Svezzamento del bambino: sarà lui a dirci quando è pronto

Quante preoccupazioni e quante ansie gravitano intorno all’alimentazione dei bambini, spesso già a partire dall’allattamento e ancora di più con l’introduzione dei primi cibi solidi! Ha mangiato? Mangerà? Sarà abbastanza?

Il periodo durante il quale un bambino passa dall’allattamento esclusivo a una dieta costituita anche da cibi solidi è comunemente conosciuto come svezzamento. Questo termine, però, dal punto di vista etimologico non è corretto: significa togliere il vizio, dove per vizio si sottintende l’assunzione di latte. In realtà a questa età non viene abbandonato l’allattamento, ma vi è solo un arricchimento che diventerà un cambiamento graduale e progressivo del regime dietetico.

All’alimentazione lattea, ancora eccellente, si andranno gradualmente a integrare alimenti vari, secondo la scelta e i gusti del bambino. È normale, infatti, che a un certo punto siano necessari alimenti diversi dal latte per soddisfare le esigenze nutrizionali dei piccoli, proprio come tutti gli altri mammiferi che passano durante la loro infanzia da un’alimentazione interamente a base di latte a mangiare quello che mangiano gli adulti della propria specie. Si parla proprio di alimentazione complementare perché i cibi dati dovrebbero rendere complete le sostanze fornite dal latte materno.

Quando introdurre i primi cibi?

Il tempo ideale per questo passaggio è intorno ai 6 mesi di vita del bambino, pima di tutto perché, fino ad allora, il latte è il miglior alimento esclusivo da somministrare al cucciolo d’uomo; inoltre i 6 mesi rappresentano il momento in cui si riuniscono le varie competenze necessarie (intestinali, motorie, psichiche), affinché il bambino possa essere in grado di cominciare a sperimentare l’introduzione di cibi solidi in tutta sicurezza.

Dal punto di vista motorio, a circa 6 mesi i lattanti cominciano a star seduti senza sostegno, a coordinare mani e occhi per afferrare il cibo e portarlo alla bocca, perdono il riflesso di estrusione della lingua e riescono a usarla, insieme al labbro superiore, per far restare il cibo in bocca (anche se dato con il cucchiaio) e sviluppano la capacità di masticare (anche senza denti) e ingerire in sicurezza cibi solidi e in maggiore quantità.

Dal punto di vista psichico, gli aspetti emotivi, cognitivi, psicologici e relazionali nel loro complesso a 6 mesi hanno raggiunto una maturazione sufficiente da permettere al bambino di ricercare esperienze gratificanti. A questa età, infatti, il bambino è estremamente interessato all’ambiente circostante, osserva tutto, tutto lo interessa ed è in grado di seguire i movimenti con lo sguardo. Vuole imitare e sperimentare ciò che vede fare, soprattutto da mamma e papà. Il piccolo, che fino a quel momento non ha assunto altro alimento che il latte, non può certo desiderare ciò che non conosce. Ciò che invece lo stimola è quello che vede fare ai suoi genitori su un tavolo così interessante. Se lo facciamo sedere a tavola con noi possiamo allungargli qualche cucchiaio;  il bambino non sarà ancora consapevole di mangiare cibo solido e lo metterà in bocca solo per conoscerlo. A quel punto potrà riconoscere quei sapori che già nella pancia della mamma ha avuto la possibilità di assaggiare e, se il piccolo ha assunto latte materno, quegli stessi gusti che hanno continuato ad accompagnarlo fino a quel momento.

Naturalmente non è allo scoccare del 6° mese che ogni bambino è pronto per iniziare a conoscere i cibi solidi. Qualche bambino può esserlo poco prima, qualche bambino anche qualche mese dopo. Come sempre, l’aspetto più importante è osservare il bambino, sarà lui stesso a segnalarci che è pronto. In che modo? Mostrandosi interessato e curioso verso il cibo e  verso i gesti che i genitori compiono durante i pasti.

L’introduzione di alimenti solidi diversi dal latte non può essere pensata come un atto puramente meccanico, fisiologico, automatico; dato che coinvolge tutto il nostro essere, deve necessariamente inserirsi in un contesto esperienziale, che prenda in considerazione non tanto l’età del bambino, quanto il suo sviluppo psichico e motorio, nonché il suo carattere e il tipo di famiglia alla quale appartiene.

Si tratta di un momento delicato perché rappresenta solo un allontanamento fisico del corpo del bambino da quello della mamma, ma anche un processo di separazione mentale; in questa fase entrambi perdono l’intimità dell’allattamento esclusivo. È normale, quindi, che il bambino possa vivere emozioni contrastanti rendendosi conto che la mamma non sempre è disponibile. L’espressione di tali emozioni potrebbe assumere forme diverse: ricercare maggiormente il contatto con la mamma, richiedere più frequentemente il seno oppure morderlo (se la mamma allatta), e aumentare i risvegli notturni. È importante accogliere questi comportamenti e le parti aggressive espresse dal bambino, avendo pazienza e senza farlo sentire in colpa. È molto importante rispettare lui e i suoi segnali. Quando sarà pronto ad avviarsi per questo passaggio importante, sarà lui a darci il segnale mostrandosi curioso nei confronti del cibo durante i pasti della famiglia e sarà sempre lui a comunicarci le sue preferenze e le quantità di cui necessita, diamogli fiducia e ascoltiamolo.

Quale atteggiamento è bene mantenere?

Come consiglia Carlos Gonzalez: “Non obbligare tuo figlio a mangiare, non obbligarlo mai, con nessun metodo, in nessuna circostanza, per nessun motivo”.

Non preghiamo il bambino affinché mangi per far piacere alla mamma, al papà, alla nonna o alla zia; non promettiamo premi o punizioni per far sì che termini ciò che ha nel piatto e non cerchiamo nemmeno di distrarlo e imboccarlo a “tradimento”; non ricattiamo con il cibo, utilizzandolo come premio o punizione in risposta a certi comportamenti che ci aspettiamo dal bambino; non avanziamo confronti con fratelli, cugini o amici. Forzare il bambino significa non riconoscere la sua competenza nella percezione del senso di sazietà, ed è invece molto importante che questa capacità venga rispettata e sostenuta, affinché lui possa imparare ad ascoltare il proprio corpo e i propri bisogni; non possiamo decidere noi, dall’esterno, rispetto le sue esigenze fisiologiche: se ha fame o meno lo può sapere solo lui. Lasciamo che il cibo svolga la sua funzione: nutrire il corpo; e che ciò possa avvenire in un clima sereno e di convivialità.

Quando viene seguito con amore, premura e pazienza, il momento dell’introduzione dei cibi solidi può essere un modo per ampliare e rafforzare il rapporto con il bambino. A tavola non ci si ciba solo di piacevoli pietanze, ma anche e soprattutto di relazione.

Dott.ssa Wilma Zonca, Psicologa perinatale e Psicoterapeuta, socia fondatrice del Gruppo MA.MA

Per approfondire questo tema vi consigliamo queste letture:

  • Un mondo di pappe, di Sara Honegger
  • La pappa è facile! di Giorgia Cozza
  • Io mi svezzo da solo! – Lucio Piermarini
  • Allattare, un gesto d’amore. Come vivere con serenità l’esperienza dell’allattamento di Tiziana Catanzani, Paola Negri

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