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homeschooling progetto didattico

Per chi fa homeschooling, il decreto ministeriale 5 del febbraio 2021 e la recente ordinanza sugli esami conclusivi del primo ciclo hanno introdotto un concetto nuovo: il progetto didattico-educativo, completamente assente nel quadro normativo precedente.

Cos’è e cosa non è un progetto didattico-educativo

Cerchiamo nella folta selva della terminologia scolastica qualche riferimento che ci venga in aiuto.
Balza subito all’occhio la connotazione del termine usato: un progetto è altra cosa rispetto a un programma.
Quest’ultimo è la descrizione della struttura organizzativa e temporale delle tematiche oggetto di studio (un programma contiene indicazioni del tipo: a ottobre, in italiano, si studia l’analisi logica, a novembre il predicato verbale e nominale).
Il progetto didattico-educativo non è nulla di tutto ciò: non richiede necessariamente delle materie, né un elenco di contenuti da imparare. Soprattutto, nessun approccio direttivo da parte dell’adulto o del docente.
Non è nemmeno un piano (ad esempio un piano di studi o di lavoro): nessuna lista di attività formative, di studio e di laboratorio da svolgere per raggiungere un dato traguardo.
Non è un piano didattico personalizzato (PDP), come si usa per chi presenta disturbi di apprendimento o bisogni speciali; e non è nemmeno un piano educativo individualizzato (PEI).

È un progetto!
Per progetto si intende di solito l’insieme delle azioni intraprese da un singolo o da un team per raggiungere un obiettivo determinato.
Lo scopo di un’azione didattica è quello di promuovere l’istruzione, cioè, per chi conosce le leggi biologiche dell’apprendimento, di assecondare e implementare la naturale predisposizione dei bambini e dei ragazzi a imparare.
In un contesto educativo, l’obiettivo è quello di sostenere lo sviluppo della giovane persona, in generale o in un determinato ambito: hanno quindi diritto di cittadinanza in un progetto educativo tutte quelle azioni che perseguono la maturazione complessiva della personalità nelle sfere affettiva, cognitiva, relazionale, sociale e psicomotoria, oltre a proporre un’esperienza globale di benessere.
Pensare a un progetto didattico-educativo formulato dalla famiglia significa pensare quindi a un documento che descriva le situazioni, le azioni, i contesti e gli atteggiamenti che i genitori mettono in atto al fine di consentire al bambino di trovare la propria strada come persona, anche attraverso l’apprendimento.
Già da tempo LAIF, l’associazione nazionale per l’homeschooling in Italia, propone un progetto famigliare di istruzione che assolva questa funzione. L’ha introdotto a livello sperimentale su base volontaria, nel 2019. E da allora ci sono famiglie che lo predispongono e lo inviano alla scuola per migliorare la propria comunicazione con l’istituzione scolastica e le possibilità di sostenere un colloquio di accertamento coerente con il percorso intrapreso.
Come tutti i progetti, infatti, anche questo contiene necessariamente informazioni su obiettivi, modalità, strumenti e approcci del percorso educativo e didadattico, ma anche sulla verifica dello stesso e le sue modalità di svolgimento.

Cosa implica questa novità per chi fa homeschooling?

Il decreto ministeriale 5 del febbraio 2021 introduce questo concetto in due passaggi:

  • al comma 1 dell’articolo 3 (Esami di idoneità nel primo ciclo di istruzione. Modalità di svolgimento):
    «I genitori degli alunni o coloro che esercitano la responsabilità genitoriale presentano, entro il 30 aprile di ciascun anno, la richiesta di sostenere l’esame di idoneità al dirigente dell’istituzione scolastica prescelta, unitamente al progetto didattico-educativo seguito nel corso dell’anno. L’istituzione scolastica accerta l’acquisizione degli obiettivi in coerenza con le indicazioni nazionali per il curricolo».
  • al comma 10 dello stesso articolo 3:
    «Le prove d’esame sono predisposte dalla commissione tenendo a riferimento il progetto didattico-educativo di cui al comma 1».

L’Ordinanza Ministeriale Esami di Stato del primo ciclo di istruzione ne parla al comma 2 dell’articolo 5 (Esame di Stato per gli alunni privatisti):
«L’elaborato di cui all’art. 2 comma 4, e all’art. 3 è individuato entro il 7 maggio 2021 dal consiglio di classe al quale l’alunno è assegnato per lo svolgimento dell’esame, tenendo a riferimento il progettodidattico-educativo presentato dall’alunno».

