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educazione alimentare

L’educazione alimentare dei bambini passa attraverso l’imitazione delle abitudini dei genitori: stare a tavola con gli adulti comporta un coinvolgimento relazionale ed è un’occasione per confrontarsi. Il verbo “mangiare”, infatti, descrive l’ingerire sostanze alimentari solide o semisolide a scopo di sostentamento, ma non si limita a raffigurare l’azione del masticare e deglutire, rappresenta spesso un’occasione di condivisione e di convivialità per la famiglia e una situazione per esplorare la propria identità sperimentando il gusto.

Per il bambino il pasto è un momento per l’acquisizione delle prime regole sociali, dell’autonomia o della fiducia in se stesso e negli altri; di contro il modo di nutrirsi può essere uno strumento di opposizione al mondo degli adulti o anche una strategia di ricatto o punizione.

Tradizioni culturali, cucina locale, clima, ritmi lavorativi, pubblicità e i divieti religiosi sono i fattori che influenzano ciò che mangiamo.
La pediatra Vera Gandini sottolinea in questo articolo il ruolo fondamentale dei genitori: cibi sani, routine e condivisione sono le parole chiave per aspirare a una buona educazione alimentare.

Cosa dare da mangiare

Come genitori dobbiamo decidere innanzitutto che cosa dare da mangiare.
Il latte materno, quando è possibile, è in grado di soddisfare tutte le esigenze del lattante fino ai sei mesi. Qualora non disponibile, può essere sostituito dal latte formulato.
Successivamente, attraverso l’alimentazione complementare, avvicineremo i nostri piccoli alle abitudini alimentari della famiglia. Qui il buon esempio dei genitori risulta fondamentale: frutta e verdura di stagione, proteine vegetali in alternativa a quelle animali, cotture semplici, bere esclusivamente acqua per dissetarsi, poco sale e zucchero.

Prime regole sociali e routine da assimilare

Altro concetto fondamentale è la regolarità, il “quando (dare da) mangiare”.
È importante programmare pasti regolari, colazione, spuntino di metà mattina, pranzo, merenda e cena. Evitiamo fuoripasto e limitiamo il tempo in cui la cucina rimane “aperta” senza mettere fretta al bambino, ma evitando che il pranzo o la cena si trascinino per ore e rispettando gli intervalli tra un pasto e l’altro.

Dare regole, poche, anche a tavola, da condividere con chi si occupa del pasto in nostra assenza, è importante perché i bambini diventino consapevoli dell’atto del “mangiare” e diano al momento del pasto il giusto valore.

Offriamo porzioni adatte alle età, ma lasciamo ai bambini la possibilità di autoregolarsi. Sin dai primi mesi di vita disponiamoci in sintonia e in ascolto per poter riconoscere i segnali di sazietà e di fame e rispettare così i nostri piccoli.

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Educazione alimentare: opportunità di condivisione

Condividiamo, quando possibile, il momento del pasto seduti alla stessa tavola dei nostri bambini, eliminando le distrazioni quali TV, cellulari, giochi.
Permettiamo ai più piccoli di sperimentare toccando il cibo, odorandolo e assaggiandolo ed esponendoli più volte a sapori e consistenze nuove, al fine di favorirne l’accettazione.
Ai più grandi diamo l’opportunità di partecipare alla preparazione dei pasti e alla spesa.
Evitiamo commenti sull’assunzione del cibo e non utilizziamolo come premio, incentivo o punizione: “se fai il bravo, ti do il cioccolatino”, “se non finisci tutta la pasta, non puoi andare a giocare”.

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di Vera Gandini
Pediatra, esperta in omeopatia, su www.veragandini.it promuove la cura integrata come strumento per prevenire le malattie e raggiungere la salute intesa come benessere psicofisico.

Un commento

    • Andrea Botteon

    • 8 mesi fa

    Buongiorno,
    Per certi versi mi sembrava di leggere le regole di tata Lucia.

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