La Repubblica: allattamento al seno, quanta confusione!


Verona, 12 Marzo 2010

Allattamento: quanta confusione!

Ci rendiamo conto che non è facile condensare in poche battute dei concetti complessi, e che i titoli sensazionalistici servono ad attirare l’attenzione del lettore, ma crediamo che tutto questo non debba andare a discapito di una corretta informazione verso il pubblico.

Un conto è dire, giustamente, che chi nutre il proprio figlio con il biberon non è una mamma di serie B e che

non debba essere colpevolizzata. Un conto è invece sostenere che tra latte materno e latte artificiale non ci sia tutta questa differenza.

Negli articoli comparsi su La Repubblica il 5 e il 6 Marzo 2010 questi due concetti vengono pericolosamente

mescolati.

Innanzitutto è riduttivo considerare l’allattamento solo una questione di anticorpi e risvolti sulla salute del bambino. E’ molto di più: è relazione, è istinto materno, è amore.

Ma soffermiamoci pure sugli aspetti considerati negli articoli citati.

Tralasciando i paesi del Terzo Mondo, anche nella moderna e ricca Europa c’è una profonda differenza tra

un bambino allattato al seno e un bambino nutrito con latte artificiale, nonostante le più avanzate e recenti

formulazioni.

La quantità di studi che conferma questa differenza è cospicua, e le conclusioni si possono brevemente riassumere dicendo che un bambino alimentato artificialmente ha una maggior probabilità di contrarre malattie infettive (ed è ovvio, in quanto il latte artificiale non contiene anticorpi come il latte materno), malattie metaboliche (diabete, allergie), obesità, tanto per citare le più comuni.

E’ evidente che tutto questo si traduce in maggiori costi per la comunità (maggiori costi per medicinali e ricoveri, assenze dei genitori dal lavoro), senza considerare i costi intrinseci dell’alimentazione artificiale che gravano sulle famiglie (i prezzi spropositati del latte artificiale, i biberon, lo sterilizzatore, lo scaldabiberon… ).

Spesso poi si soprassiede sugli svantaggi per la madre derivanti dall’alimentazione artificiale: le donne che

non allattano hanno una maggior possibilità di contrarre tumori all’ovaio e al seno.

Per non parlare dei costi ambientali connessi al latte artificiale. Il latte materno è realmente “a chilometri zero”, come va di moda dire ultimamente. Il latte artificiale e gli accessori per somministrarlo richiedono materie prime, energia, producono rifiuti e necessitano di trasporto.

Infine, il latte artificiale in polvere – anche quello nei nostri supermercati – non è sterile e può essere contaminato da patogeni come Encterobacter Sakazakii o Salmonella, con conseguenze talvolta fatali, senza contare gli episodi di cronaca sulle contaminazioni accidentali da sostanze chimiche o biologiche.

Come si fa a sostenere che tutto sommato tra seno e biberon non c’è grande differenza?

Questo è quanto vogliono far credere le industrie produttrici di latte artificiale, che esercitano delle grossissime pressioni sulla classe medica, ad esempio sponsorizzando in maniera malcelata il convegno della S.I.P.P.S. tenutosi a Torino il 6 marzo scorso (1) nonostante sia proibito per legge e da codici etici. Questo sì che meriterebbe un articolo a tutta pagina.

Ben altra cosa è parlare del (mancato) sostegno all’allattamento e del senso di colpa delle madri. Partiamo da un importante presupposto: allattare è normale, il latte materno è normale.

Non è nulla di straordinario, è quanto previsto dai nostri geni per far sopravvivere i nostri piccoli. Dire che “il latte materno è migliore” o che “allattare fa bene” è come dire “camminare fa bene” o “è meglio andare a piedi che con le stampelle”. Ci sembra palese che in situazioni di normalità le persone scelgano di camminare, di masticare con i propri denti. Solo in situazioni di reale impossibilità si sceglieranno le stampelle o la dentiera.

Per decenni però il latte artificiale è stato proposto come addirittura migliore del latte materno, di conseguenza si è persa la cultura dell’allattamento tramandata per secoli e infatti improvvisamente tutte le donne erano senza latte e allattare era diventato una questione di fortuna. Salvo poi accorgersi dei danni alla salute nelle generazioni cresciute a latte artificiale (sia in occidente sia, con conseguenze più tragiche, nel Terzo Mondo).

Oggi si è capito che il surrogato artificiale non è equivalente all’originale, quindi dalla vicina di casa all’operatore sanitario, tutti dicono di sostenere l’allattamento al seno, ma di fatto pochi lo sanno fare.

