Neomamma in crisi, le smagliature e il corpo che cambia

La gravidanza, evento unico nella vita di noi donne, ha il potere di trasformarci. E non parlo solo di una modifica strutturale e funzionale del nostro cervello e di tutto l’assetto psicologico che deriva dal diventare madre, ma di un cambiamento evidente e tangibile sul nostro corpo di donna.

Spesso i chili acquistati in gravidanza ci accompagnano nel postpartum e la ripresa squisitamente soggettiva ha dei tempi e delle risposte adattive personali, ma ogni donna si ritrova a familiarizzare con un corpo che spesso non viene riconosciuto.
Cos’è cambiato in noi? Spesso dal confronto con le altre mamme emerge la descrizione di un corpo “dilatato” e “ampio”, un corpo che “contiene” e ha accolto. Percezione spesso corretta e funzionale perché questo nuovo corpo si è trasformato in un contenitore di nuove informazioni, attenzioni e bisogni che ci ricordano il nostro essere madre. Il corpo quindi come contenitore e contenuto, perché custode di un grande amore. Il corpo come memoria che ci ricorda i nove mesi di attesa, e le piccole e grandi trasformazioni che hanno accompagnato questo periodo magico.

E su ogni pancia un ricordo, una smagliatura, una morbidezza nel tono muscolare, in alcune uno spiraglio che ricorda il parto, segno tangibile del passaggio di un miracolo. E poi un seno che magari ha allattato o continua ad allattare, parte di un corpo che ha nutrito o che ci ricorda un mancato allattamento. Le nostre braccia, trasformate in base sicura che accoglie e sostiene pesi impensabili, capaci di portare in braccio figli dai sei anni in su, in un gesto che profuma di naturalezza e di mamma.

E poi il nostro baricentro, croce e delizia di un equilibrio non sempre stabile, che subisce notevoli variazione dalla gravidanza al postpartum e che spiega bene il nostro nuovo modo di “stare sul mondo”, capace di superare qualsiasi ostacolo perché funzionale al trasporto del nostro bambino.
Cos’è cambiato in noi? Sono davvero quei chili in più, qualche nuova smagliatura, una cicatrice postcesareo a trasformare il nostro corpo o c’è dell’altro?

Io per altro intendo una modifica percettiva e sensoriale, di un corpo sentito come “diverso” perché inserito in una nuova percezione visiva, che spiega e accomoda, altre volte non accetta, delle piccole e grandi trasformazioni di vita in un passaggio non sempre facile da accogliere.

E poi il resto è regalato dall’esterno che “gratuitamente” invia messaggi non sempre “comodi” e accoglienti che rinforzano ulteriormente l’equilibrio sensibile e ballerino di una madre che non si “riconosce”. In questo caso il corpo diventa ingombrante, percepito come un peso, tempio di antiche glorie e addominali scolpiti in un continuo rievocare ricordi e “tornerò come prima?”.

Bene, poche volte riesco a produrre risposte di cui sono veramente certa, come in questo caso. Tornare come prima? Impossibile.

E non parlo dell’involucro, che con palestra, dieta o semplicemente aspettando i tempi di Madre Natura rientra poi nei vecchi jeans, ma del corpo come contenuto irreversibilmente trasformato dal diventare madre di un miracolo di vita. E’ questo il vero cambiamento che il corpo contiene e racconta, trasmette e custodisce, ricorda a noi e al mondo che qualcosa è cambiato, ed è per sempre. Il corpo di una mamma racconta la sua maternità attraverso una nuova bellezza perché ogni centimetro della sua pelle è un atto d’amore.
Guardiamo al nostro corpo con riconoscenza, accarezziamo ogni piccola smagliatura, sosteniamo con lo sguardo le nostre forme morbide e materne, ringraziamolo per quello che è diventato, culla accogliente di nostro figlio. In una parola, amiamoci.

Cecilia Gioia

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