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parto naturale o cesareo

Partorire è vivere intensamente tutto quello che è possibile vivere.
Annie Leclerc

Parto cesareo o naturale? La risposta sembrerebbe scontata, eppure negli anni la percentuale dei parti chirurgici in Italia è aumentata in maniera significativa fino ad arrivare al 38% nel 2008 ed è rimasta stabile negli anni successivi.
Siamo quindi lontani dal 15% di tagli cesarei, percentuale indicata dall’OMS come appropriata, o dal 20%, proporzione considerata accettabile in quanto in linea con la media degli altri Paesi europei.

In questo articolo analizziamo i pro e i contro di uno e dell’altro, scopriamo quale scegliere (cesareo o parto naturale) come affrontare il dolore e, ancora prima, come superare la paura che suscitano entrambe le pratiche.

Parto naturale o cesareo: pro e contro

Parto cesareo o parto naturale?
In un documento della Società Italiana di Statistica si legge che «in Italia la medicalizzazione della gravidanza e del parto è fortissima, con abuso delle cure prenatali che si traduce in un eccesso di visite e di ecografie in gravidanza, e in una percentuale esagerata e inspiegabile di tagli cesarei. Questi sono fenomeni in costante crescita. Un’analisi basata sui dati ha mostrato la fortissima importanza del contesto, e quindi del medico e dell’ambiente. Ciò mostra la prevalenza di una ginecologia basata sulle opinioni personali o sugli interessi economici, piuttosto che sull’adesione a protocolli ufficiali. […] Questa situazione conferma l’idea di uno scarso controllo della gravidanza da parte delle donne e dell’esistenza di una forte dipendenza dagli operatori sanitari e dalle opinioni e dalle pratiche consolidate nel contesto di cura e/o di residenza».
Ecco perché, nel momento in cui una donna si trovi nella situazione di scegliere tra parto normale o cesareo, dovrebbe aver ben presente tutti i pro e i contro di una e dell’altra pratica.

Per esempio, uno studio pubblicato sulla rivista dell’Accademia Americana delle Scienze «PNAS» mostra che se il parto è naturale il bambino sarà “colonizzato” da batteri simili a quelli presenti nel tratto vaginale della madre (il cosiddetto “effetto microbioma” à link al libro); se il parto è con taglio cesareo, invece, il bebè presenterà batteri diversi, alcuni potenzialmente pericolosi.
Non a caso, il taglio cesareo è risultato associato in precedenti studi a maggiore suscettibilità a certe malattie, hanno spiegato gli autori del lavoro Elizabeth Costello della Stanford University e Maria Dominguez-Bello dell’Università di Porto Rico a San Juan: quando un bebè viene al mondo infatti, oltre a mamma e papà, i primi esseri viventi con cui entra in contatto sono proprio i microbi, batteri di vario tipo che vanno a colonizzare le sue mucose e il tratto digerente.

Precedenti studi hanno dimostrato che ognuno di noi ha un proprio “corredo” di microbi unico e diverso da quello degli altri e, almeno in parte, questo corredo personale dipende dal modo in cui veniamo al mondo: studiando 10 bambini appena nati (con esame di tamponi da pelle, bocca, gola, tratto digerente), gli esperti hanno infatti dimostrato che se il bebè è nato di parto naturale il corredo di microbi che porta con sé è corrispondente a quello del tratto vaginale materno; se invece è nato con taglio cesareo presenta batteri di tutt’altra provenienza, alcuni potenzialmente patogeni come gli Stafilococco, batteri legati alla difterite e all’acne.

Il parto cesareo, infine, è stato più volte associato a maggiore suscettibilità a certe malattie, come asma e allergie, e a certe infezioni: forse il corredo microbico che il bambino ottiene in eredità al momento del parto farebbe in questo senso la differenza.

Fa più male il parto cesareo o naturale?

In media, nel 2016 il 33,7% dei parti è avvenuto con taglio cesareo, con notevoli differenze regionali che comunque evidenziano che in Italia vi è un ricorso eccessivo all’espletamento del parto per via chirurgica.
Sono stati individuati dei fattori esplicativi di questo fenomeno.
Innanzitutto vi è un evidente fattore geografico per cui si passa dal 23% dei tagli cesarei del Friuli al 62% della Campania.
In secondo luogo ha grande peso il fattore organizzativo: i cesarei sono il 36% negli ospedali, il 44,7% nei punti nascita con meno di 500 parti all’anno e 50,5% nelle cliniche private.
Infine è importante il fattore medico, costituito dal diverso comportamento dei singoli specialisti anche operanti in condizioni organizzative simili o nella stessa struttura sanitaria.
È da considerare, però, soprattutto il fattore culturale in quanto l’aumento dei parti chirurgici si inserisce nel progressivo processo di medicalizzazione del percorso nascita che si è verificato negli ultimi anni e si può fare anche una considerazione più generale: la richiesta crescente di scavalcare il travaglio nasce da uno dei nuovi tabù della società contemporanea, quello del dolore.

