Capitalismo Vs genitori a tempo pieno: cos’è meglio per i figli?

Capitalismo Vs genitori casalinghi

Agli occhi del capitalismo, i bambini sono uno sfortunato fardello. Non solo non partecipano alla produzione di reddito, ma contribuiscono al prosciugamento delle risorse. La sistemazione migliore per loro è: fuori dai piedi. O ancor meglio: riconcettualizzati come prodotto adatto ad essere commercializzato. Fin dalla nascita, il nostro sistema di credenze è intrecciato ai valori del capitalismo. Il vero lavoro è qualcosa per cui si viene pagati. Il valore personale e il contributo che si dà alla società si misurano in termini di lavoro remunerato. Più alta è la remunerazione, maggiore sarà lo status e il valore della persona. Non importa granché quello che si fa, l’aspetto chiave è il passaggio di mano del denaro. Poi, ecco che d’un tratto mettete al mondo un figlio, e il lavoro si fa più intenso e protratto, come mai prima. Però si dà il caso che questo lavoro non vi frutti neppure un misero penny.

La finestra dell’accudimento legittimo

Tanto per cominciare, nessun problema. La cosa non è inattesa; esiste una finestra temporale in cui i capi della società capitalista permettono a noi genitori di accudire la prole. Se siete fortunati, la finestra è di due settimane per i papà e fino a un anno per le mamme. Poi, basta. Ci auguriamo che vi siate divertiti e tutto il resto ma è ora di tornare alle cose serie, sapete, al “lavoro vero”. E i bambini? D’improvviso i loro bisogni sono diminuiti, in proporzione alla vostra disponibilità a essere coloro che devono soddisfarli? Certo che no, neanche per sogno! Hanno bisogno di voi proprio come prima. Tuttavia, ora potete iniziare a pagare qualcuno perché li accudisca. Congratulazioni capitalismo, hai fatto in modo che anche i bambini producano reddito.

E se non tornate al lavoro?

E i genitori che non tornano al lavoro? Che ne è di loro? Sono due le cose che accadono:

  1. Sono convinti più che mai che l’amorevole e duro lavoro come principale figura di riferimento nell’accudimento dei propri figli sia di inestimabile valore.
  2. Sono emarginati più che mai dal loro capitalismo interiorizzato e dal capitalismo interiorizzato degli altri.

Un vero trip. Nel senso che vi riducete letteralmente a essere un’isola di pura insignificanza. Mentre vi fate un mazzo così e vi impegnate in una cosa tanto essenziale, il capitalismo spinge al massimo le sue tecniche di gaslighting e vi fa credere che il vostro impegno non significhi e non valga nulla. Si tratta solo del fatto che la nostra società non assegna un grande valore al benessere dei bambini e non li vede come persone reali meritevoli di rispetto e cure di qualità? È una cosa da considerare. L’umile status di neonati e bambini si riflette su quello delle altre persone che trascorrono del tempo con loro – le assistenti di nidi e scuole materne e gli insegnanti, tanto per fare un esempio. Tuttavia, persino queste persone godono di maggior rispetto e riconoscimento dei genitori che si occupano di persona dei propri figli. Sono lavoratori PAGATI, il che assegna loro un valore. I genitori lo fanno gratis, perciò sono dei babbei, gente strana, specie di viaggiatori nel tempo antifemministi che arrivano dritti dagli anni ’50, o dei semplici indolenti. È lo stigma riservato a chi nella nostra società viene percepito come “persona a carico”.

Ma poi, che fai tutto il giorno?

I genitori che si occupano in prima persona dei figli, non solo devono essere incredibilmente motivati e pieni di risorse per farsi strada in una società che non ha un posto per loro, ma devono anche allenarsi a nutrire la propria autostima. Solo così potranno combattere il capitalismo interiorizzato che dice loro, in ogni momento possibile, che non stanno facendo nulla di valido. Ecco allora che finiamo per cercarci a vicenda, creiamo gruppi di sostegno online, ci teniamo uniti per legittimarci e darci reciproco sostegno emotivo. E quando lo facciamo, con pacata e creativa tranquillità, destabilizziamo le fondamenta del capitalismo (alleato del patriarcato). Diciamo che, contro ogni previsione, nonostante i compromessi economici, sociali e personali, a dispetto di quello che la nostra socializzazione in un sistema di valori capitalistici vorrebbe farci credere, noi ancora crediamo SUL SERIO che il nostro lavoro abbia un valore IMMENSO, e meriti tutto il nostro tempo e la nostra dedizione. E diciamo anche che, sebbene non ci paghino e non possano farlo diventare un “vero lavoro”, i nostri bambini ci meritano. E per questo, nonostante ciò che gli altri possano credere e ciò che talvolta noi stessi ci ritroviamo a pensare, riusciamo ad andare avanti in quello che è forse il lavoro più importante e socialmente utile che mai ci sarà dato fare.

Tratto dal blog di  Sophie Christophy del 23 Marzo 2016

Tradotto da Michela Orazzini


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