Bambini adenoidei e latte vaccino

Sono un medico dentista e mi dedico da diversi anni unicamente alla rieducazione neuromotoria dei bambini adenoidei, che attualmente in Italia sono oltre l’80% della popolazione pediatrica almeno nelle grandi città.

Si tratta di quei bambini, sempre a bocca aperta, che soprattutto nei periodi freddi si ammalano spesso di raffreddore, influenza, otite, mal di gola. Di notte spesso russano e non riescono a dormire in modo davvero riposante, anche perché capita che vadano in apnea.

Abbiamo parlato anche dei risvolti neuromotori della loro crescita: a causa del fatto che hanno automatizzato una postura facciale a bocca aperta, sviluppano una faccia lunga e diventano meno proporzionati (= belli) rispetto al loro vero potenziale. E poiché molti di loro condividono un ritardo dello sviluppo neuromotorio a livello di certe parti del sistema nervoso centrale, possono presentare forme di alterazione cognitiva e/o comportamentale che vanno dalla disprassia, alla dislessia, alle altre variegatissime manifestazioni di deficit che all’estero soprattutto vengono fatte rientrare nell’ambito dell’amplissimo spettro autistico.Da questo punto di vista la stragrande maggioranza di loro hanno sintomi labili, al punto da sembrare del tutto normali.

Ribadisco ancora, per i meno attenti, che non è che le adenoidi o la bocca aperta ci facciano diventare dislessici. Sto descrivendo un quadro, come se parlassi della Gioconda. La quale non sarebbe identificabile come tale se oltre al viso non vedessimo anche il gioco di luci e ombre e il tipico paesaggio sullo sfondo…

Per guidare il bambino adenoideo alla guarigione bisogna fare in modo che ritorni a respirare col naso a bocca chiusa 24 ore su 24. Questo in parte si fa con strategie di recupero neuromotorio (che sono oggetto del mio lavoro), in parte facendo in modo che il bambino non produca più tutto quel muco che ingrandisce tonsille e adenoidi. Da questo punto di vista si agisce soprattutto a livello alimentare.

In altre occasioni ho accennato al fatto che, oltre all’aspetto neuromotorio, il bambino adenoideo è tale in quanto fortemente danneggiato da quello che mangia e da come lo digerisce. Una volta questo tipo di bambini era definito “linfatico” o “catarrale”, volendo intendere che produce così tanto muco che ne rimane intasato. In effetti, ricordiamo che anatomicamente le adenoidi e le tonsille sono dei linfonodi, ossia stazioni di accumulo, produzione e gestione della linfa e delle cellule linfatiche (linfociti). I linfonodi si trovano spesso in corrispondenza degli epiteli, parte dei quali contiene gruppi di cellule che producono muco.

I linfonodi come le adenoidi possono aumentare di dimensioni per aumento di produzione del muco, che a sua volta aumenta per il consumo di certi cibi… come il latte vaccino industriale pastorizzato e omogeneizzato.

E’ noto infatti che la BCM7, proveniente dalla digestione del latte A1 (niente paura, tra poco spieghiamo tutto ), stimola la produzione di muco da parte delle cellule intestinali. Recentemente e’ emerso che la BCM7 non rimane confinata nell’intestino, ma finisce nel sangue e da qui nel sistema nervoso, e nelle mucose respiratorie che producono muco, a danno dei bambini asmatici e/o adenoidei. E per finire, la BCM7 altera la funzionalita’ delle cellule propriamente linfatiche (linfociti), che si concentrano appunto nei linfonodi come adenoidi e tonsille.

Non intendo qui scrivere un trattato completo su tutti gli aspetti “imbarazzanti” del latte pastorizzato industriale. Voglio parlare di un aspetto solo. Ormai la gente ha mangiato la foglia riguardo ai problemi di digestione causati dal latte. Dopo tanti anni la difficoltà digestiva generata dal consumo di latte vaccino industriale è passata dal rango di “diceria profana” a verità accettata scientificamente. Così gli intolleranti al lattosio sono passati dal rango di “malati immaginari” a quello di pazienti veri e propri. Cosa ha generato questo cambiamento di sentire sociale?

Sostanzialmente la comparsa sul mercato dei latti privi di lattosio. Quindi il latte puo’ far male. E’ un fatto. Altrimenti non venderebbero i latti senza lattosio, no?. Ma… e se non fosse solo il lattosio a far male? Cio’ spiegherebbe perché molta gente si sente male o gonfia anche bevendo il latte delattosato. Proprio di questo vorrei parlare oggi, cioè del fatto che il lattosio nel latte forse è solo la punta dell’iceberg latte.