E quindi, è più doloroso un parto naturale o un cesareo?
Il dolore non è sempre e soltanto negatività, ma è un componente integrante e misterioso della vita, ha un suo valore intrinseco, è viatico per la crescita. È presente nella natura di ogni essere vivente e la natura stessa fornisce gli strumenti non soltanto per affrontarlo passivamente, ma anche per elaborarlo e trasformarlo in nuova vita.
Esempi massimi di questa possibilità sono proprio la gravidanza, come occasione di meditazione e preparazione, e il parto, grazie non solo alla volontà della partoriente ma anche all’azione di un raffinato cocktail ormonale perfezionato nel corso dei millenni.
Gli ormoni messi in gioco durante il parto naturale fanno sì che la donna sia in grado di sopportare il dolore, gestire le varie fasi del travaglio e prepararsi emotivamente all’imminente nascita del suo bambino perché partorire naturalmente è un atto di fiducia nelle proprie capacità, nelle proprie risorse e nel proprio istinto.
Inoltre, fosse anche vero che il parto cesareo non prevede dolore durante la fuoriuscita del bambino, ricordiamoci che è una vera e propria operazione chirurgica e che comporterà dolori dopo l’intervento, spesso superiori a quelli provati durante il parto naturale.

Meglio parto naturale o cesareo?

Arrivati fin qui, capire se sia meglio un parto cesareo o naturale dovrebbe essere chiaro.
Tuttavia, esistono alcuni casi in cui il taglio cesareo è consigliabile anche al di fuori dell’emergenza. Allo scopo di chiarire le indicazioni all’intervento il gruppo di lavoro del SNLG-ISS (Sistema Nazionale Linee Guida – Istituto Superiore Sanità) ha steso la linea guida “Taglio cesareo: una scelta appropriata e consapevole”, pubblicata nel 2010.

Secondo questo documento il taglio cesareo viene raccomandato in caso di:

  • gravidanza gemellare monocoriale monoamniotica (gemelli con un unico sacco amniotico e un’unica placenta) da eseguire a 32 settimane;
  • placenta previa (inserita così in basso da ostruire il canale del parto);
  • peso fetale stimato superiore a 4500 g;
  • infezione genitale primaria da virus herpes simplex con presenza di lesioni nel terzo trimestre o in prossimità del parto;
  • alcuni casi di infezione da HIV isolata o associata a infezione da virus dell’epatite C.

Può invece essere opportuno se:

  • il feto presenta un ritardo grave di crescita intrauterina;
  • è ancora in presentazione podalica a 39 settimane di gravidanza. A 36-37 settimane deve essere offerta la possibilità di un rivolgimento per manovre esterne per aumentare le probabilità di presentazione cefalica e di parto vaginale, da eseguire in ambiente assistito e in assenza di controindicazioni.
  • in relazione all’aumentato rischio assoluto di rottura d’utero, un parto vaginale dopo taglio cesareo è controindicato in caso di pregressa rottura d’utero, pregressa incisione uterina longitudinale, tre o più tagli cesarei precedenti.

È necessario che i professionisti sanitari forniscano alla donna con pregresso taglio cesareo informazioni rispetto alla probabilità di partorire per via vaginale in base alla sua storia clinica e alla casistica della struttura ospedaliera.
In aggiunta alle informazioni cliniche sulle modalità di parto, è necessario fornire alle donne con pregresso taglio cesareo indicazioni relative alle caratteristiche e all’organizzazione della struttura e informazioni specifiche sulle modalità assistenziali in uso (induzione del travaglio, utilizzo di ossitocina, uso di parto-analgesia, uso del parto operativo vaginale profilattico), in quanto tali aspetti possono condizionare gli esiti relativi alla salute materna e feto-neonatale.
Alle donne che hanno già partorito mediante taglio cesareo deve essere garantita un’adeguata sorveglianza clinica e un monitoraggio elettronico fetale continuo nella fase attiva del travaglio. La struttura sanitaria deve assicurare l’accesso immediato alla sala operatoria e alla rianimazione e la pronta disponibilità di emotrasfusioni, nell’eventualità di un taglio cesareo d’urgenza.

Scegliere tra parto naturale o cesareo a 40 anni

Dopo i 40 anni il tasso di parti cesarei aumenta considerevolmente, soprattutto se si tratta del primo parto: spesso infatti le donne che diventano madri in età avanzata sono esposte a un grande carico emotivo (perché in molti casi si tratta di gravidanze ottenute dopo anni di trattamento) e, in aggiunta, diminuisce l’elasticità dei tessuti, un fattore che può aumentare l’incidenza dei problemi durante il travaglio.

Ma se la gravidanza non ha presentato complicazioni, in condizioni fisiologiche quindi, si possono discutere le opzioni con il ginecologoo con l’ostetrica per valutare insieme se scegliere il parto naturale o cesareo.
Sembrerebbe, inoltre, che le donne mature lavorano più efficacemente nel parto rispetto alle giovani donne perché più consapevoli delle possibili complicazioni e, almeno la maggior parte, avrebbe una soglia del dolore più alta e sopporterebbe meglio le contrazioni.

Se veramente il taglio cesareo sarà frutto di una scelta appropriata, condivisa e consapevole, allora le donne potranno dire di essersi “riprese il parto”.

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