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cyberbullismo-legge

Per tanti bambini e adolescenti l’inizio della scuola può rappresentare anche l’inizio di un incubo, quello delle parole che feriscono e talvolta uccidono, quello dei sempre più frequenti episodi di bullismo e cyberbullismo.
Gaia de Padua, avvocato familiarista, prende spunto dall’ennesimo caso di cyberbullismo di qualche tempo fa per spiegare quali sono i punti salienti della legge che tutela chi ne è vittima.

Il caso

Vittima di insulti per via del suo aspetto fisico, ripetuti sia in chat private sia con post pubblici sul social network (anche tramite profili falsi creati per l’occasione), una ragazza di 12 anni, napoletana, ha cominciato a rifiutare il cibo tanto da arrivare al punto di essere ricoverata in ospedale.
I cyberbulli che la perseguitavano per mesi si sono scagliati anche contro la madre dell’adolescente, proferendo insulti e minacce di azioni violente attraverso profili fake, perché intervenuta per proteggere la figlia.
La madre, infatti, dopo aver sentito il racconto della figlia aveva deciso di denunciare tali condotte (tramite il legale di fiducia) ai carabinieri, allegando sia gli screenshot dei messaggi ricevuti dalla ragazza su Instagram sia il referto dell’ospedale.

Una legge contro il cyberbullismo esiste

La legge 29 maggio 2017 n. 71, entrata in vigore il 18 giugno 2017, recante Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto al fenomeno del cyberbullismo, per la prima volta definisce e affronta questo fenomeno, con il fine di rendere i giovani consapevoli dell’importanza di non assumere atteggiamenti aggressivi e persecutori nei confronti dei pari.

I punti salienti

  1. Fornisce una definizione di cyberbullismo: «qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito dei dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti online aventi a oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore, il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori, ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso o la loro messa in ridicolo».
  2. Stabilisce che il minore ultraquattordicenne, vittima di episodi di cyberbullismo, possa richiedere l’oscuramento, la rimozione o il blocco dei contenuti diffusi in rete inviando un’istanza al titolare del trattamento o al gestore del sito del social network. Il gestore ha 24 ore di tempo per provvedere; in caso negativo, l’interessato potrà rivolgersi al Garante per la protezione dei dati personali, che procederà a rimuovere i contenuti entro 48 ore.
  3. Coinvolge sia il Consiglio dei Ministri nella redazione di un piano annuale di contrasto e di prevenzione al cyberbullismo, sia il Ministero dell’Istruzione nell’adozione di linee di orientamento per la prevenzione e il contrasto del fenomeno nelle scuole, in collaborazione con la Polizia Postale.
  4. Prevede che sia il dirigente scolastico a informare tempestivamente i genitori della vittima e del cyberbullo, una volta venuto a conoscenza di atti di violenza e prevaricazione. Ogni regolamento scolastico dovrà prevedere una serie di misure disciplinari commisurate alla gravità degli atti posti in essere.
  5. Infine, contempla l’ammonimento per il cyberbullo infradiciottenne da parte del Questore, il quale interverrà convocando il minore e la sua famiglia.

Da dove partire per un cambiamento?

È necessario guidare i giovanissimi a un uso corretto e costruttivo dei social, spesso usati come strumento di prevaricazione e di aggressività. La famiglia e la scuola, quali comunità educanti, dovrebbero porsi come modelli di riferimento e impartire un’educazione digitale corretta. Ascolto attivo, empatia, riconoscimento delle emozioni altrui, assenza di giudizio sono valori da tramandare ai nostri bambini e bambine.
Il nostro legislatore ma anche la recente giurisprudenza è sempre più attenta e sensibile al fenomeno. Difatti, l’attenzione non solo legislativa e giurisprudenziale ma anche politica e mediatica è in prima linea contro la svalutazione dei sentimenti e delle sensibilità delle vittime (così come emerge anche dalla recente normativa sulla violenza contro le donne), rendendo protagoniste le emozioni negative e le paure.
Di contro, la strada è in salita perché solo noi cittadini possiamo davvero azionare un vero e proprio cambiamento improntato al rispetto della dignità e dei sentimenti dei soggetti fragili.


di Gaia de Padua
Avvocato familiarista, esperta in diritto della persona e delle relazioni familiari, professionista collaborativo AIADC, cura il profilo e la rubrica @dirittoalcuore di cui è creatrice e fondatrice.

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