Se una persona ha male a un dente, prima di ricorrere al dente finto cercherà di farsi curare dal dentista il dente vero. Allo stesso modo dovrebbe essere ovvio che prima di dare per spacciato un allattamento bisognerebbe spiegare a una madre che ci sono svariate possibilità di recupero prima di arrivare al biberon di latte artificiale.

Ma chi lo sa fare? Purtroppo pochi, perché tra gli operatori sanitari la formazione sull’aiuto pratico per i problemi di allattamento è a macchia di leopardo: esistono realtà felici, in cui la madre che desidera trovare una soluzione ad un problema può trovare aiuto e sostegno, e altre in cui l’unico “aiuto” è dire alla madre di insistere, con la logica conseguenza che il problema non verrà risolto e anzi la madre si sentirà colpevole del fallimento per non aver “insistito abbastanza”.

Un articolo giornalistico inusuale e che renderebbe un buon servizio alle lettrici e ai lettori, sarebbe proprio sulla realtà del sostegno all’allattamento: esistono diverse figure che rientrano nella categoria “consulenti per l’allattamento” che vanno dal peer counselling (consulenza alla pari da parte di una mamma appositamente formata verso un’altra mamma in difficoltà) alle o agli IBCLC – International Board Certified Lactation Consultant (medici, ostetriche, professionisti sanitari specializzati nella gestione clinica dell’allattamento).

Non si tratta di “integralisti” o “talebani” che forzano le madri ad allattare, come con superficialità alcuni li definiscono, ma di persone specificatamente formate che sono in grado di aiutare concretamente una mamma in difficoltà ad allattare e che desidera aiuto, anche nelle situazioni più complesse (bambini prematuri, con malformazioni, addirittura allattamento di bambini adottivi).

E soprattutto sono persone che forniscono informazioni corrette e che rispettano le scelte della donna, anche

se si tratta di interrompere l’allattamento.

E’ vero che alcuni operatori sanitari colpevolizzano le donne che non riescono ad allattare, ma ci sentiamo di affermare senza timore che si tratta di persone incompetenti, che fanno ricadere sulle madri la responsabilità della propria scarsa competenza in materia. Purtroppo molti davanti a un problema che non sono in grado di affrontare, piuttosto che riconoscere i propri limiti e indirizzare la donna verso persone più preparate, attribuiscono la colpa dell’insuccesso alla madre.

Allora la risposta a questo non crediamo sia “non colpevolizziamo le madri che non allattano”, magari mentendo sulle reali differenze tra latte materno e artificiale, ma “formiamo gli operatori”, in questo modo più donne che lo desiderano potranno allattare e quelle che per necessità o per scelta non allatteranno troveranno comunque persone competenti che la sapranno assistere anche in questa decisione.

Allattare è un diritto e una scelta. Le donne però devono avere gli strumenti per esercitare questo diritto (che non sono certo un “Su, signora, deve insistere!”).

E per operare una scelta devono essere informate. Devono sapere che differenze ci sono tra seno e biberon, devono sapere che la quasi totalità delle difficoltà in allattamento sono affrontabili e risolvibili e che ci sono persone appositamente formate per fornire aiuto. Come con qualunque altro problema del corpo umano.

Che medico sarebbe uno che, davanti a un piede dolorante, desse come alternative o “insistere” o usare le stampelle per sempre, e infine facesse sentire in colpa il paziente per non essere riuscito a camminare? Invece prescriverà indagini diagnostiche e poi una cura, prima di dire che quel piede non potrà più camminare. E se il piede sarà irrimediabilmente compromesso da cure errate, il paziente probabilmente non si sentirà in colpa ma anzi accuserà il medico di aver svolto male il proprio lavoro.

Non si capisce come mai con l’allattamento, una delle tante funzioni fisiologiche del corpo umano, non sia così.

Rimaniamo a disposizione per eventuali chiarimenti e approfondimenti bibliografici.

Luciana Mellone

Presidente Il Melograno Nazionale

(1) Nella brochure del convegno non erano riportati gli sponsor, ma erano elencati in un foglio a parte inserito nella brochure stessa e consegnato a mano ai partecipanti. Tra gli sponsor vari produttori di latte artificiale: Plasmon, Nestlé, Mead Johnson, Dicofarm, Milte, Humana. Per questa ragione sono stati revocati – forse per la prima volta in Italia – i crediti ECM al convegno in quanto una legge proibisce di attribuire crediti ECM a eventi che trattano di alimentazione infantile se tra gli sponsor ci sono aziende che producono alimenti per l’infanzia.

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