Poco si parla dei danni dovuti alle proteine del latte, e in particolare della caseina, o meglio ancora di una frazione della caseina che proviene dalla digestione parziale della caseina stessa: la BETA CASOMORFINA 7, anche detta BCM7. Accennerò solo per un attimo al fatto che la caseina nel latte di mucca è contenuta per un valore di 3,6 grammi ogni 100 di latte, mentre nel latte umano vi sono 0,9 grammi ogni 100.

Così, mentre la digestione del latte umano avviene sotto forma di fiocchi, il latte di mucca nello stomaco si trasforma in una cagliata collosa. Nell’intestino la caseina vaccina manifesta le sue qualità collose: aderisce ai villi intestinali riducendo le nostre capacità di assorbimento dei principi attivi presenti nei cibi.

La caseina è una proteina specifica del latte. Il latte di tutti gli animali contiene caseina, in diversi tipi e diverse proporzioni. Le caseine si dividono in alfa, beta e gamma. Nel latte vaccino le più comuni sono le beta. Esistono due sottotipi principali di BETA CASEINA: la A1 e la A2. Capre, pecore, bufali, cammelli, asini, mucche di razze “antiche” ed esseri umani producono beta caseina A2. Invece le mucche impiegate nell’industria del latte molto spesso provengono da razze relativamente nuove, andate incontro ad una mutazione genetica alcune migliaia di anni fa, che producono un latte contenente beta caseina A1.

Durante la digestione del latte A1 (quello contenente beta caseina A1), viene rilasciata una porzione di proteina chiamata beta casomorfina 7, la quale presenta caratteristiche OPPIODI. Ohiboò! Ma allora il latte e’ una droga? Non proprio, ma possiamo cominciare a capire come mai tantissima gente preferirebbe vendersi la madre piuttosto che rinunciare a latte e formaggi.

Facciamoci un giro su wikipedia e leggiamo cosa si dice alla voce oppioide: “Un oppioide è un qualsiasi composto chimico psicoattivo che produce effetti farmacologici simili a quelli della morfina o di altre sostanze morfino-simili. … Gli oppioidi agiscono legandosi agli specifici recettori (recettori degli oppioidi), che si trovano principalmente nel sistema nervoso centrale (SNC) e periferico (SNP) nonché nel tratto gastrointestinale.

Queste sostanze interagendo con lo specifico recettore agiscono prevalentemente come modulatori delle sensazioni dolorifiche ma anche come fattori di trascrizione, tramite specifici recettori nucleari… Gli effetti collaterali degli oppioidi includono sedazione, depressione respiratoria, stipsi, e un forte senso di euforia… La dipendenza da oppiacei può svilupparsi anche durante il loro uso terapeutico, causando una sindrome astinenziale qualora essi vengano sospesi in modo improvviso.

Gli oppioidi sono certamente noti per la loro proprietà di causare dipendenza, ma probabilmente ancor più noti per la loro capacità di produrre una sensazione di euforia, la qual cosa è una delle principali motivazioni per il loro uso non medico ma di tipo ricreativo.”

Che la BCM7 sia un oppioide è un fatto scientificamente provato su cui non c’è disaccordo. Dall’anno scorso e’ stato provato che la quantita’ di rilascio di BCM7 con la digestione della beta caseina A1 è tale da generare effetti farmacologici, in virtù del suo legarsi ai recettori oppioidi di tipo mu (con effetto immunosoppressivo, tratto tipico del bambino adenoideo).

Altra cosa su cui esiste accordo è che la BCM7 stimola la produzione di mucine, le proteine che rendono il muco maggiormente appiccicoso. In un trial pubblicato l’anno scorso la beta caseina A1, da cui deriva la BCM7, aumenta i livelli delle immunoglobuline IgM, IgA e IgE, cosa che si accorda con il dato esperienziale dei fenomeni allergici al latte, soprattutto quelli non immediati, che non si individuano coi test (prick, rast) normalmente svolti per individuare le allergie. Come se non bastasse, la BCM7 sembra stimolare il rilascio di istamina, da parte dei leucociti periferici, fenomeno questo associabile a fenomeni allergici superficiali come le dermatiti.

