e, senza pensarci troppo su, l’ha inghiottito. Che sapore! Altro che l’insalatina della gabbietta!

Così, ha iniziato a tornare sempre meno alla sua gabbia: la foglia d’insalata appassiva, l’acqua si intorbidiva. E lui volava,  procurandosi da solo il cibo che gli serviva e scoprendo nuovi sapori e nuovi orizzonti.

Homeschooling: un apprendimento naturale

Naturalmente non è una regola, ma molte delle famiglie che scelgono l’homeschooling progressivamente si allontanano da un modello di istruzione ancora organizzato sulla falsariga di quello istituzionale, vivendo un’evoluzione verso un tipo di apprendimento più naturale, modellato sulle leggi della biologia umana.

È infatti frequente che, liberi dalle imposizioni e restrizioni dell’istituto scolastico, i ragazzini comincino ad assaporare il gusto dell’autonomia, della scoperte, all’interno di un fluire continuo di stimoli provenienti dal mondo e dal contesto in cui sono inseriti.
È inevitabile che comincino ad apprezzare la varietà e la ricchezza delle occasioni di apprendimento che offre la vita, che provino gusto a decifrarne la complessità, a farsi una ragione dei suoi tanti perché, a creare soluzioni ai problemi concreti, a inventare possibili alternative. Né dovremo stupirci che tale processo si concretizzi nel gioco privo di schemi, nel contatto con la natura e gli animali, o nella creatività.

L’homeschooling come percorso di crescita

Una volta fatta esperienza dell’homescholing i bambini e i ragazzi non potranno tornare a nutrire la propria sete di sapere attraverso lezioni frontali, esercizi ripetitivi e teorie da imparare a memoria. Sarà più facile che anche loro facciano come l’uccellino che fa ritorno sempre più raramente nella sua gabbietta: perché mangiare l’insalatina quando si possono trovare tante più prelibatezze in natura?

È iniziato il processo di “descolarizzazione” (deschooling), di liberazione dall’idea di apprendimento come lezione fornita da un adulto protagonista a un discente passivo: iI ragazzo ha spontaneamente intrapreso il percorso di scoperta di un approccio che valorizza la sua creatività e i suoi talenti, sviluppa la sua autonomia e stimola lo scienziato che è in lui, nel rispetto delle leggi biologiche dell’apprendimento naturale.

Per le sue caratteristiche, l’homeschooling si propone quindi come un percorso che è necessario ri-adattare continuamente in base alle caratteristiche proprie di ogni bambino.


di Nunzia Vezzola
Docente di scuola superiore e socia fondatrice dell’Associazione Istruzione Famigliare – www.laifitalia.it

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