Genitori distratti dal cellulare: conseguenze emotive per i figli?

Una nuova ricerca mostra come la distrazione fornita dal cellulare possa privare il cervello del bambino di alcuni segnali cruciali per il suo sviluppo.

Poche cose richiedono più attenzione effettiva di un bambino piccolo. E non c’è nulla che distragga più delle costanti notifiche dei nostri cellulari. Quando queste due cose competono per la nostra attenzione, i risultati possono diventare oggetto di riflessione.

In un nuovo studio condotto sugli animali e pubblicato sulla rivista Translational Psychiatry, gli scienziati dimostrano che un atteggiamento distratto del genitore può a volte andare a detrimento dello sviluppo dei piccoli, in particolare della loro capacità di elaborare le sensazioni di piacere.

Lo studio è stato fatto sui ratti ma le implicazioni, secondo uno degli autori senior, potrebbero avere rilevanza, nel nostro mondo ossessionato dalla tecnologia, anche in molte delle interazioni fra genitori e bambini piccoli.

La dottoressa Tallie Baram, professoressa di pediatria e neurobiologia anatomica all’Università della California (Irvine), insieme ai suoi colleghi ha usato un modello basato sui ratti per studiare quali siano gli effetti di un’attenzione materna buona ma interrotta. La Baram ha messo alcune madri con i cuccioli in gabbie modificate che non contenevano materiale a sufficienza per creare un nido o un giaciglio. Tanto bastava a distrarre le madri che correvano di qua e di là in cerca di un ambiente più adatto e finivano per dare ai piccoli un’attenzione intermittente e inaffidabile. La Baram e il suo gruppo di ricerca hanno confrontato lo sviluppo di questi cuccioli con quello di cuccioli cresciuti in gabbie normali dove le madri avevano a disposizione materiale a sufficienza per crearsi una tana confortevole.

Quando la prole è cresciuta, i ricercatori hanno valutato la quantità di soluzione zuccherina che i ratti ingerivano e il modo in cui giocavano con i coetanei, due indicatori della quantità di piacere provato, nonché misure indirette del loro sviluppo emotivo. I ratti allevati nell’ambiente modificato si cibavano sistematicamente meno della soluzione zuccherina e trascorrevano meno tempo a giocare e a dar la caccia ai compagni rispetto ai ratti cresciuti in un ambiente normale.

“Restammo sbalorditi”, ricorda la Baram, “cosa mai avevamo combinato? Dovevamo ricontrollare e capire cosa era successo allo sviluppo dei piccoli, quali segnali aberranti avevano ricevuto?”. I ratti avevano cibo a sufficienza, erano cresciuti alla giusta temperatura, il loro peso era normale. Inoltre, avevano tracorso con le madri lo stesso tempo di quelli allevati in un ambiente normale.

La differenza fra i due gruppi di ratti era nel tipo di attenzione ricevuta. Le madri, stressate dall’assenza di un contesto consono alla crescita dei piccoli, tendevano a essere più imprevedibili delle madri che vivevano in un ambiente adatto. Per esempio, anziché ripetere i gesti tipici del lisciarsi con le zampine o le posture che servono a rassicurare la prole o a indicare che è ora di mangiare o giocare, queste madri rischiavano di essere distratte dalla loro affannosa ricerca in giro per la gabbia nel tentativo di migliorarne le condizioni.

Il fatto che i topini adolescenti mostrassero segnali di una compromissione delle sensazioni di piacere suggerisce che, proprio come per il sistema sensoriale (vista e udito), potrebbe esserci un periodo critico durante il quale i neonati hanno bisogno di essere esposti a certi comportamenti della madre affinché il loro sistema nervoso si sviluppi in modo appropriato. In questo caso, la mancanza di un’attenzione costante, ripetitiva e affidabile pare abbia influito sull’abilità dei piccoli di sviluppare i giusti collegamenti emotivi, in grado di aiutarli a capire il piacere. “Ha perfettamente senso”, spiega la Baram, “abbiamo bisogno di ritmi e di una costante esposizione che non coinvolga solo l’orecchio per essere capaci di discernere gli schemi complessi del linguaggio e della musica. Servono schemi anche per lo sviluppo del sistema visivo. Immagino quindi che sia necessaria una certa costanza e prevedibilità anche per lo sviluppo del sistema emotivo. Nessuno aveva rivolto la propria osservazione a quest’ambito prima d’ora.”

Questo significa che anche per le persone potrebbe esserci un simile periodo critico durante il quale i piccoli hanno bisogno dell’attenzione costante e affidabile della mamma e del papà, affinchè i processi emotivi si formino in modo appropriato. Il che implica sapere, per esempio, che a una certa ora ogni giorno si verrà nutriti, o che quando i giochi fanno la loro comparsa la mamma giocherà. Se la mamma è distratta da una chiamata o dal suono di un messaggio in arrivo e si rivolge quindi al cellulare anziché al bambino, lo schema previsto si spezza e l’apprendimento cruciale che dovrebbe aver luogo potrebbe non verificarsi. Altri studi hanno visto che uno scarso sviluppo dei processi legati all’elaborazione del piacere potrebbe favorire disturbi dell’umore come ansia e depressione.

“Prevedibilità vuol dire che possiamo affidarci al fatto che un certo comportamento sarà seguito da un secondo comportamento”, dice la Baram, “è questo che sembra coinvolgere il sistema del piacere.”

Secondo la Baram è improbabile che lo stress materno da solo, dovuto al fatto di trovarsi in un ambiente inadeguato, sia responsabile dei cambiamenti osservati nei ratti adolescenti. Altri studi effettuati sui ratti in ambienti simili modificati non hanno sempre dato come risultato una prole che avesse processi alterati legati al piacere.

Tuttavia, per confermare che sia limprevedibilità dell’attenzione a essere cruciale per lo sviluppo emotivo, la Baram e i suoi colleghi si stanno ora rivolgendo ai bambini piccoli, osservando da vicino le interazioni fra madre e bambino per determinare se le differenze di schemi e costanza nel comportamento materno influiscano sui figli. L’obiettivo è di monitorarne gli effetti utilizzando tecniche di brain imaging (con strumenti che consentono di visualizzare l’attività cerebrale) per osservare le potenziali differenze di struttura e di funzione in alcune specifiche regioni del cervello.

Conclude la Baram: “L’ipotesi da cui partiamo è che esista un periodo sensibile durante il quale le cure materne devono fornire schemi ripetuti e costanti e sequenze di comportamento tali che il cervello del bambino possa percepirle e sviluppare il sistema emotivo in modo normale. La prevedibilità delle cure materne sembra in grado di coinvolgere il sistema del piacere, cosa affatto necessaria affinché i neuroni coinvolti si accendano e diano luogo alle dovute reciproche connessioni.”

Tradotto da Michela Orazzini

Tratto da Time.com


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