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Anita Molino | Senza categoria

I tempi della genitorialità: come diventare dei genitori slow

8 Agosto 2019

Avete notato che diventare genitori sembra far accelerare irrimediabilmente la nostra vita e modificare la nostra percezione del tempo? Nasce in noi la necessità di adattarci ai ritmi (o meglio ai non-ritmi) di un neonato, quindi di conseguenza a rallentare. Quest’ambivalenza certo non ci facilita il compito; essa richiede infatti una flessibilità e delle capacità di adattamento fuori dal comune. Ma è anche una perfetta occasione per cercare di lasciarsi andare, diventando finalmente dei genitori slow.

Essere genitori slow in un mondo frenetico

Nella società del “tutto e subito”, in cui non bisogna avere tempi morti, adottare una filosofia di vita slow sembra davvero una sfida. E senza dubbio lo è. Le motivazioni che portano a questa scelta sono molte. Nel nostro caso, in particolare, la genitorialità.

Ma di cosa parliamo quando usiamo l’espressione vita slow?
L’idea di tendere a un rilassamento generale dei nostri ritmi di vita, ignorando le pressioni sociali e (re)imparando ad apprezzare le cose semplici. Questa transizione culturale verso un allentamento dei vincoli coinvolge molti ambiti, dall’alimentazione al turismo, passando per gli spostamenti, l’economia, la comunicazione, l’educazione, il consumo… In poche parole, tutte le sfere della nostra vita!

Scoprire il mondo, con i propri ritmi

Storicamente, si attribuisce la nascita del movimento Slow a Carlo Petrini, un sociologo e critico gastronomico, quando, nel 1986, protestò contro l’apertura di un McDonald’s in piazza di Spagna, una delle principali piazze turistiche di Roma.
Da quel momento si è diffusa molta letteratura su questo argomento, tra cui i libri di Carl Honoré. Quest’autore e giornalista canadese racconta di come si fosse reso conto dell’assurdità delle nostre vite troppo piene e troppo stimolate quando stava per comprare un libro per bambini “da leggere in un minuto”. A lui viene attribuita la paternità del concetto di genitorialità slow, o “lentezza in famiglia”.

Quest’approccio consiste, per i genitori, nell’organizzare e pianificare di meno per lasciare ai bambini la possibilità di esplorare il mondo secondo la propria curiosità e i propri ritmi; inoltre, l’idea di base è che questa filosofia di vita permette a genitori e figli di passare più tempo insieme.

Dalla genitorialità slow alla vita slow

Ma come si può diventaregenitori slow”, se riusciamo a malapena a superare i numerosi imperativi di una vita familiare molto piena?
Si può iniziare con l’ascolto, esattamente come si ascoltano i bisogni del proprio bambino quando si sceglie un maternage ad alto contatto.

Diventare genitori è un evento così significativo che si accompagna necessariamente a un certo numero di cambiamenti, messe in discussione e problemi di adattamento. Proprio per questo la genitorialità è un perfetto trampolino per la vita slow, anche se, come racconta Sonia, la contraddizione tra il tempo che si ferma e quello che accelera complica molto la faccenda.

«Mi ricordo la sensazione che ho provato fin dai primi giorni dopo la nascita di mio figlio. Oltre alla forte consapevolezza della responsabilità che ormai avevo, ho sofferto in modo particolare l’accelerazione dei tempi: era come se fossi entrata in un ingranaggio impossibile da fermare. I minuti, le ore, poi i giorni passavano e mi facevano girare la testa, perché avevo l’impressione che scorressero indipendentemente dal mio controllo. In realtà, l’avevo sempre avuta; ma prima di diventare mamma avevo la sensazione di poter decidere di rallentare o accelerare, a seconda dei periodi, i miei desideri e i miei bisogni. Dopo, non avevo più alcun controllo su questo aspetto. Era destabilizzante. E poi, d’altro canto, la mia vita era piena di momenti in cui il tempo sembrava come sospeso, rallentato, ma in maniera del tutto casuale e soprattutto al di là della mia volontà. Penso soprattutto alle lunghe ore passate ad allattare il mio piccolo, che mi hanno finalmente insegnato ad apprezzare il “non fare niente”! Ma, comunque, mi è servito del tempo.»

Non vi sembra che questa mamma esprima perfettamente una sensazione che tutti i genitori, prima o poi, hanno provato?

Imparare a rallentare

Gestire queste percezioni nuove, accettare di aver perso i nostri punti di riferimento di una volta, reinventare la nostra vita quotidiana: tutto ciò richiede tempo! Ma non importa: prendetela come un’occasione per imparare a rallentare, apprezzare il momento presente, vivere intensamente ogni istante, senza preoccuparvi troppo di dover fare il bucato, cucinare manicaretti, o mettere in ordine i documenti. Perché, in qualsiasi momento, il vostro bambino può avere un bisogno intenso di contatto, di abbracci e di essere allattato. Offritegli tutto questo senza sentirvi in colpa perché il vostro lavoro si accumula o perché la lista dei nostri impegni è sempre più lunga; cercate invece di sentirci felici di poter godere di questo momento a tu per tu con il vostro bambino, riempitevi di tutto l’affetto possibile, approfittatene per rilassarvi, riposarvi e – perché no – dormire un po’. Godetevi questi piccoli momenti di calma e felicità: le incombenze quotidiane possono attendere.

