Riusciranno gli homeschooler a inserirsi nel mondo del lavoro?

Questa domanda fa trasparire almeno due tipi di inquietudine: una legata alla presunta assenza di titolo di studio, l’altra alimentata da un velato timore o da un generico scetticismo rispetto alla capacità di apprendere in modo efficace al di fuori dalla scuola.
Entrambe forse condite dal sospetto che quello dell’istruzione parentale non sia un vero percorso di apprendimento.

Ma chi ha detto che gli homeschooler non possano ottenere comunque un titolo di studio?

Una veloce ricerca sul web mostrerà certamente la vastità dell’offerta di scuole italiane e straniere, che consentono l’accesso con diplomi, certificati e attestati differenti, indipendentemente dal percorso personale. È possibile fare, ad esempio, la maturità da privatisti.
Esiste, inoltre, un elevato numero di corsi di laurea online e, se si vuole ampliare un po’ l’orizzonte, di facoltà universitarie (per ora solo straniere) a cui si può accedere senza diploma.
Perciò, è possibile diplomarsi e laurearsi senza mai essere andati a scuola.

E poi, il titolo serve sempre per lavorare? Ricordiamo solo di sfuggita la quantità di imprenditori, artisti, artigiani che hanno realizzato imprese egregie senza un titolo di studio di scuola superiore.

Una cosa è vera: lo studio curricolare ha assicurato per molto tempo una migliore ascesa sociale e il diploma e la laurea per un buon secolo sono stati sinonimo di posti di lavoro più sicuri e meglio retribuiti. Le famiglie che potevano permetterselo mandavano a scuola i propri figli nella speranza di aprir loro la via verso ruoli sociali di maggior prestigio o almeno verso matrimoni vantaggiosi.
I concorsi banditi dallo stato e dalle amministrazioni pubbliche prevedevano il possesso di un titolo di studio. La scuola e il mondo del lavoro erano organizzati in modo tale che la corrispondenza fra titolo di studio, requisiti richiesti e competenze personali fosse reale e concreta, almeno nella maggior parte dei casi.
Ora molte cose stanno già cambiando, anche piuttosto rapidamente, sia nel mondo dell’istruzione, sia in quello del lavoro. Le competenze richieste oggi sono talmente varie, articolate e complesse che la preparazione acquisita sui banchi di scuola spesso non è sufficiente per far fronte alle esigenze di un mondo del lavoro in continua evoluzione. Tanto è vero che le scuole stesse propongono ai loro studenti di arricchire e completare il proprio curriculum con vari attestati di competenze (ECDL, certificazioni linguistiche, ecc.).

Cosa richiedono i datori di lavoro ai nuovi assunti, diplomati o laureati che siano?

Serve soprattutto esperienza.
È così ormai da diversi decenni: il titolo di studio non basta più!
È necessario sapere come va il mondo, come funziona la società reale.

Potrebbe essere utile soffermarsi infine su alcuni dati.
I risultati degli studi applicati agli homeschooler nordamericani registrano una preparazione eccellente ai test universitari, spesso persino superiore a quella dei loro coetanei con un percorso scolastico standard alle spalle. Tant’è vero che le università prestigiose come Harvard li accolgono numerosi. In effetti, l’istruzione parentale è un percorso di studio diverso, ma non meno valido di quello seguito all’interno della scuola. È un cammino di apprendimento fatto di analisi, approfondimento, ricerca, impegno e che richiede anche, in un certo senso, disciplina (non impostata dall’esterno, ma derivante da un moto interiore).

Le indagini statistiche sul successo degli homeschooler sono concordi da alcuni anni nel confermare un elevato grado di soddisfazione generale, in diversi ambiti, compreso quello professionale.

In effetti, come dicevamo anche in altre occasioni, chi pratica l’istruzione parentale in modo equilibrato allena l’apprendimento autonomo, sviluppa la curiosità e coltiva un rapporto positivo con lo studio, la capacità di problem solving e la creatività.
Ciò significa che chi non va a scuola, se lo desidera, può conseguire un diploma o una laurea. Ma, anche in mancanza di questi, può inserirsi nel mondo del lavoro senza titolo di studio e ottenere delle soddisfazioni.

Personalmente, ritengo che l’ideale sia fare di una passione una professione e per farlo non serve un titolo di studio.
Non si tratta di stabilire qui chi sa di più e chi no, ma di prendere atto di due approcci diversi all’apprendimento: il ragazzo che non va a scuola facilmente sarà più reattivo nel momento creativo e inventivo. Il ragazzo che va a scuola riuscirà meglio nei compiti esecutivi.


di Nunzia Vezzola
Docente di scuola superiore e socia fondatrice dell’Associazione Istruzione Famigliare – www.laifitalia.it

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