Nello scorso articolo, vi ho parlato della posizione fronte mondo e abbiamo visto insieme per quali motivi non è consigliabile, dal punto di vista della fisiologia e del supporto del bambino.
Questa posizione è però sconsigliata anche nel riguardo della sfera psicologica del piccolo e di seguito vi spiego perché.
Protezione e filtro verso l’esterno
Il bambino, dalla nascita, tende a proteggere l’area del torace e dell’addome, il proprio “spazio intimo”. É una cosa che accade anche negli adulti: quante persone possono avvicinarsi a voi così tanto da potervi toccare in questa area, soprattutto senza il vostro permesso?
Possiamo dire che, seppur con marcate differenze culturali, sia i grandi sia i piccini hanno la tendenza a limitare le interazioni all’interno di uno spazio molto prossimo nell’area frontale del proprio corpo.
Nel neonato, che non ha ancora raggiunto un livello cognitivo tale da modulare e risignificare le proprie emozioni, questa protezione è garantita anche dal posizionamento fisiologico che il piccolo assume quando è portato con l’addome contro il corpo del genitore.
Se questa protezione viene mantenuta, l’incontro con l’esterno arriva progressivamente nel tempo, in relazione alla capacità motoria del piccolo e alla sua maturazione fisica. Per esempio, una tappa fondamentale può essere considerata il raggiungimento della posizione seduta e della prensione degli oggetti, oppure ancora la capacità del bimbo di gattonare o camminare incontro a ciò che gli piace/interessa o lontano da ciò che teme.
Se i suoi tempi sono rispettati, il piccolo affronterà progressivamente lo spazio aperto mentre, finché non sarà in grado di farlo da solo, il mondo al di fuori della sua portata motoria dovrebbe essere mediato dal genitore.
Portare fronte mondo, invece, espone totalmente il piccolo agli stimoli esterni, senza la mediazione corporea dell’adulto: qualsiasi persona/oggetto spaventoso o faticoso da interpretare “colpisce” (metaforicamente) il centro del bambino, senza che il piccolo possa rifiutare lo stimolo. Questo incontro diretto con l’esterno, senza filtro, potrebbe sovraccaricare il bimbo e ferirlo, portandolo a sviluppare sentimenti come frustrazione, insicurezza e generale difficoltà a gestire situazioni nuove.
Approfondiamo meglio il tema.
Sovraccarico sensoriale

Quando il bambino è portato fronte mondo, si trova esposto a una grande quantità di stimoli sensoriali, soprattutto visivi e sonori: è sostanzialmente immerso in un bagno sensoriale scarsamente modulato dal corpo del genitore.
Il mondo esterno può essere affascinante, soprattutto per i bimbi molto curiosi, ma può anche risultare soverchiante per un bambino, soprattutto nei primi mesi di vita, quando il sistema nervoso è ancora in fase di sviluppo. Questo può portare a situazioni di stress, ansia e irritabilità, poiché il bambino non ha la possibilità di ritirarsi o cercare il conforto del genitore in caso di disagio.
Il consiglio di lettura della Redazione:

Ninna-a, Ninna-o!
29 ninnananne della tradizione orale mondiale, corredate da testo a fronte in lingua originale e melodie con alcuni semplici accordi per chitarra.
Impossibilità di riposarsi e di chiudersi alla relazione con l’esterno