In due casi su tre, il nostro documento è associato alla parola “riferimento”: è lui il riferimento per la predisposizione delle prove di esame e per la scelta del tema dell’elaborato, anch’esso oggetto di valutazione.
Il progetto didattico-educativo è il perno intorno al quale ruotano le fasi principali degli esami. È il punto di incontro tra la famiglia e la scuola, il luogo in cui si incontra l’autonomia della prima (sul piano pedagogico, didattico, educativo, filosofico) e la professionalità della seconda, nel suo ruolo di validazione dei percorsi di apprendimento dei ragazzi in homeschooling.
Questo luogo di dialogo e cooperazione nella tutela dei diritti del bambino, il progetto didattico-educativo, è al contempo anche il riconoscimento implicito della famiglia come istituzione portatrice di diritti e didoveri, che opera scelte legittime, una famiglia non necessariamente delegante, ma anzi consapevole e attrezzata per svolgere appieno le proprie funzioni, quindi impegnata direttamente nelle scelte educative.
Il progetto è il momento in cui la scuola cessa di essere l’unica istituzione di riferimento per l’istruzione, quella che detta le regole, che stabilisce i programmi, che fissa gli obiettivi, che formula verifiche standard ed esami omologati. Tanto è vero che l’articolo 3 al comma 1 (D.M. 05 dell’8/02/2021), precisa che l’istituzione scolastica accerta l’acquisizione degli obiettivi in coerenza con le “Indicazioni nazionali per il curricolo”.
Quindi non si tratta di fare delle prove d’esame sulla base di ciò che è stato fatto in classe perché il riferimento non è più la classe, né il docente, né la scuola o il suo piano dell’offerta formativa: il riferimento è nazionale, sono le “Indicazioni nazionali per il curricolo”, da un lato, e, dall’altro, la famiglia e il progetto didattico-educativo che essa ha presentato. L’articolo 1 del D. Lgs. 62 del 2017 già da tempo attribuisce infatti alla professionalità e all’autonomia dei docenti proprio il ruolo di adeguare la verifica (quindi l’esame) ai percorsi di apprendimento.

Quali opportunità offre il progetto didattico-educativo

Il progetto didattico-educativo è l’occasione per parlare del proprio percorso personale, degli approcci, degli stili, degli apprendimenti informali e non formali (oltre che di quelli formali), delle scelte legittime che i genitori sono chiamati a compiere nella loro libertà e responsabilità (il diritto e il dovere di istruire i figli).
I modi di imparare sono tanti quanti sono i bambini e i ragazzi in apprendimento. Tutti questi approcci hanno pari diritto di cittadinanza, nel mondo dell’homeschooling, purché non siano in contrasto con i traguardi delle “Indicazioni nazionali per il curricolo”, a loro volta finalizzati al
raggiungimento delle otto competenze chiave di cui alle Raccomandazioni del Consiglio dell’Unione Europea.
Finora la scuola non ha avuto modo di conoscere il variegato mondo dell’istruzione parentale. La maggior parte dei docenti e dei dirigenti si è accontentata di un’immagine consueta e ha preferito pensare che esso consistesse in un adattamento domestico della realtà scolastica, che si riassumesse nelle scuole parentali: le materie, le ore di lezione, gli insegnanti, i quaderni, gli esercizi, i compiti, il gruppo classe, la ripetitività delle azioni, la scansione dei contenuti secondo uno schema prefissato e in una successione prestabilita.
Spesso non immaginano che sia possibile imparare incontrando ogni giorno gruppi e persone diversi, in luoghi di volta in volta diversi, svolgendo attività differenti, senza materie e senza la direzione di un adulto.

Credo proprio che quest’anno molti docenti e dirigenti, leggendo i progetti didattico-educativi di ragazzini in homeschooling, saranno sorpresi. E sono convinta che sarà un’esperienza piacevole.
Avranno l’occasione di incontrare anche percorsi di apprendimento che si svolgono nel vissuto quotidiano, nel flusso incessante delle informazioni e delle attività, nella ricchezza degli incontri e delle occasioni di studio, dove il diverso e l’uguale non sono contrapposti e avulsi dalla vita, ma si integrano vicendevolmente e si compenetrano costantemente nella fluidità dal vivere.
Offrirà, a molti docenti e dirigenti, l’opportunità di pensare e formulare prove nuove, trasversali alle materie, di incontrare ragazzini entusiasti delle loro scoperte, desiderosi di parlarne e di proseguire questo percorso così ricco e stimolante.
In quanto strumento di comunicazione e dialogo, per chi fa homeschooling, il progetto didattico-educativo è l’occasione per mettere in evidenza i punti di forza dei propri figli, i loro interessi, le passioni che li animano, i risultati che hanno conseguito lungo il loro percorso. Perché la nostra speranza di genitori è sempre quella che l’esame sia anche un momento in cui nostro figlio si sente valorizzato. In questo modo la verifica svolge vermante la sua «finalità formativa ed educativa e concorre al miglioramento degli apprendimenti e al successo formativo degli stessi, documenta lo sviluppo dell’identità personale e promuove la autovalutazione di ciascuno in relazione alle acquisizioni di conoscenze, abilità e competenze» (art. 1 D.Lgs. 62 del 31/05/2017).


di Nunzia Vezzola
Autrice, docente di scuola superiore e socia fondatrice di LAIF Associazione Istruzione Famigliare.

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