La Beta caseina A1 è altamente chiacchierata da tempo. E’ stata associata a diverse problematiche che riguardano da vicinissimo noi abitanti delle comunità occidentali tecnologizzate e inurbate. Parlo di diabete, malattie cardiocircolatorie, disordini mentali, comportamentali, autismo, sindrome della morte improvvisa del lattante ecc. Fino a questi ultimi anni le prove sono state soprattutto epidemiologiche e osservazionali, spesso su animali. Quelli come me che lavorano professionalmente coi bambini adenoidei, o i colleghi specializzati nel recupero dei bambini neuroatipici (dai dislessici agli autistici) sanno per esperienza quanto sia difficile e a volte illusorio aiutare questi bambini finché consumano latte vaccino e derivati, oltre a prodotti contenenti glutine ( la digestione del glutine rilascia una particella oppioide simile negli effetti alla casomorfina ). Oggi si stanno accumulando prove da studi clinici su esseri umani.

Sottolineo che non tutto il latte ha questo tipo di effetto. Solo il latte da mucche A1. Il latte A2 non presenta rilascio di BCM7, come riconosciuto anche dal European Food Safety Report nel 2009. Già la consistenza delle feci è diversa dopo digestione di latte A1. Tendono a essere piu’ dure, anche se non sempre. A causa dell’effetto oppioide di questo tipo di latte (come leggiamo su wikipedia), il transito intestinale viene rallentato, e per questo motivo indirettamente aumenta il gonfiore e la flatulenza visto che il lattosio ha più tempo per rimanere nell’intestino (almeno il 40 % della popolazione italiana non ha l’enzima per digerire il lattosio…).

Molti bambini diventano stitici o peggiorano la loro stitichezza a causa del latte. In piu’ abbiamo effetti infiammatori a carico delle pareti del colon, tanto maggiori quanto più a monte esisteva un problema di intestino permeabile (leaky gut), cosa già di per sé fisiologica nel neonato fino ai 12 mesi, ma che viene ad essere accentuata indirettamente dalle vaccinazioni, dal Crohn, dalla celiachia, dallo stress, dagli antidolorifici o dagli antibiotici…

Di fatto ci troviamo a dover fare i conti con questa particella proteica, la BCM7, che dall’intestino finisce nel sangue. Scienziati russi, dopo aver ritrovato la particella proteica oppiode BCM7 nel sangue e nelle urine di neonati nutriti con formula, o comunque con latte vaccino industriale, hanno verificato che ci sono bambini che riescono a metabolizzare la particella grazie alla presenza nel loro sangue dell’enzima capace di scioglierla, il DPP4. Ci sono invece altri bambini, con ritardi di sviluppo del sistema neuroendocrinoimmunitario (oggi in aumento), che non riescono a liberarsi altrettanto efficacemente dell’oppioide, e vanno incontro al rischio di depressione respiratoria (di qui l’associazione con la SIDS, sindrome da morte improvvisa del lattante.L’attivazione dei recettori mu a livello del tronco encefalico, in particolare del ponte, ha effetti soppressivi sulla respirazione ), e a ritardo dello sviluppo neuromotorio (di qui l’associazione con lo spettro amplissimo che va dalla dislessia all’autismo. I bambini autistici in particolare presentano un aumento della permeabilità intestinale e una ridotta quantità di enzimi DPP4 nel sangue, per cui sono doppiamente a rischio rispetto agli altri bambini che consumano latte ).

La BCM7 dal sangue può attraversare la barriera ematoencefalica e trasferirsi così nel sistema nervoso centrale, contribuendo a causare comportamenti bizzarri negli animali studiati. In effetti la molecola è stata ritrovata nel tronco encefalico di neonati morti per SIDS (morte improvvisa del lattante in culla).

Come abbiamo detto prima, a questo livello del sistema nervoso centrale l’attivazione dei recettori oppioidi mu ha un effetto depressivo sulla respirazione. Studiosi dell’Est hanno verificato aumentati livelli di BCM7 nel sangue di bambini affetti da apnee, in confronto a bambini sani della stessa età.

Abbiamo in precedenza nominato il diabete. Che c’entra il latte col diabete? Si è dimostrata una corrispondenza strettissima tra il consumo di latte e l’incidenza del diabete nelle popolazioni sviluppate. Le nazioni che più consumano latte industriale più ospitano malati di diabete. La corrispondenza è strettissima e non si tratta di caso statistico. I diabetici hanno aumentati livelli di anticorpi contro la beta caseina A1. Ora sembra che esista una struttura proteica molto simile alla BCM7 nella molecola GLUT2 di trasporto del glucosio dentro le cellule pancreatiche che producono insulina.

