Portare i bambini prematuri: oltre la terapia

La nascita di un bambino prima del tempo è l’inizio di un percorso impegnativo che genitori e bambino affrontano insieme, un percorso spesso lungo e non privo di difficoltà.

Il genitore si scontra con la paura riguardo alla salute del suo piccolo e con le aspettative che ha maturato durante la gravidanza, che sono state disattese. Ha bisogno di un tempo per sentirsi competente nei confronti del suo bambino e deve imparare a fidarsi di lui e di se stesso. Imparare a curarlo, a prenderlo in braccio, nutrirlo, vestirlo, riconoscere i segnali che provengono dal suo piccolo, prendersi cura di lui. Portarlo potrà rispondere ai bisogni del bambino e faciliterà il genitore a lavorare sulla creazione della relazione con il suo piccolo.

“La marsupio terapia ha le sue origini in Colombia, dove due pediatri di Bogotá seguendo una loro intuizione e spinti dall’emergenza materiale (avevano poche incubatrici a disposizione) cominciarono ad invitare le madri a portare i loro bambini nati prematuri a contatto pelle a pelle 24 ore su 24. La madre diventava la termo culla del suo bambino. I primi risultati furono esaltanti: i bambini addosso alle madri non morivano più di infezioni, non avevano bradicardie, avevano una crescita ponderale migliore degli altri e mantenevano la temperatura corporea.

Esistono numerose ricerche che evidenziano i benefici legati al portare un piccolo nato prematuro: è un metodo sicuro anche per bambini molto piccoli e non ancora stabili. Anche l’OMS ha pubblicato, nel 2003, una guida per la marsupio terapia. Importante il contributo della dottoressa Waltraud Stening, che nel 1998 ha inviato un questionario a 275 reparti di TIN in Germania per monitorare la qualità e quantità di un’assistenza con cure individuali dei bambini prematuri.

La tecnologia della terapia intensiva neonatale (TIN) ha fatto enormi passi negli ultimi decenni; tuttavia l’attenzione non è posta solo sulla tecnologia che è sempre più sofisticata e mira alla sopravvivenza dei bambini sempre più piccoli, ma vi è anche una crescente consapevolezza dell’importanza di una cura e di un’assistenza individualizzata e interattiva con il bambino in TIN e i suoi genitori (tratto da Portare i piccoli).

Quando nasce un bambino prima del termine la modalità consigliata è quella del pelle a pelle: il piccolo si trova nudo sul petto nudo del genitore e da questo stretto contatto trae i massimi benefici. Studi recenti dimostrano infatti che i piccoli risultano più stabili.

L’utilizzo di un buon supporto permette al genitore di ritrovarsi rapidamente con il proprio figlio, che in questo momento ha ancora tanto bisogno di contenimento. Il piccolo potrà spingere contro la pelle del suo genitore, come faceva nel grembo materno contro le pareti dell’utero.
Nel caso di bambini prematuri, consigliamo l’utilizzo della fascia elastica che risulta più morbida ed adatta per il contatto pelle a pelle. Le legature più indicate sono “il triplo sostegno davanti” o “la su misura davanti”. Ricordiamo sempre il limite dei 7 chili della fascia elastica, oltre il quale questo supporto non sorregge più correttamente il piccolo e il genitore potrebbe non trovarsi più comodo. Importante rispettare la naturale abduzione e flessione delle anche del bambino, senza forzare la divaricazione, mantenendo la posizione “a ranocchio“

Esistono consulenti del portare, come alcune istruttrici Portare i Piccoli®, che hanno frequentato corsi di formazione per accompagnare i genitori a portare nati pretermine e prematuri. Sarebbe auspicabile che all’interno delle TIN ci fosse personale qualificato e competente sul portare, in grado di accompagnare i genitori in questo percorso che continuerà fino a quando farà stare bene l’intera famiglia, proprio come succede con i bambini nati a termine.

In questa prima fase per bambini molto piccoli o con ancora gli elettrodi collegati, basterà che il genitore indossi una magliettina o una canottiera di cotone e vi tenga il bambino dentro pelle a pelle finché è seduto. Questo è solo uno dei tanti accorgimenti che una figura qualificata saprà consigliare.

Spesso i genitori, una volta tornati a casa, non portano più i loro bambini nella convinzione di aver concluso “la terapia”. In realtà, il piccolo, nato prima del termine, con il passare del tempo diventerà un neonato a termine con tutti i bisogni primari di mammifero portato attivo.

Un’istruttrice qualificata potrà accompagnare i genitori in tutto il percorso aiutandoli a posizionare correttamente il piccolo. E’ estremamente riduttivo vivere il portare con i bambini prematuri o pre termine soltanto come una terapia, può essere infatti uno strumento di relazione che continuerà ad accompagnare la diade genitore bambino per tutto il tempo ritenuto necessario.

Nel supporto, a contatto con il genitore, il bambino riceverà tutti gli stimoli di cui ha bisogno per completare lo sviluppo del cervello: ritroverà tutti i movimenti di quando era nella pancia della mamma come il dondolio ritmico e allo stesso tempo compirà tutti i movimenti attivi del bambino portato addosso, proprio come fanno i piccoli nati a termine.

Come spesso accade, l’incontro con la fascia o con un supporto per il portare può essere l’occasione per iniziare un viaggio insieme al proprio cucciolo. Un viaggio intenso, fatto di momenti di difficoltà e di gioia. Attraverso il contatto e la condivisione avremo la possibilità di imparare a conoscerci, a conoscere e riconoscere i nostri e suoi bisogni. Un viaggio che potrà insegnarci l’ascolto profondo dell’altro per poi forse arrivare all’autentico ascolto di noi stessi. Una grande occasione!

Sarah Cinquini e Margherita Chiappini


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