Il parto è doloroso, perché?

Il parto, si sa, è doloroso.

Questo dolore può essere percepito in misura minore o maggiore a seconda della persona, dei tempi del suo travaglio, del suo vissuto personale, dell’ambiente che la circonda, della preparazione che ha ricevuto in gravidanza, dall’assistenza e dal sostegno che riceve in travaglio, dall’uso di farmaci o di manovre invasive, dall’uso di rimedi contro il dolore…

Di base, però, il dolore legato al travaglio e al parto è inscindibile dall’evento e uguale per tutte, poiché governato da meccanismi fisiologici che accomunano qualsiasi mammifero.

Vediamo allora di capire quali siano i meccanismi che provocano il dolore che accompagna la nascita di un bambino…

Il travaglio di parto comprende tre “fasi”: il periodo prodromico (preparatorio), la fase dilatante e la fase espulsiva. Le prime due fasi (prodromica e dilatante) sono caratterizzate da un dolore di tipo “viscerale” e “riferito”, mentre la fase espulsiva è caratterizzata da un dolore di tipo “somatico” altamente localizzabile.

Il dolore viscerale:
il dolore proveniente dai recettori uterini viene chiamato viscerale poiché l’utero è un viscere cavo (e in quanto tale, non ha che recettori per il dolore).

Questi recettori (nocicettori) non sono distribuiti in egual misura in tutto l’organo: il fondo (la parte in alto) ne è relativamente sprovvisto, sono più diffusi nella parte inferiore del corpo e raggiungono la maggior concentrazione sul segmento uterino inferiore e sulla cervice (il collo dell’utero).

Durante il travaglio, la muscolatura liscia uterina (miometrio) viene sottoposta a contrazioni isometriche intermittenti, che iniziando sul fondo dell’utero, si estendono attraverso il corpo verso il segmento uterino inferiore, esercitando su di esso e sulla cervice una forte pressione.

Nell’operare questa pressione verso il basso, però, incontrano delle ostruzioni, rappresentate dal segmento uterino inferiore in trasformazione e dalla cervice stessa ancora in fase di dilatazione che esercitano una resistenza, venendo sottoposti a stiramento, iperdistensione, allungamento e dilatazione, e quindi a stimolazione meccanica dei nocicettori, risultante in un dolore crescente col progredire del travaglio.

Un dolore perfettamente fisiologico e naturale che affievolisce nettamente una volta raggiunta la dilatazione completa, quando cioè il segmento uterino inferiore e la cervice non risultano più degli ostacoli al progredire della contrazione uterina verso il basso. E’ a questo punto che, gradualmente, la testa fetale può iniziare la discesa attraverso il canale vaginale e il dolore non proverrà più dal viscere, diventando il dolore di tipo somatico di cui parleremo più tardi.

Parte del dolore che si manifesta durante il periodo dilatante proviene anche dallo stiramento dei legamenti uterini e dalla loro trazione, esercitata dalla contrazione uterina. Analogamente, può essere fonte di dolore la trazione e lo stiramento degli annessi (tube e ovaie), la loro compressione da parte dell’utero che va modificandosi e dell’iniziale discesa della testa fetale, così come la compressione degli organi (retto e vescica) e delle strutture circostanti (radici nervose, articolazioni).

Ma ciò si verifica in misura maggiore durante il periodo espulsivo, a causa del passaggio del feto nel canale del parto.
Una contrazione di tipo spastico del miometrio, specie se prolungata (ad esempio quando viene usata ossiticina sintetica), può provocare una relativa ischemia (a un muscolo che già di per sé ha richieste metaboliche aumentate), per mancato afflusso di ossigeno, provocando un accumulo di cataboliti acidi o la formazione di prodotti di degenerazione tissutale che vanno ad eccitare le terminazioni dolorifiche, aumentando la fisiologica percezione dolorosa.

La relativa ischemia miometriale può anche essere favorita dallo schiacciamento, da parte dell’utero, dei grandi vasi addominali (aorta addominale e vena cava inferiore), pertanto è consigliabile evitare di assumere la posizione supina, sia nell’ultimo trimestre di gravidanza sia, a maggior ragione, durante il travaglio di parto.
Le caratteristiche del dolore di tipo viscerale sono:
1 difficoltà di localizzazione (il cervello non ha una conoscenza sensoriale diretta dell’esistenza dei vari visceri);
2 trasmissione mediante fibre sensitive del sistema nervoso autonomo (simpatiche e parasimpatiche);
3 spesso riferito ad aree della superficie corporea lontane dall’organo dal quale origina lo stimolo (dolore di tipo “riferito”).

