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Nunzia Vezzola | Pedagogia

Ritiro da scuola e homeschooling: istruzioni, moduli e iter da seguire

5 Ottobre 2020

È possibile effettuare il ritiro da scuola, gratuitamente, per istruire i figli in autonomia, sotto la propria responsabilità; tale percorso è pienamente legale e si chiama istruzione parentale.
Nunzia Vezzola, docente e socia fondatrice dell’Associazione Istruzione Famigliare (LAIF), in questo articolo spiega come avviare il ritiro da scuola a favore dell’homeschooling, quali sono i moduli da compilare e le informazioni necessarie per non farsi trovare impreparati.

Ritiro da scuola: i moduli da compilare

La legge (D. Lgs. 62/17) prevede che i genitori scrivano una comunicazione al Dirigente scolastico del territorio di residenza, nella quale dichiarano sia di aver deciso di provvedere all’istruzione del figlio mediante l’istruzione parentale sia di possederne le capacità o tecniche o economiche.
Detta comunicazione va inviata preferibilmente via raccomandata con ricevuta di ritorno (o via pec), unitamente alla comunicazione del ritiro da scuola (se il ragazzino era iscritto) ed è sufficiente a iniziare il percorso di istruzione parentale.
A questo link trovate i moduli consigliati.

Il ritiro da scuola non implica un nulla osta da parte dell’istituto, né autorizzazioni, né costo alcuno: non c’è nessuna ragione perché esso debba essere a pagamento. Né è necessario ricorrere a un avvocato.
Non risultano essere necessarie dichiarazioni aggiuntive, né bisogna fornire motivazioni o giustificazioni della propria scelta, né ci risulta che sia obbligatorio l’uso di una modulistica determinata. Nei casi in cui il Dirigente dovesse avere delle richieste ulteriori, gli sarà richiesto di  sostenerle con i dovuti riferimenti normativi.

La comunicazione non può essere né accolta né rifiutata: la facoltà di avvalersi dell’istruzione parentale è un diritto costituzionale e quindi il Dirigente scolastico non può che prenderne atto.
Ci risulta però, per esempio, che la provincia di Trento abbia intrapreso una linea di rigidità non completamente coerente con la legislazione nazionale. Al momento, l’associazione LAIF è impegnata anche su questo fronte per la tutela delle famiglie homeschooler e per il pieno riconoscimento della dignità dell’istruzione parentale.

L’istruzione, l’homeschooling e la legge costituzionale

La legge italiana pone in capo ai genitori la responsabilità dell’educazione e dell’istruzione dei figli: a cominciare dalla Costituzione della Repubblica italiana (Art. 30: “È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire e educare i figli”), proseguendo con il Codice civile (Art. 147) e le leggi successive, in Italia è ai tutori dei fanciulli che spettano le scelte di indirizzo per la loro educazione e istruzione.

Chi manda i ragazzi a scuola è chiamato infatti, per esempio, a esprimere la propria volontà se avvalersi o meno dell’insegnamento della religione cattolica, oppure se iscrivere il figlio nella sezione Montessori o in una sezione convenzionale. Con l’età, il ventaglio di possibilità aumenta: la scuola media con l’Inglese potenziato, piuttosto che quella a indirizzo musicale, una lingua comunitaria o un’altra. E alle superiori, a maggior ragione, si dovrà scegliere il corso di studi più idoneo al proprio figlio.

La nostra Carta Costituzionale stabilisce anche l’obbligo, non di frequenza scolastica come troppo spesso si tende ad affermare, ma di istruzione (Art. 34: “L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita”): spetta ai genitori provvedere a istruire i figli mettendo in campo tutte le azioni che ritengono più opportune per i ragazzi.
La norma costituzionale precisa che “nei casi d’incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti” (Art. 30): il servizio scolastico interviene là dove i tutori dei bambini o ragazzi siano incapaci a provvedere direttamente alla loro istruzione, o dove essi ritengano opportuno delegare.

Ritiro da scuola anche ad anno scolastico iniziato

I genitori, dunque, sono in prima linea nelle scelte importanti per i propri figli: hanno il diritto (la libertà) e il dovere (la responsabilità) di provvedere all’istruzione. Ed è previsto che optino anche per un’istruzione al di fuori della scuola, in un percorso di maggiore autonomia nell’istruzione e nell’educazione.
La decisione di intraprendere un percorso di questo tipo si può fare in qualsiasi momento e il ritiro da scuola si può effettuare anche ad anno scolastico iniziato, senza dover fornire motivazioni di alcun genere.

L’istruzione parentale in Italia, non solo è legale, ma ha anche una lunga tradizione: già nel 1877, la Legge Coppino  specificava che l’obbligo di frequenza scolastica vigeva solo nei casi in cui i genitori non potevano provvedere direttamente all’istruzione dei loro figli, nei casi di “orfani, fanciulli senza famiglia accolti negli istituti di beneficienza”. All’epoca si chiamava istruzione paterna o privata. E già allora per praticarla legalmente era sufficiente  presentare la dichiarazione dei genitori di possedere i mezzi per provvedervi.


di Nunzia Vezzola
Docente di scuola superiore e socia fondatrice dell’Associazione Istruzione Famigliare – www.laifitalia.it.

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