Riavviciniamo i bambini ai giochi all’aperto

Quanto tempo è passato da quando i bambini andavano a giocare liberamente, il più delle volte senza la supervisione dei genitori, nei prati e nei boschi? Sessant’anni, dice il neuro pediatra svizzero Markus Weissert, il quale sostiene che oggi la percentuale di bambini che giocano all’aria aperta è scesa al 25%, rispetto al 65% di sessant’anni fa.

Oggi ci troviamo ad allevare una “generazione indoor“, e questo per colpa dei genitori stessi, che hanno paura di lasciare i propri figli all’aperto, pregiudicandone così lo sviluppo neurologico, lo sviluppo creativo e intellettuale, la capacità di confrontarsi con se stessi e con gli altri; favorendo anzi problemi di salute e di capacità motorie che potranno portare a un futuro di adulti caratterizzato da sedute terapeutiche e ricoveri ospedalieri. Non è poi da trascurare, rimanendo in tema, il rischio di non sintetizzare adeguatamente la vitamina D, la cui insufficienza sembra essere infatti essere un dato epidemiologico di questi ultimi tempi.

Secondo Weissert dovrebbero essere le scuole e le scuole materne a offrire ai bambini attività mirate per uno sviluppo armonioso psico-fisico. Ma questo non va fatto in piazze sterili di cemento, ma in parchi giochi, in luoghi dove i bambini possano esprimere liberamente la propria creatività. “Scatenarsi in un prato verde o in un parco ha lo stesso effetto di una dose di Ritalin”, afferma Weissert. Le lezioni scolastiche, quindi, dovrebbero svolgersi all’aria aperta, nei boschi o sui prati, nei parchi cittadini.

Al di fuori dell’orario scolastico, andrebbero rivalutati i cortili, dove i bambini sarebbero liberi dalla supervisione e dalla guida degli insegnanti: un bambino che passa il pomeriggio in casa con gli occhi fissi sulla Play Station, può essere invogliato – dalle grida e dalle risate di altri bimbi che abitano nel suo stesso palazzo – a superare la paura di socializzare con gli altri, di confrontarsi attraverso il gioco in gruppo, persino ad affrontare i rischi che tutto questo comporta. Sarebbe invogliato a spegnere la Play Station e a scendere… e non correrebbe il rischio di diventare un adulto ormai incapace di stimare i rischi.

Non dimentichiamo che questa “generazione indoor” non trascorre il tempo a leggere o a giocare a scacchi (tanto per fare un esempio di attività ludiche tra le quattro mura), ma accumula stress con i giochini elettronici, che spesso sono di una violenza inaudita, e con la televisione, che il più delle volte offre diseducazione.

Portiamoli al parco: si porteranno dietro il game boy, questo è vero, ma saranno pronti a riporlo nello zainetto se ben stimolati da un ambiente che offre tanto, dalle capriole ai giochi in gruppo alle semplici rincorse. Mamme, collezionare castagne d’India o sassolini dalle strane forme è molto meglio che andare a fare la nanna dopo aver accumulato tensione davanti a un war game!

Anita Molino

Per approfondire l’argomento consigliamo la lettura di Giocare tra gli alberi.


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