“In ginocchio… Chi comanda qui?”

“In ginocchio… Chi comanda qui?… In ginocchio!” Tutti abbiamo visto il video in cui un alunno umiliava il suo insegnante in una scuola superiore di Lucca e ne siamo rimasti sgomenti.

Davvero la scuola italiana è ridotta in questo modo?

Più d’una sono le prospettive dalle quali si possono sviluppare delle riflessioni: l’erosione della dignità del corpo insegnante ad esempio, progressiva negli ultimi decenni, oppure l’ideologica normativa che obbliga la frequenza scolastica oltre una certa età anche a chi manifestamente non è idoneo e non ne vuole sapere, o anche l’usura psicologica che per certi insegnanti può portare a ulteriore perdita di autorevolezza.
In questa sede ci pare interessante però porci una domanda diversa, mettendo tuttavia ben in chiaro che non si intende in alcuna maniera giustificare l’episodio. Per essere ancora più espliciti diremo subito che i giovani responsabili dovranno essere giustamente puniti.

Fatta questa premessa però rimane un dubbio di fondo: da dove viene un comportamento violento di questo genere, così specifico? Com’è possibile che a questo giovane, che urlava fuori da ogni controllo, uscissero frasi come queste: “Chi comanda qui?… In ginocchio!”

È possibile che abbia visto, o vissuto in prima persona, vale a dire subite, esperienze analoghe? Questo potrebbe anche essere un campo d’indagine interessante, pur senza puntare il dito su nessuno. L’empatia, il riguardo, il senso delle proporzioni e il rispetto gerarchico vanno coltivati fin da piccoli, a partire dalla famiglia. E il rispetto nei confronti del bambino è un punto cruciale. Come fa un bambino a interiorizzare comportamenti e atteggiamenti sani se non li vede messi in pratica?
Dopo, passata l’adolescenza, verso o dopo i vent’anni, il recupero (o l’acquisizione) di una sana capacità di relazionarsi con il prossimo sarà ben più difficile e penoso.

Anita Molino

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