• 0 Elementi - 0,00
    • Il carrello è vuoto.
La data del parto e l’induzione del travaglio

Con l’avvicinarsi del termine della gravidanza, molte mamme iniziano a interrogarsi con una certa apprensione sulla data prevista del parto: il bambino nascerà esattamente quel giorno o sarà necessaria l’induzione del travaglio per non farlo nascere in ritardo? Queste procedure avranno ripercussioni sulla fisiologia del parto e sul post parto?
In questo articolo Nicoletta Bressan, educatrice perinatale, ci fornisce interessanti informazioni su questi delicati momenti.

Data precisa o finestra temporale?

Per “data presunta del parto” (DPP) si intende la data stimata per la nascita del bambino. Viene normalmente calcolata aggiungendo 280 giorni alla data del primo giorno dell’ultimo ciclo mestruale. Il calcolo viene effettuato in base alla durata media del ciclo femminile (28 giorni, con ovulazione circa intorno al quattordicesimo giorno di ciclo) e della gravidanza (280 giorni o 40 settimane o 10 mesi lunari); in caso di procreazione medicalmente assistita, la DPP è normalmente calcolata a partire dal giorno dell’impianto, a cui vengono aggiunte 38 settimane o 270 giorni.
La DPP è una data specifica, ma in realtà va considerata un’indicazione: è una stima del giorno in cui è più probabile che il bambino nasca . La gravidanza fisiologica può concludersi circa due settimane prima o due settimane dopo quel momento (37-42 settimane) e, per questo motivo, sarebbe forse meglio parlare di “finestra temporale” più che di data.

“Speriamo nasca prima”

Spesso questa data presunta diventa una vera e propria data di scadenza, il momento entro cui i bambini devono per forza nascere e dopo il quale non possono proprio permanere in utero. Questa idea è alimentata da alcuni (ci auguriamo rari) sanitari, che hanno la tendenza ad accelerare i tempi e consigliare induzioni o praticare lo scollamento delle membrane già verso la 38esima settimana, e tantissime donne sperano di partorire un poco prima del termine. Perché? Conducendo una piccola ricerca personale con tutte le donne che dicono “Speriamo che nasca prima”, ho spesso ricevuto risposte legate alla fatica e alla stanchezza dell’ultimo mese oppure al desiderio, dopo tanta attesa, di vedere presto i propri bimbi (entrambe sensazioni totalmente fisiologiche, funzionali alla separazione fisica di mamma e bambino durante il parto), ma tante donne vorrebbero partorire prima della DPP per evitare tutte le procedure di controllo e soprattutto di induzione che sono spesso messe in atto appena passata la famigerata data di scadenza (e spesso già paventate nelle settimane precedenti).
Nel 2021, il travaglio è stato indotto nel 40,8 % dei parti in Lombardia (la regione in cui abito) e nel 31,5 % dei parti a livello italiano (dati CeDAP 2021). Alla luce di questi dati, qualche domanda sulla reale necessità di una percentuale così alta di induzioni e sul benessere di mamma e bambino viene spontanea.

L’impatto su mamma e bambino

E se il bimbo non fosse pronto?
Nelle ultime settimane i sistemi corporei del bambino continuano a maturare: il sistema ormonale  diventa competente nella gestione dello stress del parto, il sistema neuromotorio attiva i movimenti propedeutici alla nascita, le doglie fisiologiche lo orientano nel canale del parto e poi, attraverso l’autoregolazione materna in travaglio, ne proteggono la salute. Questi effetti possono proteggerlo anche in caso di eventi imprevisti durante il parto e per la gestione dello stress e dei risvegli notturni nel post parto. 
E se la mamma non fosse pronta?
Le doglie spontanee permettono di creare una riserva di endorfine che aiuta l’apertura fisica del canale del parto e la preparazione emotiva della donna all’accoglienza del bambino. Il perfetto sistema ormonale favorisce l’incontro con il bimbo, supporta l’attaccamento e l’avvio dell’allattamento.
Indurre il parto senza una evidente necessità significa privare mamma e bambino del completamento del processo fisiologico di crescita, sviluppo e separazione e dell’attivazione delle loro risorse funzionali utili non solo durante il parto e la nascita, ma che possono anche permettere un post parto sano e più semplice grazie agli strumenti di cui i loro corpi sono dotati. Significa, in sintesi, non riconoscere  e privare del suo significato la fisiologia nel processo di nascita.
Con tutti i dovuti controlli, con monitoraggio del benessere della mamma e del bambino, la DPP dovrebbe semplicemente tornare a essere quello che è, presunta appunto, al fine di rispettare la salute e il benessere di mamme e bambini, nel parto e in tutto il percorso a venire.


di Nicoletta Bressan
Educatrice perinatale e insegnante di massaggio infantile AIMI.

Bibliografia
AA.VV. (2021), Certificato di assistenza al parto (CeDAP), Analisi dell’evento nascita – Anno 2021, Direzione Generale della digitalizzazione, del sistema informativo sanitario e della Statistica Ufficio di Statistica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Accetto i Termini e Condizioni e la Privacy Policy

×
Registrati alla newsletter