Al momento si ipotizza che, per reazione crociata, gli anticorpi prodotti contro la BCM7 vadano a danneggiare anche le cellule pancreatiche (inducendo lo stato diabetico). Analogamente agli anticorpi contro beta caseina A1 e BCM7, i diabetici hanno anche aumentati livelli di DPP4, proprio l’enzima che digerisce la BCM7 nel sangue. E’ interessante notare che una moderna classe di farmaci contro il diabete dell’adulto, le gliptine, agiscono proprio inibendo il funzionamento delle DPP4 (che aumentano con la quantità di BCM7 nel sangue), cosa che indirettamente inibisce la secrezione del glucagone, con conseguente abbassamento della glicemia e incremento della secrezione di insulina…

E le malattie cardiovascolari? Dagli studi sulle popolazioni il tasso di incidenza è sovrapponibile a quello del consumo di latte e manifestazione del diabete. Attenzione perché l’allattamento materno non necessariamente protegge il neonato dagli effetti della BCM7. Studi polacchi recenti hanno dimostrato la presenza della molecola nel sangue di bambini allattati al seno, le cui mamme però facevano consumo di latte vaccino e/o derivati… Questo indirettamente dimostra ancora una volta quanto lo stile vita materno prima, durante e dopo la gravidanza sia importante per la qualità di vita delle future generazioni.

Questa storia della diversità di effetto biologico tra latte A1 e latte A2 non è, purtroppo, una fantasia. Così come hanno realizzato il latte privo di lattosio, così ora esiste il latte certificato A2 la cui digestione non presenta gli incovenienti dimostrati dal latte A1. Il latte A2, commercializzato prevalentemente in Nuova Zelanda e Australia, viene ottenuto da normalissime mucche selezionate per la loro capacità genetica di produrre beta caseina A2. Basta selezionare e incrociare tra loro capi di bestiame del tipo A2. Si calcola che, provuovendo la riproduzione dei soli capi A2, nel giro di 10 anni tutte le mucche produrrebbero solo latte A2.

Nel frattempo l’industria casearia e i suoi emissari da una parte negano tutto per evitare di allarmare i medici e i consumatori abituali di latte industriale (oltre che evitare il rischio di essere tagliati fuori dalla concorrenza che già vende latte A2), dall’altra ufficiosamente si muovono per sostituire nel tempo i capi A1 con gli A2, per poi acquistare la concorrenza e ritrovarsi tra 10 o 15 anni come monopolisti nella produzione di latte A2.

Il destino di questo mercato importantissimo si deciderà sicuramente negli Stati Uniti, ove esistono le corporations più importanti del settore caseario a livello mondiale.

Per concludere, la BCM7 che deriva dalla digestione incompleta del comune latte industriale di tipo A1, aumenta la produzione di muco degli epiteli intestinali e, col suo ingresso nel sangue, degli epiteli respiratori. L’ingresso della molecola nel sangue è facilitato dallo stato di aumentata permeabilità intestinale tipica dei neonati e dei bambini che hanno preso antibiotici. Ciò implica che dare latte industriale a bambini molto piccoli, oppure vaccinati, oppure che hanno assunto/assumono antibiotici, è il modo migliore per appesantire certe loro debolezze costituzionali facendoli diventare manifestamente adenoidei e, con un po’ di sfortuna, anche asmatici o diabetici.

Esiste una diatriba tra i medici relativamente al potere di aumento della produzione di muco imputata a cibi come il latte. Come sempre dò un consiglio alle mamme, da genitore a genitore. Non prendete per oro colato tutto quello che vi dicono i medici. La maggior parte dei medici usa per l’aggiornamento canali di informazione commerciale, che diffondono notizie di parte che sostengono gli interessi dei gruppi che vendono beni e servizi per i medici o per i loro pazienti. Usate il vostro buon senso e credete solo a quello che vedete coi vostri occhi.

Togliete ai vostri figli latte e derivati per 4 settimane e osservate cosa succede. Poi reintroduceteli e guardate cosa succede con ancora maggiore attenzione. Parlate con le altre mamme, cominciano a essere tante a potervi testimoniare cosa succede a un bambino adenoideo quando gli si toglie il latte coi biscotti, i formaggi, gli yogurt, insomma i derivati pastorizzati del latte vaccino. Di come migliorano la dermatite, il broncospasmo, la tosse e la congestione nasale soprattutto di notte, il vero incubo del bambino adenoideo.

Dott. Andrea Di Chiara

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