Prendersi il tempo per osservarli

Prendersi il tempo per essere i genitori che vogliamo  (in questo caso dei genitori slow) significa concedere del tempo a se stessi: del tempo per ascoltare le nostre sensazioni, per pensare a ciò che vorremmo (e a ciò che non vorremmo), per informarci, ma anche per osservare i nostri figli. In effetti, solo un’osservazione attenta, senza aspettative né giudizi, ci permetterà di soddisfare i loro bisogni nel miglior modo possibile e, di conseguenza, di dar loro l’opportunità di essere se stessi e di procedere nella crescita secondo i propri ritmi.

Quindi, prenderci il tempo di osservare i nostri bambini ci svela una miriade di dettagli e di informazioni su di loro, ad esempio ciò che piace o non piace loro. Questo si può notare ancora di più quando ci sono dei fratelli, perché si vede chiaramente la personalità diversa di ognuno: se uno adorava le costruzioni, non è detto che suo fratello, alla stessa età, ne sarà entusiasta allo stesso modo. Questa consapevolezza ci permette di proporre ai nostri figli delle attività che rispondono a delle richieste, a un interesse preciso, invece di dar loro dei giochi semplicemente perché questi sono consigliati per la loro fascia d’età. Certo, ci vuole del tempo, prima per osservare nostro figlio, poi per trovare un’attività che incontri il suo bisogno e i suoi interessi. Ma quant’è soddisfacente vedere vostro figlio completamente soddisfatto per il gioco che ha scelto! E quant’è bello poterlo accompagnare nelle sue scoperte!

Prendersi il tempo per ascoltarsi

Noi siamo il primo esempio per i nostri figli, allora dobbiamo essere i primi a indicargli la strada. E questo vale anche in merito al proposito di diventare dei genitori slow, in grado di decidere per sé i propri tempi e le proprie routine. Se non facciamo niente per non fargli subire i ritmi infernali della nostra società, che ogni giorno accelera sempre di più, che ci obbliga a rispettare le scadenze, comprese quelle della vita familiare, quale modello offriamo ai nostri bambini? Quale società vorranno costruire nel loro futuro?

Mostrando a nostro figlio che sappiamo ascoltare il nostro corpo e i suoi bisogni, gli insegneremo a fare lo stesso. Per riprendere l’esempio di poco fa: se accettiamo di rallentare un po’ e di mettere da parte tutti i nostri impegni per passare semplicemente del tempo con nostro figlio, ci adattiamo ai suoi bisogni. Ma ci rendiamo presto conto che in questo modo soddisfiamo anche i nostri. Perché sì, anche il nostro corpo dà dei segnali di stanchezza, di stress, ma spesso facciamo fina di non vederli… Ed è così che, mettendoci ad ascoltare nostro figlio, faremo anche bene a noi stessi! Poi, quando il bambino crescerà, sarà il nostro turno di mostrargli- o ricordargli – che è importante ascoltare il proprio corpo e i propri bisogni, al contrario di ciò che la società di vuole far vedere.

Non avere paura di rallentare

Pascale, mamma di tre bambini, ha fatto spesso quest’esperienza: «Quando mi accorgevo che stavo esaurendo la pazienza, che avevo bisogno di fare una pausa se volevo continuare a essere la mamma amorevole che mi sforzavo di essere ogni giorno, spiegavo ai miei figli che mi sentivo stanca e che volevo rilassarmi un attimo. Non c’è bisogno che mi isoli per farlo, posso benissimo stendermi sul tappeto del salotto insieme a loro. Semplicemente gli spiego come mi sento, come voglio risolvere il problema e poi lo metto in pratica. A volte, continuo a giocare con loro o a leggergli la storia che avevo cominciato, stando sdraiata e loro seduti attorno a me o su di me. A volte faccio qualche esercizio di respirazione addominale per rilassarmi e li incoraggio a fare come me, se vogliono. Apprezzo molto questi momenti di pausa passati coi miei figli e spero di insegnare anche a loro quanto sia importante ascoltare il proprio corpo e i suoi messaggi, e pensare a dei modi per rispondere a queste richieste. E vedo che, sempre di più, imparano a farlo anche loro. Per noi ormai è un riflesso incondizionato! Sono fiera di averglielo insegnato

I genitori slow sanno dare valore a ogni istante e non hanno paura di rallentare, se ne sentono la necessità. Se il tempo della genitorialità coincide spesso con la messa in discussione di noi stessi, con il crollo delle certezze, tanto spesso però vuol dire apprendere, meravigliarsi di continuo della vita e della sua infinita ricchezza. E se prendersi il tempo per essere genitori significasse semplicemente lasciare ai bambini il tempo di essere bambini?


Dalla rivista e blog Grandir Autrement, articolo di Sophie Elusse
Traduzione di Arianna Lingua

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