Il dolore riferito:
Molto spesso un dolore di tipo viscerale come può essere quello provocato dalla contrazione uterina in travaglio di parto, viene avvertito in una sede che può anche essere molto lontana dall’area tissutale responsabile della sua insorgenza: generalmente si localizza il dolore in corrispondenza del dermatomero dal quale l’organo origina embriologicamente.

I dermatomeri sono dei “campi segmentari” della cute innervati da ogni nervo spinale e non vi è una distinzione netta tra un dermatomero e quello contiguo, ma piuttosto un’ampia sovrapposizione tra territori di segmenti spinali adiacenti.

recettori dolore parto dolorosoIn travaglio si prova un dolore lieve e un fastidio localizzato ai dermatomeri T11 e T12 durante la fase latente, poi dolore sempre più intenso riferito anche ai dermatomeri T10 ed L1 durante il travaglio attivo, riferendo dolore a livello renale, lombare, sacrale e nella zona del retto (vedi immagine a sinistra).

IL DOLORE SOMATICO DEL PERIODO ESPULSIVO

Quando la dilatazione cervicale è completa e la trasformazione del segmento uterino inferiore è adatta al passaggio del feto, il dolore di tipo viscerale proveniente dai nocicettori di queste zone affievolisce notevolmente, come detto precedentemente, dal momento che diminuiscono gli stimoli a seguito di stiramento, distensione e allungamento dei tessuti.
E’ a questo punto che il feto ha il passaggio libero per cominciare la sua discesa e, nel fare questo, egli distende progressivamente le pareti vaginali, che si adatteranno al suo corpo, distende i muscoli del pavimento pelvico le relative fasce e i legamenti, comprime le radici nervose del plesso lombo-sacrale così come le articolazioni del bacino e gli organi circostanti (vescica, uretra e retto).
Opera una trazione e uno stiramento ai legamenti uterini e agli annessi, rivestiti dal peritoneo parietale, anch’esso oggetto di trazione, e, infine, distende il perineo.

Durante la sua discesa, il feto stimola i nocicettori di tutte queste strutture che costituiscono e circondano il canale del parto, dando origine a un tipo di dolore altamente localizzabile e ad intensità variabile individuale: il dolore somatico.

Questi meccanismi fisiologici, piuttosto “tecnici” e forse non proprio semplici da comprendere, possono essere però un aiuto in più per conoscere nello specifico quello che avviene nel nostro corpo durante il travaglio e il parto.

Comprendere cosa avviene, dove si localizza il dolore, perché esiste e come viene percepito è un passo in più per gestirlo e affrontarlo senza venirne sopraffatte!

Emanuela Rocca


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  • grazie Emanuela, bell’articolo! Efficace e chiaro

  • emanuela.rocca

    Grazie Marzia! 🙂

  • Alexandra

    Molto, molto interessante! Grazie per questo bell’articolo. D’accordissimo nel pensare che sapere aiuta immensamente a gestire anche le cose più sgradevoli.
    Nel parto, in ciascuna delle due fasi che descrivi (i prodromi non erano dolorosi, o molto poco, parlo della fase di dilatazione e di quella di espulsione), ho provato 2 dolori molto distinti:
    – oltre al dolore viscerale, che era si diffuso come lo descrivi tu, ad ogni contrazione una fitta fortissima all’osso sacro, come se ogni volta cadessi sul sedere. Immagino che uno dei legamenti tirasse sull’osso, che tanti anni fa era stato incrinato. Possibile?
    – nel dolore della fase espulsiva, che in generale potrei definire “caldo”, un dolore da sforzo molto intenso, da muscoli tirati, una componente “fredda, “acida”, credo del perineo che si strappava.
    In entrambi i casi, avevo la fortissima sensazione che un dolore era “buono”, sopportabile perché non c’era niente che non andava bene, e l’altro invece “cattivo”, insopportabile perché corrispondente a qualcosa di distruttivo …

  • emanuela.rocca

    Ciao Alexandra,
    effettivamente i traumi all’osso sacro possono provocare dolori durante il travaglio e il parto, in primis perchè le varie strutture adiacenti e che circondano l’utero vengono, come abbiamo visto, coinvolte e poi perchè durante il passaggio della testa del bambino il coccige ruota indietro per aumentare i diametri e quindi lo spazio attraverso cui il piccolo deve passare!

  • Alexandra

    Ciao Emanuela,
    grazie della precisazione. Sapere fa sempre bene, anche a posteriori.
    Questa caduta da cartone animato (scivolata sul pavimento bagnato, con una scatoletta di tonno all’olio aperta in mano … ti lascio immaginare …) alla quale sul momento non ho dato importanza, la sto pagando da anni, e anche abbastanza cara …

  • Lucia

    bellissimo articolo, complimenti