Nuovi motivi a favore dell’allattamento a termine

Questa settimana, per la rubrica Tradotti per voi, torniamo con un articolo sull’allattamento a termine. Perché è meglio allattare finché il bambino lo chiede? Ce lo spiega Emily Wade, in questo articolo tradotto, come sempre, dalla nostra preziosissima collaboratrice Michela Orazzini.

Nuovi motivi a favore dell’allattamento a termine – di Emily Wade

La natura è saggia. Le madri delle società tradizionali allattano i loro bambini ben oltre il primo anno, e ci sono ottimi motivi per farlo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda allattamento esclusivo (niente ciucci, niente biberon, acqua, camomille etc. N.d.T.) per 6 mesi e la prosecuzione dell’allattamento almeno fino al secondo anno d’età. Eppure, negli Stati Uniti, allattare un bambino oltre il primo compleanno si chiama già allattamento prolungato e non viene culturalmente accettato. Nuovi studi stanno dimostrando che le madri che lasciano decidere al bambino quando interrompere l’allattamento li aiutano a ricevere i giusti stimoli per una salute fisica e mentale ottimale.

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La dottoressa Katy Dettwyler, antropologa e sostenitrice dell’allattamento, ha studiato 64 società tradizionali e ha scoperto che l’età media di svezzamento è di 2,8 anni. Le sue ricerche mostrano che in molte comunità tribali i bambini si svezzano fra i tre e i quattro anni, e spesso molto oltre. Si tratta di comunità che praticano uno svezzamento guidato dal bambino, lasciano cioè che sia il bambino a decidere quando abbandonare il seno. Lo svezzamento guidato dal bambino è oggi più popolare negli Stati Uniti, tuttavia le donne che praticano l’allattamento “prolungato” spesso si nascondono agli occhi degli altri per non essere ridicolizzate. (Noi del bambino naturale preferiamo definirlo allattamento a termine, anziché prolungato, proprio per connotare l’assoluta naturalezza della sua durata. N.d.T.)

Che l’età naturale di svezzamento possa essere compresa fra 2 e 4 anni è affascinante, se si considera questo dato insieme ai nuovi studi scientifici che mostrano come il cervello e l’intestino continuino a svilupparsi molto durante il terzo anno di vita, e come l’allattamento durante questo periodo sia cruciale per lo sviluppo di entrambi. Gli studi dimostrano anche come lo sviluppo di intestino e cervello nei primi anni di vita rifletta la salute di una persona quando sarà adulta.

Latte e microbi

Il latte, ricco di grassi salutari, vitamine e minerali, è il cibo perfetto per la costruzione delle componenti cellulari intestinali e cerebrali, nonché carburante per il loro funzionamento ottimale. Ma nel latte c’è molto più di questo, aspetti finora del tutto sottostimati. Gli ingredienti ormai non più segreti, necessari allo sviluppo di intestino e cervello – la ragione per cui l’allattamento prolungato è tanto importante – sono i MICROBI!

I microbi sono in continua competizione per lo spazio e il cibo. Il cibo ingerito da una persona nutre i microbi all’interno del suo corpo, e ceppi differenti di microbi si nutrono di cose diverse. Oltre a contenere più di 700 tipi diversi di microbi, il latte contiene anche zuccheri semplici che danno nutrimento a specifici tipi di microbi, benefici per la colonizzazione intestinale.

In un recente esperimento, Vicky Greene, studentessa di bioscienze al South Devon College, ha considerato campioni di latte provenienti da madri con bambini fra i 15 mesi e i 3 anni. Li ha messi a coltura con il batterio M. Luteus e in tutti e 9 i campioni il batterio non è riuscito a crescere vicino al latte, perché il latte si è difeso dalla colonizzazione dei batteri. Questo esperimento ha dimostrato che il latte non solo è un potente antibiotico, ma possiede proprietà antimicrobiche ben oltre il primo anno di vita, quando la formazione del microbioma intestinale è ancora in una fase cruciale del suo sviluppo.

Il latte ha una concentrazione molto alta di globuli bianchi, le guarnigioni del sistema immunitario a difesa degli agenti patogeni. La sua composizione cambia a seconda della percezione del capezzolo, che a contatto con la saliva del bambino capisce ciò di cui questi ha bisogno. Questa libertà progettuale del latte materno sembra presente nei bambini di qualche anno, così come in quelli prematuri.

Solo di recente la scienza ha pouto osservare in che modo intestino e cervello si influenzino a vicenda, ma è nota l’esistenza di una relazione causale fra allattamento e sviluppo cognitivo e della salute mentale. Gli scienziati teorizzano che il gettare semi per l’attecchimento del microbioma intestinale sia in assoluto il fattore più importante per lo sviluppo dell’asse intestino-cervello. Gli studiosi della relazione fra autismo e salute intestinale attribuiscono un’importanza ancora maggiore all’allattamento “prolungato”.

Molte donne non amano allattare i bambini più grandicelli e c’è chi le accusa di egoismo. I bambini più grandini si agitano, hanno i denti, talvolta divetano assillanti e, detto con franchezza, non è piacevole avere i capezzoli tirati, graffiati, morsi e tormentati. Sono molte le mamme pronte a svezzare ben prima che il bambino sia pronto, tuttavia antepongono i bisogni del piccolo ai propri.

Allattamento “prolungato”?

Non è corretto definire “prolungato” l‘allattamento oltre il primo anno di vita. Non si tratta di un eccesso ed è, con ogni probabilità, la cosa migliore che una madre possa fare per la salute del figlio. Il latte ha proprietà talmente complesse e fondamentali che non c’è modo di imitare. Tavolta è dura e frustrante allattare i più grandicelli, e le madri che lo fanno dovrebbero essere sostenute e non ridicolizzate.

Nota: l’autrice riconosce che esistono altri benefici legati all’allattamento a termine (fin quando il bambino non sia pronto a svezzarsi) che non sono stati trattati in questo post.

Articolo originale di Emily Wade

Tradotto da Michela Orazzini


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  • Martina Rovere

    Senza entrare nella questione dell’allattamento, vorrei solo mettere in guardia i lettori che lo studio citato nella sezione “Latte e microbi” in realtà non è tratto da una vera ricerca scientifica e non è stato pubblicato in nessuna rivista scientifica che possa garantirne la correttezza delle informazioni e dei risultati. Tutta la storia nasce semplicemente da una foto pubblicata su Facebook da una studentessa al primo anno di Università.