Coccole, altro che vizi, servono per crescere bene!

Il bambino piange, cerca la mamma. È piccino, è nato da pochi giorni o settimane, e il suo bisogno di contatto, di vicinanza, di rassicurazione è pressoché costante. D’altronde la mamma è il porto sicuro, il punto di riferimento fondamentale, è la garanzia di continuità tra il prima, ovvero la vita prenatale, e il dopo, la sua nuova vita in questo mondo strano e sconosciuto. Un mondo assai meno tranquillo di quello di prima, dove non c’erano sensazioni sgradevoli come la fame, la sete, il caldo, il freddo, il disagio alla pancia e soprattutto… dove non si era mai soli. Per nove mesi il bambino è stato avvolto, contenuto, cullato. Il cuore della mamma, il suo respiro, la sua voce gli hanno tenuto compagnia in ogni istante, di giorno e di notte.

E ora… Ora molto è cambiato. Ma per fortuna non tutto. Perché c’è ancora lei, la mamma. Il suo cuore, il suo calore, la sua voce. Il neonato ne ha bisogno per stare bene, per soddisfare i nuovi bisogni che la vita fuori dal pancione ha portato con sé, ma soprattutto per non aver paura, per sentirsi al sicuro. Fondamentale quest’ultima cosa, tanto quanto il nutrimento.

Le mamme lo sanno. Sono geneticamente predisposte per rispondere alle esigenze del loro bambino, per accorrere al loro pianto. È la natura che ha voluto così, in un lontano passato era indispensabile per la salvezza dei bambini, oggi è indispensabile per il loro benessere psico-fisico.

Anche i papà lo sanno. Soprattutto se sono partecipi e coinvolti, se lo sentono dentro quel pianto di bambino, provano il desiderio di farlo cessare, di vedere che il piccolo si tranquillizza.

Poi però c’è il resto del mondo, tutti quei parenti, amici, conoscenti e sconosciuti incontrati per strada che proprio non sanno, non capiscono. E forti dei pregiudizi della nostra società dove l’imperativo è consumare, non certo amare, si permettono considerazioni, consigli non richiesti e ahimè, molto spesso, anche critiche. “Se lo tieni sempre in braccio poi si vizia!” “Che furbetto, lo sa che se piange tu arrivi!” “Guarda quanti vizi! Ora vorrà sempre fare così”. Queste sono soltanto alcune delle frasi che le neomamme si sentono rivolgere loro malgrado.

In realtà, non sono i neonati ad avere vizi. I neonati hanno solo dei bisogni, un preciso corredo di bisogni di cui sono dotati sin dalla nascita e che accomuna i bimbi di ogni tempo e paese. Tra questi bisogni spicca quello di contatto. C’è bisogno di un genitore amorevole, del suo sguardo, della sua voce, del suo abbraccio per stare bene. Ed è normale che sia così.

Quindi fanno bene le mamme che accolgono meglio che possono le esigenze dei loro piccini. A dar loro ragione, sempre più spesso è intervenuta anche la scienza. Sono ormai numerosi gli studi che dimostrano gli effetti benefici di un accudimento affettuoso per sviluppare autostima, fiducia, sicurezza in se stessi.

L’ultimo in termini di tempo, è uno studio canadese pubblicato di recente sulla rivista Development and Pshychopathology che ha dimostrato che il contatto fisico può modificare lo schema di regolazione dei geni nel neonato con effetti a lungo termine. Direi che non è poco. In pratica le coccole incidono sullo stato di attivazione di alcuni geni.

Gli studiosi della British Columbia hanno coinvolto un centinaio di famiglie e preso in considerazione lo stile di accudimento dei genitori per la gestione di pianto, sonno, pasti, ecc. Quattro anni dopo, i ricercatori hanno prelevato, tramite la saliva, un campione di DNA dei bambini e hanno individuato delle differenze legate a cinque regioni del DNA. Le conseguenze di queste differenze devono ancora essere studiate, ma già sapere con certezza che la risposta amorevole ai bisogni del neonato lascia un segno duraturo nel tempo è sicuramente significativo.

Un ulteriore passo per smantellare la cultura dei vizi, per sfatare quei pregiudizi che spesso causano alle mamme dubbi (che non hanno ragione di essere) e/o malumore.

Care mamme che accogliete i bisogni del vostro bambino, anche la scienza vi dà ragione e sottolinea che state facendo il meglio per il vostro bambino. Ma in fondo gli studi servono più per gli altri, i parenti, gli amici, i colleghi. Le mamme le risposte le conoscono già.

Continuate a seguire il vostro cuore!

Giorgia Cozza

 


Potrebbero interessarti anche

Libri sull'argomento