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primi passi

In tutti gli esseri umani, e soprattutto in coloro che sono nati da poco, il corpo e la mente non sono scindibili: la consapevolezza di sé non è scindibile dal corpo e dal movimento che facciamo attraverso esso. La percezione di sé è quindi dinamica e si acquisisce progressivamente nel tempo: più si fanno esperienze, più si approfondisce la conoscenza del proprio corpo, cioè più, in definitiva, si cresce.
Nicoletta Bressan, educatrice perinatale e insegnante di massaggio infantile AIMI, spiega come la percezione inizialmente “dilatata” che il neonato ha di sé e dell’ambiente che lo circonda, cresca e si costruisca proprio grazie all’esperienza di contatto continuo e del piacere che questo regala.

La percezione “dilatata” del neonato

Il neonato ha una percezione dilatata, mancante del senso di finitezza.
Nella pancia della mamma ha sperimentato il movimento attraverso il dondolio armonico e la conoscenza del primo confine, e questo crea il senso del contenimento; tale percezione sarà ritrovata nel postparto proprio attraverso il tocco materno, il quale definisce, limita lo spazio e dà una forma al sentire del bambino.
L’abbraccio è il prototipo del contenimento ritrovato al di fuori dell’utero: il portare in braccio o grazie all’ausilio di un supporto portabebé aiuta ad accrescere la percezione del proprio confine, di cosa sono io e cosa è altro da me, proprio grazie all’esperienza di contatto continuo e del piacere che questo regala al piccolo.
Attraverso queste sensazioni, il bambino scopre di avere un corpo.
Il tocco è un senso sempre bilaterale, intendo dire che non è possibile toccare senza essere toccati: questo significa che, attraverso il senso tattile, il bambino riceve informazioni su di sé proprio nello stesso momento in cui conosce gli altri e il mondo.
Pensiamo per esempio a un genitore che cambia il pannolino alla sua bimba: le parla, le tocca le gambe, i piedini, magari nomina anche le varie parti del corpo, le fa fare la bicicletta; in questo modo la piccola impara a percepire il corpo nel particolare, nella lateralità simmetrica e anche nel suo complesso, affinando pian piano il proprio schema corporeo. Allo stesso tempo, la bimba è toccata e manipolata da mani fredde o calde, frettolose o lente, delicate o vigorose: attraverso le differenze percettive, impara a conoscere il genitore, la specificità del tocco della mamma, diverso da quello del papà e magari anche diverso a seconda dei momenti della giornata.

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Il radicamento: punto di partenza per nuove esplorazioni

Per iniziare a muoversi in consapevolezza, il bambino ha bisogno non solo di percepire il proprio corpo attraverso il contenimento, ma anche di trovare una progressiva stabilità fisica, il radicamento.
Gli adulti ottengono il radicamento a terra piantando bene i piedi al suolo, con le dita aperte, le ginocchia sbloccate e la colonna vertebrale che fornisce una stabilità a tutto il corpo. Ma cosa dà stabilità a un piccolino che ancora non sa stare nemmeno seduto?
Il radicamento è basato sulla sensazione di sentirsi sostenuti: quando ancora il bimbo non è in grado di reggersi in autonomia, è quindi il sostegno del genitore a offrire il primo assaggio di questa solidità. Il supporto fisico della mamma e del papà danno al piccolo un’organizzazione motoria momentanea, talmente stabile da poter essere il punto di partenza per nuove esplorazioni e per la creazione di nuovi movimenti.
Per esempio, per un bambino che sta imparando a stare seduto, sarà più facile riuscire a gestire e sostenere autonomamente tutta la colonna vertebrale mentre si trova in braccio al genitore, mentre a terra questa competenza potrebbe essere raggiunta solo in un momento successivo.

Il corpo del genitore non è l’unico mezzo che offre sostegno al piccolo in crescita: la terra (il pavimento, la gravità) a cui il bambino approderà dopo aver vissuto nel mondo acquatico (la placenta con il liquido amniotico, l’assenza di gravità) è il traguardo finale, a cui è giusto che egli si avvicini progressivamente.
È proprio a terra che il piccolo ha la maggior percezione del sostegno in autonomia del proprio corpo, di come le ossa del bacino sostengano la parte alta del tronco permettendo una vastissima esplorazione con le mani e di come, più avanti, le gambe forniscano il supporto al bacino per poter gestire lo stare in piedi e la camminata, pietra miliare dello sviluppo motorio durante la crescita.
La terra è anche la superficie su cui possiamo abbandonarci, rilassarci fiduciosi e consapevoli di essere sostenuti sia nella quiete che nel movimento.

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Finalmente i primi passi

Proviamo a delineare insieme il percorso immaginario che porta il bambino dall’utero alla camminata, nello sviluppo percettivo e motorio, proprio attraverso la sua esperienza.
La relazione con l’altro è l’inizio della vita: la mamma mi culla, mi contiene, si prende cura dei miei bisogni insieme al mio papà; in questo modo mi permette una riorganizzazione corporea continua, nel sentire, nel definirmi e nel definire lo spazio oltre me, quello che io sono e quello che è fuori da me, quali sono tutte le parti di cui il mio corpo si compone e come queste sono articolazioni di una sola entità: io.
Conosco gli altri e me attraverso la differenza di percezione nei gesti di cura. I miei genitori mi forniscono anche, oltre al contenimento, una base stabile: trovato un equilibrio almeno momentaneo, posso provare a fare altro senza dover impegnare tutte le mie forze per lottare contro la gravità. Posso muovere la testa e imparare a sostenerla rafforzando la muscolatura della schiena, posso muovere braccia, iniziare ad afferrare, affinare anche la coordinazione occhio-mano.
Progressivamente, il mio corpo inizia a sostenersi sempre di più fino a che, prima sul corpo di chi mi abbraccia e poi a terra, il mio bacino è stabile e la colonna vertebrale mi sostiene totalmente: gli arti possono allora essere indipendenti e affino tutte le competenze già sperimentate.
Ma a terra posso ormai da mesi rotolare, muovere le gambe, le braccia, affinare il concetto di simmetria e asimmetria, provare micromovimenti fino a che non arrivo a star seduto da solo, puntare i piedi e le mani per sostenere altre parti del mio corpo, in altri modi (la testa e il tronco portando avanti l’avambraccio; il bacino puntando i piedi e poi gattonando).
Questo approccio sicuro con la terra e con chi mi ci ha introdotto mi porta a sperimentare sempre di più, finché non punto i piedi, mi afferro con le mani e arrivo finalmente a stare in piedi, a camminare e poi a correre, a scappare, finalmente preso dal piacere di poter fare da me, verso l’indipendenza, grazie all’appoggio di mamma e papà.

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di Nicoletta Bressan
Educatrice perinatale e insegnante di massaggio infantile AIMI.

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