Allattare: non sempre volere è potere

Per alcuni decenni ben poche mamme nel nostro Paese sono riuscite a nutrire al seno i loro bambini. Erano gli anni del boom della formula artificiale, dell’allattamento a orari, dello svezzamento a tre o quattro mesi. Ed è stato sufficiente un breve arco temporale (decenni rispetto ai secoli di evoluzione) per dimenticare che la maggior parte delle madri possono allattare i loro bambini e il fatto di “avere latte” ha iniziato ad essere considerato non più la norma biologica come in effetti è, ma una fortuna.

Negli ultimi anni si è assistito a una “riscoperta” dell’allattamento, complici i tanti, tantissimi studi sugli importanti benefici di salute che il latte materno garantisce al bambino nell’immediato e a lungo termine.

Ci siamo resi conto che nove volte su dieci quando una donna vorrebbe allattare e non realizza il suo desiderio a mancare non è il latte, ma sono le informazioni corrette e il sostegno necessario (indispensabile?) per superare eventuali ostacoli iniziali. E questo è un traguardo importante. Perché la consapevolezza è il primo passo per riappropriarci di qualcosa che è sempre stato nostro, la potenzialità di nutrire il bimbo che nasce, di continuare a garantirgli il nutrimento necessario come già fa il corpo della madre nei nove mesi dell’attesa.

E ora c’è un però. Spesso si sente dire, riferendosi alle donne che non sono riuscite ad allattare, che volere è potere. Una frase che sembra quasi sottintendere un giudizio, una frase che può far sentire molto inadeguata una madre che avrebbe voluto ma… Perché sembra quasi si dica che non si è impegnata abbastanza, che non voleva veramente fino in fondo. Perché se davvero avesse voluto, allora ci sarebbe riuscita.

Ecco, questo non è giusto. Le madri che avrebbero voluto allattare e non ci sono riuscite hanno già il loro carico di rammarico da sopportare, un rammarico che a volte è amarezza, frustrazione, dispiacere. Chi ha letto le testimonianze contenute nel libro “Latte di mamma… tutte tranne me!” ha avuto modo di constatare quanto dolore può provocare un allattamento naufragato troppo presto.

Allattare, tranne in rari casi, è possibile. Questo sì. È grazie al latte materno se la specie umana è sopravvissuta dall’alba dei tempi, e il corpo delle donne non ha subito una misteriosa involuzione negli ultimi cinquant’anni. Ma per riuscire non basta volere. O meglio, non basta, in tutti quei casi in cui l’allattamento fatica a decollare. Non basta se la mamma non conosce la fisiologia dell’allattamento e chi dovrebbe offrirle le informazioni necessarie per avviare le poppate le dà indicazioni sbagliate. Non basta se il pediatra, visitando il suo bambino, le chiede se vuole farlo morire di fame. Se il neopapà del bambino insiste per dare l’aggiunta, spaventato da una crescita non adeguata e a sua volta poco informato. Se chi circonda la neomamma in un momento di grande vulnerabilità come quello del post parto mette in dubbio le sue possibilità di riuscire. Se quando compaiono le ragadi anziché spiegarle come farle guarire (perché le ragadi devono guarire, altrimenti allattare è una tortura), le viene detto che deve semplicemente sopportare, stringere i denti e soffrire chissà per quanto…

Allora correggiamo un po’ il tiro. Volere è potere con le informazioni giuste.

A questo punto c’è chi dice che oggi, con internet, i manuali, La Leche League, ecc., è impossibile non avere le informazioni giuste. Be’ insomma. Non è proprio così scontato. Chi si informa in gravidanza è già a buon punto. Ha per lo meno gli strumenti per distinguere un’indicazione corretta da una sbagliata, anche se arriva da un operatore della salute. Ma non tutte le informazioni che circolano sul web sono valide, anzi. E non tutte le donne in attesa del primo figlio conoscono La Leche League. Ogni donna ha la sua storia, le sue competenze, la sua professionalità. Prima di diventare madri siamo probabilmente esperte (magari espertissime) nel nostro settore lavorativo, ma ben poche di noi sono esperte di neonati. E molte di noi non pensano neppure che sia necessario prepararsi prima, perché credono che allattare sia naturale, che basterà attaccare il bambino e si allatterà. Sia chiaro allattare è un gesto naturale, ma non sempre è immediato, soprattutto per una generazione di madri che non hai mai visto altre donne allattare e ha perso confidenza con la normalità dell’allattamento.

Infine, la maggior parte delle donne è convinta che in ospedale riceverà tutte le indicazioni necessarie. E ha senso che ne sia convinta, perché è così che dovrebbe essere. Il fatto è che in molti punti nascita avviene proprio così, personale ben preparato spiega come funzionano le poppate, raccomanda di attaccare il piccolo appena si mostra interessato a poppare (perché volta il viso come per cercare, appare inquieto, apre e chiude le labbra, porta le manine alla bocca), di lasciare che la poppata duri finché il bimbo si stacca spontaneamente dal seno o si addormenta, di non guardare l’orologio ma il bambino… Ma in alcuni punti nascita no. E se ti viene raccomandato di attaccare il bimbo ogni due o tre ore, di fare la doppia pesata, di staccarlo dal seno dopo 10 minuti… La strada già diventa in salita. A volte così in salita che non c’è modo di cavarsela. Che volere non basta per riuscire. A meno che incontri sul tuo cammino la persona giusta: un’ostetrica in gamba che ti dà la dritta giusta, una consulente de La Leche League, una consulente professionale IBCLC. Ma se non la incontri? Se incontri solo persone che ti scoraggiano, che ti accusano di far patire la fame al tuo bambino per il tuo desiderio di allattare? Qualcuno potrà dire che le persone giuste le devi cercare. Ma a volte il mondo dei bambini è talmente nuovo per una mamma, che non ha la minima idea che esistano delle figure come le consulenti che aiutano le altre mamme ad allattare. In genere si scopre con il secondo figlio, proprio perché con il primo l’allattamento non ha funzionato.

E allora cerchiamo di fare la nostra parte per diffondere informazioni corrette, per creare una cultura amica dell’allattamento, ma ricordiamoci di non giudicare le altre mamme e stiamo attenti a non ferirle perché è facile fare male a una mamma che già non è serena per come sono andate le cose.

Quando sento dire che certe donne non allattano per pigrizia mi dispiace molto. Io non ci credo. Non credo che una madre che conosce (veramente) le proprietà del suo latte rinuncerebbe ad offrirlo al proprio bambino che sicuramente ama più di se stessa, per pigrizia. Dietro a un allattamento mancato c’è sempre molto di più. A cominciare da un problema di informazioni. Per continuare con la mancanza di sostegno. Una mancanza che purtroppo è assai diffusa nella nostra società. Quanta solitudine per tante mamme. Quanti giudizi e critiche.

Ad ogni mamma, che stia allattando o meno, dovremmo regalare il nostro incoraggiamento. Non sappiamo cosa c’è nel cuore delle altre persone, ma sappiamo per certo che ricevere qualche parola di stima e di affetto può fare tanto bene.

 

Potrebbe interessarti anche

Libri sull'argomento