Se il piccolo vuole nascondersi, sottrarsi al tocco non desiderato di una persona esterna, distogliere l’attenzione dall’eccesso di stimoli, oppure solo rilassarsi e dormire, non può farlo liberamente e, fra l’altro, il portabebé non lo sosterrà integralmente nemmeno nel momento in cui, sfinito, chiuderà gli occhi e il suo tono fisico diminuirà a causa dell’addormentamento.
Questo, come detto nell’articolo precedente, quando i bambini si addormentano in posizione fronte genitore, la testa torna a essere totalmente posata sul corpo di chi li porta; nel portare fronte mondo, invece, la testa si trova a penzolare.
Il Plesso Solare
Infine, anche se per qualcuno sarà più una questione di metafisica che di psicologia, voglio lasciarvi un’ulteriore riflessione. Secondo l’Ayurveda (medicina tradizionale e filosofia originaria dell’India), il terzo Chakra, il Plesso Solare, è localizzato all’altezza del diaframma: questo centro energetico è la sede dell’ego, cioè della percezione di sé ed è collegato alla fiducia in se stessi, all’autostima e alla forza di volontà.
Questo chakra entra in gioco, con la sua energia, ogni volta che si ha l’esigenza di controllare le emozioni e ricorrere alla forza di volontà, che si ha bisogno di trovare il coraggio per affrontare situazioni scomode o che generano timore e, più semplicemente, ogni volta che la persona esprime le proprie ragioni, i bisogni e le necessità. Il nome sanscrito di questo chakra è “Manipura“, che significa “gioiello luminoso”, poiché esso, associato al colore giallo oro, simbolo della luce solare.
É come un diamante in grado di brillare e far luce sulla giusta strada, donando saggezza e sicurezza nei momenti di difficoltà.
Portare fronte mondo vuol dire esporre il petto al mondo esterno in un età in cui non si è in grado di mediare gli stimoli. Voi esporreste alla mercé del mondo il vostro gioiello più prezioso, centro della propria energia e fiducia?
I miei consigli
Ora vi starete chiedendo, però, quali siano le posizioni migliori per portare i vostri bimbi.

Dalla nascita, il pancia contro pancia (bimbo con la pancia che tocca la pancia della mamma) è la posizione da privilegiare, soprattutto nei primi mesi di vita. Quando i bimbi mostrano di essere molto curiosi e attivi, quando iniziano a guardarsi in giro e tendono a sporgersi o distanziarsi dal torace della mamma con le manine, è necessario pensare ad un allargamento del loro campo visivo e della libertà dal controllo del genitore.
Il pancia contro pancia crea una chiusura dal mondo esterno nel bambino: è fantastico a ogni età per le coccole e per la nanna, ma in questo senso risulta limitante per i bimbi curiosi con buon tono muscolare.
Ma di che età stiamo parlando? Dipende tanto da persona a persona: ci sono bimbi che già a 2/3 mesi mostrano questi segnali e bimbi che non li presentano fino a 5/6, a volte persino 8/10 mesi. Questo è, normalmente, il momento in cui tanti genitori iniziano a pensare di portare fronte mondo, ma esistono altre due posizioni (sul fianco e sulla schiena) che permettono di aprire la visuale e l’esperienza del mondo del lattante, continuando a garantire il filtro, la sicurezza e l’appoggio fisico del corpo del genitore.

Portare sul fianco
Portare sul fianco è un ottima possibilità da usare anche molto presto, che garantisce contenimento anche quando i bimbi non supportano totalmente la testa o il busto in autonomia e che permette al genitore di mantenere il contatto visivo (e di conseguenza il controllo) con il proprio bimbo.
Portare sulla schiena
Portare sulla schiena è normalmente un’opzione che a cui si arriva intorno ai 5/6 mesi d’età, quando il bimbo avrà un buon tono muscolare e inizierà a stare seduto da solo, ma è fattibilissimo per tanti bambini sin dai 3 mesi, se i genitori se la sentono.

Dall’alto della schiena della mamma e del papà, i piccoli vedono il mondo da tutt’altra prospettiva, apparentemente senza il controllo genitoriale e la saturazione del campo visivo, come succede nella posizione fronte mondo. La grande differenza sta nella mediazione fisica del corpo del genitore, che protegge l’area addominale del bambino e gli permette, ogni volta che lo desidera, di ritrarsi, nascondersi tra le sue spalle o appoggiare la testolina per rilassarsi e dormire.
È una posizione di grande libertà, ma che lascia sempre al bambino la scelta sul grado di stimolazione o di chiusura verso l’esterno.
Passare i bimbi sulla schiena spesso genera timore nei genitori e, per compiere questo passaggio, il supporto di una consulente babywearing può dare una svolta nella percezione e nelle modalità, garantendo la sicurezza del trasferimento e della legatura, oltre che promuovendo il benessere di grandi e piccini in tutte le fasi del portare.
Nicoletta Bressan
Educatrice perinatale, consulente e formatrice babywearing
